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Rugby aquilano, sport e cultura nei libri di Enrico Cavalli

Il docente e saggista aquilano Enrico Cavalli esce con due libri sulla storia dello sport aquilano e della palla ovale neroverde nei suoi anni d'oro.

Enrico Cavalli presenta i suoi due nuovi libri: “Piccola storia del rugby aquilano” e “Storia sportiva aquilana” (editi dalla casa editrice Rea).

Enrico Cavalli, aquilano, è docente scolastico ed universitario. Collaboratore e saggista in periodici e riviste ufficiali di cultura abruzzese, si occupa di tematiche di storia locale e nazionale.

“Piccola storia del rugby aquilano”, come ha inciso la pallaovale nella storia della città

“La fenomenologia rugbystica incidente socialmente, in virtù del positivo legame fra forestieri di ambito militare, universitario e locali, contribuiva a dare visibilità alla L’Aquila, in trasformazione urbana e riconosciuta fra le capitali dello sport italico fra le due guerre mondiali”, spiega il professore Cavalli al Capoluogo.

“Dopo il 1945, l’avanzata verso la serie A, del XV che indossa il neroverde municipale è senza eguali nella pallaovale centromeridionale. La seminagione di giovani tecnicamente preparati porta agli storici scudetti degli anni’60, dagli indubbi risvolti extra sportivi, per il capoluogo abruzzese”.

Cosa ha frenato i successi?

“Questi successi, quasi, frenano sotto il Gran Sasso, una progressiva idea professionistica del rugby, che si giustifica negli anni’80 a merito di altri scudetti ed altri sfuggiti, discutibilmente”.

“Siamo nella stagione della pallaovale commerciale e mediatica, a cui il know how neroverde, può strappare il quinto scudetto in nome dei supremi valori dello sport, ma, per poi cadere in difficoltà gestionali; ecco latitanze istituzionali ed imprenditoriali, nella transizione politico-economica degli anni 2000”.

Il riscatto dell’Aquila Rugby 1936, poteva essere in coincidenza dell’indicibile evento sismico del 2009?

“Certamente, ma il corto circuito sociale ha portato a tre fallimenti, il cui contrappeso è la tradizione della Polisportiva fattoriana in ricezione di nuove frontiere di gestione e pratica della palla ovale”.

“La disciplina inventata nel 1823, insegna che la meta finale, se non è la cosa più importante, tuttavia, nemmeno, può dirsi questione irrilevante”. 

“A celebrazione dello scudetto di 50 anni fa, un giornale abruzzese, titolò che a L’Aquila, il rugby aveva superato il calcio.
In una sorta di piccolo e forse ardito parallelismo, nei periodi di auge dei neroverdi, ci sono state nel calcio italiano, altrettante possibilità di gloria per i club non metropolitani”.

“Quando le logiche ipercommerciali in uno sport di massa o meno, impediscono di competere alle piccole patrie della cosiddetta democrazia dell’agonismo, vengono meno le ragioni del consenso sociale di una disciplina sportiva, che come propugnano gli stessi Enti di promozione del CONI, sono quelli del conseguimento di un traguardo, non in esibizione consumistica ed individualistica, bensì, da svolgere in un agone di leale competizione fra gli atleti, tecnici, dirigenti, soprattutto, al fine di educare le giovani generazioni, agli alti valori dell’olimpismo e, invero, di civiltà”.

“Storia sportiva aquilana”, quale messaggio vuole lasciare con questo libro?

“Le scienze sociali hanno tardato ad indagare sul fenomeno sportivo in Italia. Proprio dalla comunità accademica abruzzese, veniva una storia sociale dello sport italico e regionale”.

“La tradizione ludico-sportiva aquilana, antesignana extra Abruzzi, nel tempo è impiantata da soggetti forestieri e ousiders della vita civica”. 

“Tra’800 e’900, l’internazionalismo del CAI., ed “olimpiade”d’expò, denotano la sensibilità municipale verso lo sport, che si dirama anche in caratterizzazioni religiose, nella ginnastica, ciclismo ju footteballa, o, negli elitari tennis e motorismo”.

“L’Aquila, è fra le capitali sportive d’Italia, per l’avanguardistico stadio comunale degli anni’30, e, per l’ascesa anche al femminile, di varie pratiche agonistiche, tipo i rossoblù in serie B e fenomenologia rugbystica”. 

“Dopo il 1945, il discorso sportivo, prosegue entro schemi volontaristici e di confronto regionalistico, fino alla vetrina olimpica del 1960. Mecenatismi e politica trasversale, sostengono il calcio in C e gli scolastici basket e volley, ma è il rugby scudettato che porta visibilità al capoluogo regionale, che nella recessione, contempla attività minori, tipo il pattinaggio, a patto di risultati vincenti”.

Come si arriva all’agonismo?

“Lo sport universitario permette l’agonismo che, a parte le discipline natatorie, cercano logici allacci agli impianti, scontando  le difficoltà delle arti nobili, dall’atletica al pugilato, i cui campioni in erba, prendono corsie professionistiche”.

“Mentre si ritrae l’imprenditoria dagli impegni verso un calcio caratterizzato dalle repentine ascese e cadute e, i nuovi sport puntano alla implementazione mediatica, con gli anni Duemila, riemerge la frontiera di sviluppo sportivo, della più alta stazione invernale del Sud Europa”.

“Nella riaggregazione collettiva del post sisma 2009, la tenuta dello sport aquilano, si lega sempre alla capacità di concepirlo, come aspetto identitario”, conclude.