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Crollo San Pio delle Camere, morti sotto le macerie: ora come 12 anni fa

Il crollo di San Pio delle Camere è una tragedia che riporta alla mente tutti i morti sotto le macerie dal 6 aprile in poi.

Il crollo di San Pio delle Camere, nel quale hanno perso la vita due operai della ricostruzione post sisma, riporta alla mente tutte “le vittime delle macerie”.

Il crollo di San Pio delle Camere fa riflettere ancora una volta sulla tragicità di perdere la vita sul posto di lavoro: tanto più nell’edilizia, dove sono ancora molte le “morti bianche”, termine utilizzato (forse anche in maniera impropria) per parlare di chi muore mentre lavora.

Ma quanto accaduto a pochi chilometri dall’Aquila riporta alla mente la lunga e dolorosa scia di morte iniziata il 6 aprile di 12 anni fa quando, sotto le macerie, rimasero 309 persone.

Proprio in quella zona, a Castelnuovo di San Pio delle Camere, la notte del 6 aprile 2009 morirono altri due operai, due muratori emigrati dalla Macedonia, Refik e Damal, la cui casa crollò sotto la furia distruttrice del terremoto.

6 aprile, mio marito: dimenticato tra le vittime in un paese cancellato

Mani preziose quelle degli operai, senza le quali sarebbe stato impossibile procedere e pensare alla ricostruzione post sisma. Tanti sono stranieri, trapiantati da anni in Italia, venuti in prevalenza dall’Est Europa, a cercare fortuna e stabilità.

Vittime che si aggiungono ai 309 morti del 6 aprile 2009: proprio come accaduto dodici anni fa, ad aver perso la vita sono due operai di San Pio delle Camere, Dzevdet Uzeiri, 61 enne macedone e Cristian Susanu, 42 anni, originario della Romania. Sono rimasti schiacciati dal crollo di un’abitazione lesionata dal sisma, dove stavano lavorando per restituirla a quelli ai quali il terremoto l’aveva tolta.

Crollo San Pio delle Camere, la ricostruzione della tragedia

Dzevdet e Cristian sono solo le ultime due vittime di un elenco di morti sul lavoro che, in Italia, si allunga anno dopo anno. L’Abruzzo in questo senso, purtroppo, non è un’isola felice. Tre i morti nel dicembre scorso alla Esplodenti Sabino, ditta di Casalbordino nella quale già in passato si erano verificati incidenti sul lavoro.

E anche nei cantieri edili si piangono altre vittime.

1 maggio 2012: cade da un’impalcatura Vasile Copil

L’1 maggio 2012 doveva essere un giorno di festa e il cantiere doveva essere chiuso. Vasile Copil, operaio 51enne, invece stava lavorando, insieme al figlio e ad altri due colleghi.

L’operaio era dipendente della cooperativa ‘Rocca di Cambio’ di Roma, si trovava nel cantiere di un residence alla periferia del paese.

Le indagini e il processo conseguente (5 persone finirono sotto inchiesta), appurarono che l’operaio si sarebbe sporto da un balcone al terzo piano per passare degli strumenti a un collega che stava sul tetto, cadendo poi dall’impalcatura e precipitando a terra.

Nonostante i tempestivi soccorsi, purtroppo non ci fu niente da fare.

Nel 2019 il Tribunale ha messo la parole fine ad una dolorosa vicenda: con l’accusa di omicidio colposo, in relazione al mancato rispetto delle norme sulla sicurezza, sono stati condannati alla pena di due anni di reclusione, (pena sospesa e non menzione), i due rappresentanti della ditta edile, datrice di lavoro e direttore tecnico. Assolto “per non aver commesso il fatto”, dalle stesse accuse, il legale della ditta immobiliare appaltatrice dei lavori.

Vasile Copil ha ricevuto, postumo, il premio “Eroe del lavoro” della Ugl.

13 giugno 2012: Vasile Gradinaru rimane schiacciato da un bobcat

Sempre nel 2012, il 13 giugno, a San Giovanni Paganica, frazione di Montereale, perse la vita sul posto di lavoro un altro operaio originario della Romania.

Vasile Gradinaru lavorava alle dipendenza di un’impresa edile del posto. Quel giorno, mentre stava lavorando nel cantiere, rimase schiacciato dalla benna di un bobcat carico di calcestruzzo, guidato da un collega.

Anche in questo caso, nonostante i soccorsi tempestivi per l’operaio non c’è stato nulla da fare.

Le indagini stabilirono che il mezzo si era ribaltato per una manovra errata o, probabilmente, per il terreno troppo friabile.

Anche il quel caso ci furono delle indagini che coinvolsero sia il conducente del mezzo che il titolare dell’impresa che stava lavorando nel cantiere.

8 anni dopo, a maggio scorso, è arrivata la sentenza del Tribunale: per la morte di Vasile la famiglia ha ricevuto un risarcimento di 120 mila euro, mentre il titolare dell’impresa edile è stato condannato a 1 anno e mezzo di reclusione per omicidio colposo.

Operaio morto in cantiere, risarcimento ai parenti

Altre due condanne ad 1 anno e 4 mesi di reclusione hanno riguardato il conducente del bobcat che all’epoca era il responsabile della sicurezza del cantiere e un geometra dell’impresa.