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“La scuola è nostra”, la lettera di 4 genitori aquilani

"Tornare a scuola in presenza è un diritto dei nostri figli!": la lettera di 4 genitori aquilani contrari alla didattica a distanza.

“Ci avete rubato la scuola”, la lettera di protesta di 4 genitori aquilani.

“Un bambino senza scuola e senza sport è un bambino a metà. Un ragazzo senza scuola e senza sport è un ragazzo imprigionato, deluso e precocemente arreso. Una società che non tutela il futuro è destinata a perdere”.

“Quante volte è stato detto, ‘A cacciare via il coronavirus ci riusciremo noi adulti, tutti insieme. Così tu e i tuoi compagni potrete tornare presto a giocare liberi e felici ed abbracciarvi tutti. Spensierati come sempre’. Ancora oggi, a distanza di un anno dalla prima volta, sentiamo ancora scelta dolorosa ma necessaria senza una fine, senza un ritorno.

È un anno che il peso di questa emergenza sanitaria grava sui bambini e sugli adolescenti ed oggi questo non è più accettabile.
Non siamo più disposti ad accettarlo, la vita dei nostri figli non è più barattabile. Le scuole sono l’emergenza. DOVETE riaprirle, la scuola è curativa, la scuola è vita, la scuola è in presenza. Le scuole devono essere considerate servizio ESSENZIALE, essenziale non per i genitori ma in quanto vitale, come l’ossigeno, per gli alunni, per la loro crescita naturale e sana.

All’emergenza sanitaria, si aggiunge un’altra emergenza: quella dell’infanzia e dell’adolescenza. L’inadeguatezza degli adulti non possono pagarla ancora i bambini e i ragazzi.

Tutti conoscono gli effetti sia scolastici sia emotivi sia psicologici della DAD che in questo periodo ha voluto cambiare nome in Didattica Integrata Digitale che in ogni caso nulla a che vedere con la scuola in presenza. Nell’era della digitalizzazione per fortuna restano diritti imprescindibili dell’infanzia il contatto umano ed emotivo reale.

Molti dottori e psicologi ci allertano sulle drammatiche ripercussioni che si hanno sugli alunni con la chiusura della scuola. Ma vengono ignorati in nome di una salvaguardia della vita umana.

Ma chi salvaguarda la vita di questi bambini/adolescenti e studenti tutti? Gli studenti non hanno un sindacato pronto a rivendicare il loro diritto alla vita scolastica con beneficio sulla salute psicofisica e sulla crescita.

La chiusura della scuola è evidentemente demotivante dal punto di vista didattico, con tempi contati e modalità che non consentono confronti sugli argomenti e sulle fasi di apprendimento degli studenti, oltre alle difficoltà tecniche, e psicologicamente impattante con pesanti ripercussioni sull’umore e sulle ansie. Viene completamente meno tutta quella comunicazione “non verbale”, fra l’alunno e l’insegnante, fatta di sguardi, postura, gestualità. I ragazzi in fase preadolescenziale già inclini alla pigrizia e all’isolamento possono subire un danno irreparabile.

La DID, possiamo continuare a chiamarla DAD, non vogliamo sia considerata una nuova possibile normalità. Questo per molteplici motivi, che riguardano le peculiarità della didattica e delle metodologie di apprendimento, questioni organizzative legate alla presenza obbligatoria di un adulto che affianchi i bambini e questioni più legate ai bisogni evolutivi dei bambini che trovano nella scuola in presenza un terreno fertile per essere assolti.

La scuola è luogo di possibilità per bambini e adolescenti, non può essere considerata solo luogo di istruzione, di passaggio di conoscenze e nozioni. La scuola riveste un’importanza vitale per lo sviluppo psicofisico e relazionale di bambini e adolescenti.

A partire dalla scuola dell’infanzia il bambino si inserisce in un contesto sociale molto diverso da quello familiare, pensato proprio per accompagnarlo nel suo percorso di crescita come persona. Ed e lì infatti che inizia a differenziarsi psicologicamente da mamma e papà per scoprirsi diverso e separato da loro, quindi individuo che può e vuole incidere nella realtà, inizia a provare la bellezza e anche la fatica dell’avere amici e di avere un rapporto speciale con altri adulti.
Questo processo prosegue e si accentua nella scuola primaria che può essere considerata LUOGO DI POSSIBLITÀ, per poi creare COMUNITÀ nelle scuole superiori.

A scuola i bambini hanno la possibilità di instaurare relazioni significative con adulti competenti e appassionati (almeno ce lo auguriamo) e pari, queste relazioni diventano fonte di riconoscimenti, gratificazioni, ma anche di frustrazioni, tutte dimensioni egualmente utili alla crescita sana e armoniosa del bambino. Bambino che ha bisogno di nutrire il proprio senso di valore, la propria autostima, dentro la quale però è contenuta anche la capacità di riconoscere e accettare il limite proprio o del contesto sociale, sapientemente gestito dall’insegnante e bilanciato con una valorizzazione delle risorse.

La scuola poi garantisce la possibilità di vivere esperienze stimolanti, diversificate ma sempre calibrate ai bisogni e alle potenzialità dei bambini. Fare nuove esperienze è una ricchezza per il bambino perché diventano l’occasione per scoprire il proprio talento o comunque parti di sé ancora inesplorate. Per i bambini più riservati, più introversi, più timidi, le nuove esperienze piccole o grandi che siano, danno la possibilità di scoprire di essere capaci di affrontarle, allenando il coraggio e la possibilità di mettersi in gioco.

Esperienze guidate dall’insegnante, vissute con i compagni di classe con tantissime possibilità di crescita per il bambino e per l’adolescente.

La classe diventa un organismo a se stante con proprie dinamiche, con una propria identità che va oltre la somma dei singoli partecipanti. Il gruppo è potente, sostiene contiene fa sperimentare il senso di appartenenza, altra dimensione che contribuisce a proseguire il lavoro di definizione della propria personalità.

I compagni di classe rendono possibile poi l’attuarsi di altri aspetti, pensiamo alla dimensione del gioco, del racconto, delle confidenze, dell’amico del cuore, della collaborazione, ma anche della competizione e quindi del conflitto. Il conflitto ha la sua importanza perché è espressione di bisogni che vengono a trovarsi in opposizione, che devono essere riconosciuti e modulati. I compagni diventano una SQUADRA.

Più ricche e diversificate sono le relazioni e più variegate e con diversi gradi di intensità sono le emozioni vissute dai bambini. Emozioni che devono essere accolte, legittimate regolate in un’alleanza continua tra scuola e famiglia.

Tutto questo, è sufficiente per rifiutare con forza la DID, non solo perché i bambini e comunque gli adolescenti sono quelli che meno hanno influenza nell’epidemia ma soprattutto perché la scuola, insieme allo sport, è una palestra di vita che se ben vissuta contribuisce in modo rilevante a costruire il benessere psicofisico e relazionale del bambino di oggi e dell’adulto di domani“. 

Genitori per L’Aquila
Ilenia, Emanuele, Roberta, Daniela