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Abruzzo, un anno nero per il commercio: maglia nera per le chiusure

Il Commercio in Abruzzo a un anno dalla pandemia ne esce con le ossa rotte: maglia nera per le chiusure. L'analisi e i dati di Confesercenti.

L’Abruzzo è una di quelle regioni che più ha risentito della catastrofe economica conseguente la pandemia: il commercio ne esce con le “ossa rotte” e una maglia nera pesante da digerire.

Il blocco delle attività, il lockdown portano la regione, prima in Italia, per numero di giorni in cui le attività legate al commercio hanno dovuto abbassare le saracinesche: 146 contro i 119 delle media nazionale.

Un dato che, stando al dossier “Le imprese nella pandemia” elaborato dalla Confesercenti, indica un potenziale decremento sul territorio regionale di 1.336 unità nel settore pubblici esercizi e di 385 attività per commercio e moda.

Una crisi che ha portato, per la prima volta, a un vero e proprio sciopero delle partite Iva che sono scese in piazza a Roma ieri, mercoledì 10 marzo.

Covid 19, anche dall’Abruzzo le partite Iva scendono in piazza a Roma

L’analisi statistica che vede il commercio abruzzese listato a lutto fa riferimento al periodo che va dal lockdown di marzo 2020 a marzo 2021.

Commercio Abruzzo: un bollettino di guerra

Così la Confesercenti ha definito il bilancio del primo anno di pandemia, per l’economia abruzzese.

Dal primo lockdown alla seconda ondata, c’è stata una pesante di riduzione di 183 miliardi di euro del Pil, innescata da una forte riduzione dei consumi, con la spesa delle famiglie che si è contratta di 137 miliardi, dallo scorso marzo, tornando ai livelli del 1997.

Ovviamente sono stati solo alcuni i settori che ne hanno risentito di più come alberghi e ristoranti (-46 miliardi di euro) e trasporti (-28,2 miliardi).

Riduzioni significative hanno interessato anche i consumi culturali e ricreativi (-17,3 miliardi) e di moda (-13,1 miliardi).

Crisi commercio: tanti i posti di lavoro persi

Nell’anno della pandemia hanno perso il lavoro 269mila autonomi tra imprenditori, collaboratori, professionisti e partite Iva.

Non tutti i settori sono stati colpiti allo stesso modo: commercio, somministrazione e turismo hanno registrato, nel solo 2020, una diminuzione di 192mila occupati, per le attività culturali e ricreative la flessione è stata invece di 13mila unità.

Adesso, la speranza, resta dai sostegni:  secondo Confesercenti “rischiano di chiudere 450mila imprese, per una perdita di circa 2 milioni di posti di lavoro”.

“Insufficienti – secondo la Confesercenti – le misure adottate finora dal Governo a sostegno dell’economia e delle imprese, che hanno ricevuto una media di 3mila euro di indennizzo. Nel 2021 sono a rischio chiusura circa 450mila imprese, con oltre 2 milioni di addetti tra dipendenti ed indipendenti, di cui la metà nei servizi e nel turismo”. 

Oltre la metà di queste imprese, come riporta Il Centro, (250mila), opera nel settore dei servizi, in particolare alberghi e pubblici esercizi, turismo e commercio al dettaglio, inclusi gli ambulanti, il commercio all’ingrosso, le agenzie immobiliari, i servizi alla persona come parrucchieri e centri estetici, il tempo libero, intrattenimento e cultura.

“L’impatto della crisi sarà particolarmente forte per le imprese attive come bar e ristoranti, con una previsione di -51.085 attività a fine 2021, e del commercio di abbigliamento (-14.881 attività) – spiega Confesercenti – dati che, riferiti all’Abruzzo, ci danno un potenziale decremento di 1.336 pubblici esercizi che chiuderanno definitivamente, 385 nel settore del commercio”.

“Questi dati – fa rilevare Mario Antonelli, presidente Confesercenti L’Aquila e Comuni del Cratere – riferiti all’Abruzzo, ci danno un potenziale decremento di – 1.336 unità (pubblici esercizi) e – 385 (commercio moda)”. 

“Ormai da un anno, la crisi pandemica condiziona la nostra vita ed il nostro lavoro. Con questo nostro ‘dossier’ vogliamo raccontare, attraverso i numeri, quello che è accaduto al nostro mondo in questi dodici mesi”, spiega il Presidente di Confesercenti.

“Il governo si appresta a varare il Dl Sostegni. Un decreto atteso con ansia dalle imprese, e che deve essere l’occasione per superare le criticità riscontrate nei precedenti ‘ristori’. La bozza attualmente circolante però, se confermata, rappresenterebbe un’ulteriore beffa per molte imprese. Sebbene sia positivo il superamento del codice Ateco come criterio di selezione delle imprese, troviamo inaccettabile il colpo di spugna sulle perdite subite dalle imprese nel 2020 e mai ristorate. Chiediamo che si corregga la linea: ci sono migliaia di imprese in attesa“.