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Covid 19 L’Aquila, in aumento i ricoveri dalla provincia

Stanno aumentando i ricoveri di aquilani positivi al Covid 19. Il monito del primario di Malattie infettive, Alessandro Grimaldi. "Dobbiamo far presto con i vaccini, altrimenti diamo il tempo al virus di fare quelle mutazioni che potrebbero renderli inefficaci".

C’è una tendenza alla ripresa dei ricoveri di pazienti positivi al Covid 19 provenienti da L’Aquila e provincia.

La conferma, al Capoluogo, arriva direttamente dal primario del Reparto di Malattie infettive del San Salvatore, Alessandro Grimaldi.

Dopo un periodo di “calma”, in cui il reparto diretto dal professor Grimaldi ha ricevuto prevalentemente pazienti dalla costa, zona afflitta da un’impennata dei contagi nelle ultime settimane, il primario insieme all’equipe, “è tornato in trincea”.

“Abbiamo avuto un periodo di stabilità tra gennaio e febbraio – spiega Grimaldi al Capoluogo – caratterizzato da ricoveri di ‘importazione’ con pazienti positivi al Covid 19 che provenivano da fuori provincia. Adesso, da qualche giorno, sono aumentati invece i locali”. 

“Da metà febbraio c’è stata una lenta, ma costante ripresa del numero di casi che fanno riferimento alla provincia dell’Aquila, negli ultimi giorni anche dalla città”.

Il reparto di Malattie infettive ha 24 posti letto, in questo momento ne ha 14 occupati. Per il resto ci sono dei lavori, praticamente ultimati, che trasformeranno un’ala in terapia semi intensiva.

“Attualmente quindi non possiamo ricoverare più nessuno, i posti sono esauriti. In ogni caso, tra qualche giorno, completato questo lavoro di trasformazione, potremo ricevere anche pazienti con forme del virus più gravi”.

Ovviamente, trattandosi di terapia semi intensiva, il reparto potrà trattare quei pazienti, positivi al Covid 19, che non necessitano di essere intubati.

La cosa che preoccupa maggiormente è anche l’inversione anagrafica dei contagi. “Se fino a qualche mese fa l’età media era molto più alta, adesso ci troviamo davanti a pazienti più giovani che, in tanti casi non necessitano del ricovero e vengono seguiti da casa”. 

“Per quanto riguarda invece l’impatto della varante inglese del virus sul capoluogo, abbiamo notato come la diffusione del contagio, anche in ambito familiare, sia molto più rapida e a tratti violenta. Anche i dati nazionali lo confermano: probabilmente presto la variante ‘wild type’, soppianterà definitivamente il virus originario proveniente da Wuhan”. 

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Per il primario si tratta di una normale evoluzione. “Il Covid 19 muta per sopravvivere e prevarrà la forma di virus più contagiosa. Dobbiamo far presto a vaccinare le persone, altrimenti diamo il tempo di fare quelle mutazioni che potrebbero rendere il vaccino inefficace”. 

Per questo, ancora una volta, come già fatto anche attraverso le pagine del Capoluogo, Grimaldi ci tiene a fare un appello, ai più giovani soprattutto, affinché mantengano alta l’attenzione.

Un altro appello era stato fatto ai microfoni del Capoluogo lo scorso fine settimana dal primario del reparto di Terapia Intensiva, il professore Franco Marinangeli.

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“Questa terza ondata altro non è che il frutto di tanti comportamenti scellerati. Paghiamo lo scotto di alcuni week-end di scarsa disciplina, caratterizzati da assembramenti e festicciole in barba al senso civico e alla necessità di mantenere i distanziamenti, come accaduto anche a L’Aquila”, spiega Grimaldi.

In questo momento è quindi fondamentale un ulteriore sacrificio. “Capisco le necessità di ognuno: siamo stati tutti ragazzi. però bisogna fare ancora attenzione. Forse sono le ultime restrizioni che si chiedono e che dovremo patire, ma indispensabili e inevitabili, arrivati a questo punto”.

I giovani hanno bisogno di socialità, ma la salute e il bene collettivo dovrebbero avere la priorità. Ci sono troppe commistioni: i ragazzi amano stare insieme, mantenendo un contatto anche fisico. Per bere una birra, magari in 4, usano la stessa bottiglia, si scambiano o dividono una sigaretta, un panino… Così facendo diamo al virus modo e tempo di circolare”. 

“Sono comportamenti gravi in questo momento, rischiamo di andare a vaccinare in piena ondata, con numeri nazionali che parlano di migliaia di casi ancora ogni giorno e centinaia di morti, come accaduto in Inghilterra”.

“La situazione è ancora critica, i reparti sono in affanno: tutti stiamo lavorando per uscirne. Ognuno faccia la sua parte. Ringrazio ancora una volta i colleghi e il personale medico e paramedico: una grande squadra che da un anno a oggi sta cercando, con tutte le forze, di combattere e annientare un mostro che ha stravolto le vite di tutti“.

“Occorre però responsabilità, senso civico e maturità. Siamo verso l’uscita, dobbiamo avere la forza e la pazienza di stringere i denti un altro po’ e continuare ad avere le attenzioni avute fino ad ora”, conclude.