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Covid L’Aquila, boom di contagi tra i giovani, Marinangeli: “Ognuno faccia la sua parte”

La terza ondata Covid non risparmia giovani e giovanissimi neanche a L'Aquila. "Con gli assembramenti in centro non ne usciremo. Non si dica, poi, che il sistema sanitario non regge". Il nuovo appello del professor Franco Marinangeli.

La terza ondata Covid non risparmia giovani e giovanissimi neanche a L’Aquila. Dopo un anno di restrizioni, il centro trona spesso a popolarsi. “Con gli assembramenti non ne usciremo. Non si dica, poi, che il sistema sanitario non regge. Come possono reggere gli ospedali con questi presupposti?”.

Il richiamo alla disciplina, in un momento che è quanto di più lontano dalla normalità e che vede gli ospedali di nuovo in affanno, arriva ancora una volta dal Professor Franco Marinangeli, primario del Reparto di Rianimazione al San Salvatore.

Un appello a rispettare le regole anti contagio, perché le varianti dilagano, purtroppo anche in Abruzzo e, soprattutto, perché gli ospedali continuano ad essere pieni. Ma piena, spesso, è anche Piazza Regina Margherita. Come dimostrano alcune immagini scattate pochi giorni fa, mentre i bollettini regionali d’Abruzzo continuano a viaggiare anche al di sopra dei 500 nuovi casi giornalieri.

Covid 19 Abruzzo, 473 nuovi positivi

Al San Salvatore, ad oggi, i Moduli di Rianimazione sono al completo

“Abbiamo un piccolo margine e, ovviamente, se ne possono attivare altri – spiega il professor Marinangeli, contattato dalla nostra redazione – ma il discorso non si riduce a questo. Attivare ulteriori posti in Rianimazione potrebbe dover significare toglierne altri per casi non Covid, ma gravati da diverse patologie. Poiché ogni due posti letto in Rianimazione significa richiedere 5 infermieri e medici spostati da altre parti. Funziona in questo modo. Bisognerebbe iniziare a capire che infermieri, medici e posti letto non sono infiniti“.

C’è soprattutto un dato, tuttavia, a preoccupare e riguarda direttamente il territorio aquilano. “Registriamo tanti positivi che rientrano in quelle fasce d’età prima non particolarmente interessate dal Covid. Giovani e anche giovanissimi. È evidente, quindi, che c’è un cambio nell’epidemiologia di questo virus, soprattutto a causa della diffusione delle varianti. L’età media dei pazienti ricoverati in Terapia Intensiva è scesa in maniera rilevante. Se nelle fasi precedenti si trattava di ricoveri di pazienti molto anziani, soprattutto ultraottantenni, si è decisamente invertita la tendenza. Ora l’età media è di 70 anni e vediamo anche giovani di 37/38 anni ricoverati in Terapia Intensiva. Un dato che desta inevitabilmente preoccupazione”.

“Molti inoltre – continua Marinangeli – sono i bambini contagiati. Basti pensare ai recenti focolai scolastici scoppiati sul territorio. Tutto questo vuol dire che non possiamo continuare a far finta di niente”

Covid L’Aquila e polemiche: “Non esiste una Sanità perfetta”

Le polemiche non mancano, ma sono accompagnate dal rispetto delle misure per evitare il rischio contagio? Sembra lontano anni luce il tempo degli elogi alla Sanità. Dai “medici eroi” alla Asl in cui niente funziona il passo è stato relativamente breve. Tra prestazioni non Covid saltate, file ai Centri prelievi, vaccini a rilento e attese in tende nei presidi ospedalieri.

L’ultima, in ordine di tempo, è la procedura random per le vaccinazioni. “Personalmente non me ne occupo – specifica Marinangeli – ma, chi abbia un minimo di competenza scientifica, deve sapere che una procedura del genere rientra tra i metodi scientifici. Procedere a random è un metodo scientifico: diventa un problema solo se, nel selezionare random i pazienti chiamati alla vaccinazione, si inseriscono persone fuori lista. Ma perché fare polemica su un metodo in cui il Computer procede alla selezione, senza che nessuno indirizzi le scelte?”.

Critiche che hanno riguardato e riguardano anche la gestione sanitaria nell’emergenza Covid

Se aumenta il numero dei pazienti Covid da gestire, di conseguenza iniziamo a incontrare difficoltà nella gestione dei non Covid. Se siamo costretti ad aumentare i posti letto in maniera spropositata sui contagi Covid arrivano inevitabili problemi: ci ritroviamo a dover chiudere sale operatorie, o a chiudere interi Reparti. Possibile che i colpevoli siano sempre i dottori? Ognuno di noi dovrebbe impegnarsi per evitare i contagi a monte. Siamo tutti colpevoli, non cerchiamo colpevoli dopo perché mancano i posti letto. La prevenzione non vuol dire soltanto rispettare le zone rosse. Pur essendo in zona arancione dovremmo comportarci in maniera degna e civile“.

La Sanità perfetta non esiste. Esistono, però sanitari che lavorano ininterrottamente da un anno. Che non hanno visto un solo giorno di ferie. Una parte di Sanità crepata nei reparti. Quindi accettiamo le polemiche su qualsiasi aspetto, ma tutti facciano la loro parte: perché questa è una situazione che va oltre la normalità. Noi aquilani abbiamo vissuto il terremoto e imparato che non si poteva avere tutto e subito, adesso la situazione è la medesima. Speriamo solo che le conseguenze non siano altrettanto lunghe”.

Covid L’Aquila, “nessun alibi e basta campanili”

“Dire che la maggior parte dei ricoveri riguarda pazienti di fuori, precisamente di Pescara e Chieti, non deve diventare un alibi per mettere in atto comportamenti poco rispettosi delle norme anti Covid. Per me medico, inoltre, non fa differenza accogliere pazienti della nostra Asl o che arrivino da fuori. La polemica è nata anche su questo tema, quello del campanilismo sui posti letto. Qualcosa che mi lascia molto perplesso. Se è inaccettabile che un nostro familiare o concittadino resti giorni in una tenda ad aspettare che si liberi un posto letto, è altrettanto inaccettabile non accettare nei nostri ospedali persone da fuori”.

“Che siano pazienti di Chieti o di Milano il problema è un altro: cioè che i posti letto sono occupati“.

“È chiaro che, nel momento in cui andiamo a occupare posti in più, necessariamente siamo costretti a chiuderne altri. Abbiamo aumentato, entro certi limiti e entro le nostre possibilità, il numero dei posti, ma se questi limiti saranno superati tutti ne pagheremo le conseguenze. E pensavo che, dopo un anno, queste cose – dette e ridette – potessero avere un grosso impatto sull’opinione pubblica, ma evidentemente non è così”.