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Sanità, torna rischio commissariamento: 30 milioni il disavanzo solo per la Asl L’Aquila – Sulmona – Avezzano

La Sanità in Abruzzo vista dall'ex assessore Paolucci: "Dopo due anni di centrodestra disavanzo da 100 milioni, 30 solo nella Asl dell'Aquila". L'intervista.

ABRUZZO – La Sanità vista dall’ex assessore Paolucci: “Dopo due anni di centrodestra disavanzo da 100 milioni, 30 solo nella Asl dell’Aquila”. L’intervista.

Rete ospedaliera, emergenza Covid, disavanzo. L’ex assessore regionale, Silvio Paolucci, oggi capogruppo del PD, affronta nell’intervista a IlCapoluogo.it i temi caldi della Sanità.

Qual è lo stato generale della sanità abruzzese?
“Nel febbraio 2019 Marsilio ereditava una sanità non più commissariata, con una rete ospedaliera approvata, 500 milioni da investire per i nuovi presidi e adempiente sui Lea, persino quelle valutazioni più ‘strong’ in vigore a partire dal 2020. Dopo due anni la destra ha bloccato ogni programmazione, fermato gli investimenti e prodotto un disavanzo che sfiora 100 milioni di euro facendo rischiare ai cittadini abruzzesi tasse e nuovo commissariamento. I fatti di cronaca nella gestione dell’emergenza Covid sono purtroppo noti e la stessa maggioranza di fatto sfiducia almeno due dei direttori che ha nominato: Testa e Schael. Nel frattempo il personale e le strutture ospedaliere sono segnati da una pandemia che hanno dovuto affrontare con armi rudimentali, nonostante i fondi destinati dal Governo sia per la rete ospedaliera che per quella territoriale. Proprio quest’ultimo sistema è imploso, com’era prevedibile, e con esso il tracciamento. Decine di migliaia di servizi e prestazioni languono, si è rinunciato a progetti e fondi che avrebbero potuto migliorare la situazione, perché si è portata avanti una propaganda senza atti e fatti”.

Tra tante criticità, cosa si può salvare della sanità abruzzese?
“Un capitale umano di operatori e professionisti straordinario, dopo 10 anni di enormi sacrifici a causa del commissariamento legato alle gestioni debitorie dei primi anni 2000. Inoltre risorse assegnate (500 milioni) e le ulteriori in arrivo dall’Europa da spendere. Sono opportunità enormi per poter ridisegnare il settore della salute. Occorre avere idee ed un programma. E tornare ad investire, destinando buona parte del Recovery Fund alla spesa in conto capitale, senza dimenticarci di finanziare l’incremento del personale a cui stiamo assistendo”.

I conti della sanità, com’è la situazione e quali i rischi?
“Sono riusciti, in meno di due anni di governo della sanità, a mettere insieme un disavanzo di almeno 100 milioni di euro a chiusura del quarto trimestre 2020, nonostante i 108 milioni di fondi governativi per affrontare il Covid, sommati alle risorse in più per il Servizio sanitario regionale. Questo è il costo imponente della totale mancanza di programmazione Covid e non Covid. Sapremo di più quando tutte le Asl avranno fornito i dati chiesti con il mio accesso agli atti, un dato per tutti, la Asl aquilana dice che la sua quota è di 30 milioni. Mi chiedo: perché è successo?”.

Covid 19, come migliorare la gestione dell’emergenza in Abruzzo? Quali le strategie possibili e i limiti dell’attuale gestione? Come giudica l’ordinanza sulle scuole?
“Le strutture ospedaliere hanno superato tutte le soglie critiche individuate, attestandosi al 40% di posti letto occupati di terapia intensiva e il 42% dei posti letto di area medica. Per affrontare la fase di convivenza con il virus, bisogna adottare specifici piani regionali individuando tra la rete ospedaliera esistente un presidio per provincia dedicato ad hoc per il trattamento dei pazienti Covid. Nel caso dell’Abruzzo non è pensabile sanare gli attuali ospedali costruiti decenni fa, con efficaci interventi di separazione dei percorsi. Non saranno mai sufficienti le misure per rafforzare la rete ospedaliera già vetusta e su questo ritengo che la Giunta lenta stia penalizzando l’Abruzzo nel non avere nessun programma, bloccando per altro centinaia di milioni di investimenti sull’edilizia sanitaria. L’individuazione di un presidio totalmente vocato al Covid in ogni provincia permetterebbe un percorso unico, protetto con personale esperto e dedicato.

Sulle ordinanze presidenziali relative alle scuole dico che sono tardive, confusionarie, marginalizzanti: che senso ha chiudere tutto e lasciare aperti nidi e scuole dell’infanzia se al personale non è stato assicurato il vaccino? Poi, perché mettere il cerino in mano ai sindaci, dando ai Comuni facoltà di disporre ulteriori restrizioni e sapendo che gli enti locali hanno già le spalle cariche della questione controlli sull’ordine pubblico e l’organizzazione logistica di screening e vaccini. Scelte illogiche che non hanno strategia, anzi, dimostrano che si naviga a vista, quando basterebbe solo prendere esempio da chi è più avanti di noi”.

Questione vaccini: Asl e Regione sostengono che si somministrano le dosi disponibili, secondo quel 30% che deve rimanere di scorta, quindi non ci sono problemi organizzativi e di “velocità” nella gestione della campagna ma problemi di dosi. Insomma, le dosi assegnate vengono somministrate, ma sono poche. Ritiene che ci siano anche altri problemi?
“L’approvvigionamento è obbiettivo del Governo Nazionale e della Commissione Europea, i criteri di riparto sono stati approvati dalla Conferenza Stato-Regioni (anche l’Abruzzo di Marsilio ha approvato?). Ma il punto è: abbiamo un programma per consentire la somministrazione di 10mila vaccini al giorno? Perché i conti sono questi: bisogna somministrare 2 milioni di vaccini, ovvero 1 milione di persone che corrispondono al 70% della popolazione abruzzese per due volte. A 3.000 al giorno che è il dato dell’attuale capacità della Regione, impiegheremmo quasi 700 giorni, ovvero due anni. In attesa di capire se i tecnici sdoganano la possibilità di operare per unica dose.

Così l’Abruzzo continua a essere fanalino di coda delle regioni italiane nel rapporto tra vaccinati e totale della popolazione, come denunciamo da giorni. Gli ultimi imbarazzanti dati ci arrivano dal Quotidiano Sanità, che il 25 febbraio, attestava all’1.58 per cento la percentuale abruzzese di persone che hanno completato il ciclo della vaccinazione anti covid. Riferito alla popolazione significa che poco più di 20.000 persone lo hanno ricevuto. Poco è cambiato ad oggi, abbiamo la percentuale di vaccinati fra le più basse d’Italia, altro che esempio, e la ragione è una e persino ammessa dall’esecutivo durante l’ultimo Consiglio regionale, quando l’assessore alla Sanità ha risposto a una mia interrogazione candidamente ammettendo che da noi il piano di vaccinazione non c’è, gli uffici lo stanno scrivendo adesso, mentre i dati sui contagi si presentano da terza ondata e mentre la vaccinazione è ovunque già partita. Mi chiedo, cosa si è fatto in questi mesi?

Ora chiedono al governo dosi aggiuntive, ma in Abruzzo è finita la prima fase? Una domanda ormai che arriva anche dai media nazionali, così la trasmissione Mezz’ora in più di Lucia Annunziata di domenica 28 febbraio, durante la quale si chiedeva all’assessore Verì di avere lumi sul perché operatori e anziani di molte Rsa abruzzesi non fossero stati ancora vaccinati. Ce lo chiediamo anche noi, ad oggi stanno vaccinando gli insegnanti, qualche boatos riguarderebbe persino liste per avvocati, cosa assurda ma tant’è, non essendoci un piano: e gli ultraottantenni, siamo sicuri che siano stati vaccinati tutti? E dopo di loro i fragili, i disabili? Ecco, questa è la situazione in Abruzzo”.