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L’Aquila, Cristo balla nella chiesa di San Silvestro

L'AQUILA - Il Cristo "ballerino", il singolare dipinto della Chiesa di San Silvestro. Origini e storia. La leggenda di Leobino.

L’AQUILA – Il Cristo “ballerino”, il singolare dipinto della Chiesa di San Silvestro. Origini e storia. La leggenda di Leobino.

 

“Chi canta prega due volte”
Sant’Agostino

 

Lungo la parete destra della chiesa di San Silvestro, ancora fresca di fine lavori di restauro a seguito del sisma del 2009, appare un singolare dipinto: una insolita raffigurazione di Christo Triumphans. Questa rara iconografia è codificata nella celebre scultura lignea del Volto Santo di Lucca, secondo la leggenda scolpito da Nicodemo con legno di noce, per tramandare le vere sembianze di Gesù Cristo. L’uomo, aiutato più dalla grazia divina che dalla sua arte, scolpì il busto del Volto Santo, lasciando incompiuta la testa; al suo risveglio, però, il crocifisso era stato completato dagli angeli durante la notte, cosa che fa del simulacro una immagine acheropita. Nascosto fino al VIII secolo, il Crocifisso fu posto su una barca priva di equipaggio a Joppe e attraversò tutto il Mediterraneo fino a raggiungere Luni e da qui traslato nel 782 a Lucca.

La scena rappresentata sulla parete di San Silvestro è tratta dalla Leggenda di Leobino, una raccolta manoscritta dei miracoli operati dal simulacro, redatta nel XII secolo.  Si tratta del racconto del giullare: un povero musico provenzale, di nome Ginoua, in pellegrinaggio verso Gerusalemme si fermò a Lucca per rendere devozione alla reliquia, ma, non potendo offrire nulla, si mise a suonare la sua viella. La statua, animata dallo Spirito Santo, prese vita iniziando a danzare e per ricompensa lanciò al giullare il calzare destro d’argento, prontamente consegnato dal menestrello al Vescovo. Questi, incredulo, intimò all’uomo di restituire il calzare, ma il miracolo si ripeté nuovamente al cospetto della popolazione della città.

volto santo san silvestro

Al centro della composizione di San Silvestro, su un altare, è Cristo con i tradizionali attributi iconografici: è raffigurato barbuto con indosso il colobium, incorniciato da un cerchio, immagine del mondo; sul capo, oltre la corona, reca la tiara pontificia, nella foggia inaugurata da Celestino V; sotto il piede destro è il calice, simbolo del sacrificio eucaristico e, poco oltre, il calzare lanciato al musico. Nell’angolo superiore della composizione, su un fondo monocromo, si può individuare un motivo identificabile con un sole, a cui avrebbe dovuto fare da contrappunto simmetrico, una luna, purtroppo perduta. La presenza di questi due elementi astronomici può essere ricondotta a un dato specifico narrato nella leggenda: al momento del trasferimento del crocifisso da Luni a Lucca, si verificò una eclissi, a sua volta rimando di quella avutasi nel momento della Crocifissione. A sinistra dell’altare è il musico e a destra santa Caterina d’Alessandria, riconoscibile per l’attributo della ruota dentata con cui subì il martirio.

Dal punto di vista stilistico la critica lega questi lacerti ad altri presenti in città, in particolare alla lunetta affrescata per la chiesa di Sant’Amico, attribuita ad Antonio Martini da Atri e datata al 1381. Allo stesso pittore è ascritto il frammentario ciclo con le Storie del Battista, un San Pietro Martire nella cappellina sinistra del transetto e una Madonna dell’Umiltà con San Domenico tutte nell’omonima chiesa, nonché la lunetta della Porta Santa della Basilica di Collemaggio.

volto santo

Tornando al brano pittorico di San Silvestro, si tratta con buona probabilità della prima testimonianza in Abruzzo e una delle più antiche in Italia della venerazione di questo simulacro. L’immagine del Volto Santo di Lucca conobbe una certa fortuna in Italia e in Europa, soprattutto in Francia, grazie probabilmente al ruolo che ebbero pellegrini e mercanti per la diffusione del culto, e quindi della sua rappresentazione. Nel circuito dei commerci e delle fiere un posto predominante era ricoperto dall’Aquila, punto nodale lungo la cosiddetta Via degli Abruzzi, strada che collegava Firenze alla capitale del Regno di Napoli, senza passare per Roma. Si tratta quindi di un affresco dal soggetto molto particolare, ma non unico in Abruzzo: strettamente legato a questo è un analogo dipinto murale conservato nell’eremo di Sant’Onofrio al Morrone, presso Sulmona e attribuito anche questo da Ferdinando Bologna all’ambito della produzione artistica di Antonio di Atri. L’opera è frammentaria nella parte inferiore, per l’apertura successiva sulla parete di una nicchia, ma si intravede ancora la figura del menestrello inginocchiato alla destra del crocifisso, raffigurato mentre canta, con una singolare materializzazione della voce in una scritta posta su due righe, purtroppo di difficile lettura. Un altro elemento che lega il brano pittorico a quello di San Silvestro è l’accenno di piano marmoreo bianco che può ricordare la mensa d’altare del dipinto aquilano. Infine, anche qui, ma solo qui e non negli altri esempi di questa singolare iconografia, è da sottolineare la presenza sul capo di Cristo del triregno pontificio. Non è di certo casuale la presenza di questo dipinto presso l’eremo di Sant’Onofrio: qui, nell’estate del 1294, Pietro da Morrone fu raggiunto dal corteo dei dignitari di Carlo II lo Zoppo che gli annunciavano l’elezione al soglio pontificio, incoronazione che avvenne appunto a L’Aquila; e sempre qui, dopo aver compiuto il rifiuto, Celestino era tornato a rifugiarsi.

volto santo

Ultima opera nota in territorio abruzzese raffigurante il Volto Santo di Lucca è un dipinto su tavola conservato nel Museo Diocesano di Ortona, esempio di opera prodotta pro anima del committente, e che presenta una originale raffigurazione del Volto Santo, sia per quanto riguarda la veste e i suoi ornamenti, con il pallio intrecciato sul petto, sia per la rappresentazione del miracolo del menestrello. Rispetto all’iconografia tradizionale, nella tempera viene presentato il momento in cui il musico regge già nella mano destra la scarpa donatagli dal crocifisso e ha smesso di suonare. A sinistra sono raffigurati altri cantori, con esempi raffinatissimi degli strumenti musicali dell’epoca, documento dell’iconografia musicale del XV secolo.