Centri estetici aperti anche in zona rossa: ma il conto da pagare per le chiusure è salatissimo

Il Tar si è espresso: i centri estetici in zona rossa possono rimanere aperti. Soddisfatte tante professioniste del settore: ma il conto da pagare per i mesi di chiusura è salatissimo.

“I centri estetici hanno avuto giustizia: anche noi finalmente possiamo lavorare come tante altre categorie. Con questa sentenza ci viene riconosciuto un diritto inalienabile e soprattutto ci consente di vivere questo periodo nero con un po’ di serenità”.

È quasi commossa Tamara Frasca, una giovane onicotecnica aquilana, una mamma che ha aperto in città il suo centro estetico poco prima del lockdown: tra chiusure forzate e lavoro scemato, adesso finalmente sa che la sua attività non chiuderà, nemmeno se la regione dovesse passare tutta a zona rossa.

Lo ha stabilito la recente sentenza del Tar Lazio del 16 febbraio scorso: i centri estetici possono restare aperti in zona rossa.

Fondamentalmente la sentenza di merito del Tar annulla il Dpcm in vigore nella parte in cui esclude gli estetisti dai servizi alla persona erogabili in zona rossa, la cui chiusura è stata disposta fin dal 3 novembre scorso, nelle aree in zona rossa.

Centri estetici aperti in zona rossa: la sentenza del Tar Lazio

Il Tar Lazio non ha riconosciuto la validità delle motivazioni presentate dalla Presidenza del Consiglio in merito alla chiusura dei centri estetici nelle zone rosse ne ha riconosciuto che non esiste coerenza logica nella decisione di lasciare aperti i parrucchieri e chiusi i centri estetici.

Il ricorso a nome collettivo è stato portato avanti da Confestetica, l’associazione di categoria maggiormente rappresentativa nel campo dell’Estetica.

Una notizia accolta con gioia dalle tante professioniste del settore che hanno patito molto le chiusure e le limitazioni degli ultimi mesi.

Il Dpcm aveva disposto la chiusura per i centri estetici in zona rossa, mentre i parrucchieri potevano rimanere aperti.

È come dire che, in zona rossa, curare barba e capelli è più importante che curare sopracciglia, baffetti e peli di troppo.

Una volta si diceva che “donna baffuta, sempre piaciuta”, ma nei centri estetici non si va solo per motivi legati alla bellezza: ci sono trattamenti specifici che curano alcune patologie, così come, per il settore dell’onicotecnica, specifico per curare e trattare mani e piedi.

“Avere mani e piedi a posto non è solo una questione estetica – spiega Tamara Frasca al Capoluogo – ci sono delle situazioni per cui un’onicotecnica in particolare va a lavorare su situazioni che, se trascurate, possono portare a perdere l’unghia, come nel caso di funghi e micosi”.

“In queste settimane concitate, in cui l’Abruzzo sta vivendo il dramma di una terza ondata di contagi,  mi sono confrontata con altre colleghe e ci eravamo messe l’anima in pace: pensavamo davvero che a breve ci avrebbero fatto chiudere di nuovo”.

“Sono mesi che noi del settore cerchiamo il modo per non buttarci giù: alla fine vogliamo solo lavorare. Con i ristori abbiamo tamponato qualcosa, a fronte delle tantissime spese sostenute da marzo scorso e vivere in una sorta di limbo non aiuta“.

Il lavoro, almeno per adesso, fortunatamente sta riprendendo, seppur a fatica, i ritmi di prima.

“C’è tanta voglia di normalità, di sentirsi in ordine anche se costretti in casa: in ogni caso, io sono tranquilla. Da sempre nei centri estetici, da ben prima della pandemia, si tenevano dei protocolli molto rigidi per quanto riguarda l’igiene e soprattutto, specie nel campo dell’onicotecnica il rapporto è di 1 a 1, quindi pericoli non ci sono”.

“Ho comprato tutti i dispositivi, aumentato distanziamenti e sicurezza, le attrezzature vengono costantemente igienizzate, le tasse le pago regolarmente, così come le utenze, i fornitori e l’affitto: abbiamo sempre chiesto solo di lavorare, nient’altro. Spero che questa sentenza del Tar sancisca davvero la fine di un incubo”.

Grande soddisfazione, alla notizia della sentenza, anche per Cristiana Fiordigigli, titolare del centro estetico Anagenesis.

“Noi estetiste siamo come i parrucchieri e da sempre lavoriamo rispettando degli standard di sicurezza e igiene”.

“I protocolli vengono rispettati al massimo, all’ingresso del centro si misura a temperatura, si chiude la borsa in una busta, si igienizzano mani e scarpe. A fronte di spese che noi sosteniamo per la sicurezza di tutti, siamo state vittime di una grande discriminazione. Adesso speriamo di poter lavorare in tranquillità, anche se c’è tanta paura in giro, con un calo di clienti notevole”.

“Non è un bel periodo in ogni caso. Giustamente, un eventuale ritorno in zona rossa porterebbe a restrizioni maggiori e la paura avrebbe il sopravvento”.

“È naturale aver paura, quella che stiamo vivendo è una tragedia che non ha risparmiato nessuno. Così però si rischia di rimanere aperti senza lavorare. I centri estetici non sono attività che si autofinanziano: ci sono spese praticamente costanti e che non si possono rimandare”. 

“Il Tar ci rende giustizia: adesso, dopo le lunghe chiusure, di rosso è rimasto il conto”

Soddisfatta per la sentenza, anche l’onicotecnica aquilana Francesca Grieco,  da una parte resta però l’amarezza, “Perchè le settimane, i mesi di chiusura non ce li ridarà nessuno indietro. Abbiamo dato fondo, chi più, chi meno, ai nostri risparmi per restare in regola con la pioggia di tasse e pagamenti di questo periodo!”. 

“Noi che lavoriamo nei centri estetici abbiamo vissuto la stessa discriminazione di categorie come i ristoratori: nei nostri locali si seguono regole igieniche da sempre, sono concetti basilari che ti insegnano nelle scuole e nei corsi di formazioni per il nostro settore”.

“Adesso, con una pandemia in corso, siamo ancora più attente, monitorando ogni movimento della cliente. Speriamo davvero che questa sentenza metta un punto a una situazione davvero pesante”. 

“Il lavoro sta riprendendo, ma tante clienti ancora non tornano: non sono motivate per sistemarsi, però si va avanti. Sicuramente rispetto a novembre va meglio, già adesso, a pochi giorni dalla sentenza, sapendo che non dovrò chiudere sto riprogrammando una serie di appuntamenti che erano stati messi in forse dalla nuova ondata e dall’ipotesi di un passaggio per L’Aquila in zona rossa”.

“Sono felice per le tante colleghe della costa, quantomeno, in un periodo così nero, il lavoro può essere anche una valvola di sfogo.  Nel mio caso, da mamma, è indispensabile per poter garantire a me stessa e a mio figlio un po’ di serenità”.