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Arresti Celano e i ricorsi storici Tagliacozzo – Capistrello

Celano, l'amministrazione Santilli si scioglie sotto i colpi dell'inchiesta Acqua Fresca. Tornano alla mente i precedenti di inchieste su appalti truccati: Tagliacozzo prima, Capistrello poi.

Terremoto a Celano. L’amministrazione Santilli si scioglie sotto i colpi dell’inchiesta Acqua Fresca: sindaco Santilli ai domiciliari, vice sindaco Piccone in carcere. Mentre il Commissario è già arrivato – il vice Prefetto campano Giuseppe Canale – tornano alla mente i precedenti di inchieste che hanno azzerato le legislature dei Comuni marsicani. Tagliacozzo prima, Capistrello poi. Acqua fresca…ricorsi vecchi.

25 misure cautelari e 31 denunce. Le misure che hanno fatto più rumore, inevitabilmente, sono state quelle destinate al sindaco Settimio Santilli – al secondo mandato – e al vice sindaco, l’onorevole Filippo Piccone. L’indagine è partita nel 2018, dai militari del Nucleo Investigativo di L’Aquila, diretti dal Maggiore Edoardo Commandè, che attribuivano agli esponenti dell’amministrazione comunale di Celano diverse condotte antigiuridiche, finalizzate all’indebita percezione ed erogazione di fondi comunali a liberi professionisti e imprenditori operanti nella Marsica.

Secondo l’ordinanza del Gip, Maria Proia, si ravviserebbe “l’esistenza di un sistema clientelare, fondato su amicizie, conoscenze ed interesse con alcuni imprenditori o cittadini, in totale dispregio dei criteri di imparzialità, trasparenza e buon andamento della Pubblica Amministrazione”.

Il totale dei fondi pubblici destinati alle procedure turbate ammonterebbe a circa 13 milioni di euro, suddivisi in: 11 milioni di euro per l’esecuzione di lavori, un milione e mezzo di euro per le progettazioni e 500.000 euro per gli affidamenti dei servizi. Le procedure turbate sarebbero state una trentina.

L’onorevole Piccone, inoltre, è accusato anche di corruzione e istigazione alla corruzione. Secondo le accuse raccolte, avrebbe chiesto favori sessuali dietro garanzie di agevolazioni lavorative nei confronti di una donna.

Accuse, ovviamente, tutte da dimostrate. 

Quella di Celano, però, non è la prima inchiesta che colpisce le amministrazioni marsicane. Solo 5 anni fa uno dei primi terremoti sconvolse il Comune di Tagliacozzo, all’epoca guidato da Maurizio Di Marco Testa.

Era il 31 marzo 2016 quando, il primo cittadino Maurizio Di Marco Testa, 56enne finanziere in aspettativa, fu arrestato dai Carabinieri, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Avezzano sull’affidamento di appalti pubblici. Inchiesta che sarà poi denominata ‘Tagliacozzo Mani Pulite‘.

I reati ipotizzati sono pesanti: tentata concussione, turbate libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, fino alla falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. Il sindaco viene tradotto del Carcere San Nicola di Avezzano, il giorno successivo per lui scattano i domiciliari. 

Oltre al sindaco finirono agli arresti altri amministratori, liberi professionisti e imprenditori, quasi tutti marsicani. 12 persone coinvolte nell’inchiesta.

L’inchiesta della Procura riguardava appalti pubblici, gare, organizzazione e patrocini a eventi. Tra queste il Festival di Mezza Estate e il raduno motociclistico in piazza dell’Obelisco. I carabinieri avevano depositato in Procura anche gli atti relativi alla scuola da realizzare, “con urgenza”, negli edifici dell’ex Pretura e l’affidamento alla srl Carrera, che ha in gestione fino al 2035 l’ippodromo dei Marsi. Inoltre, atti relativi all’affidamento dell’incarico di progettazione dei lavori della scuola elementare “Bevilacqua” e l’incarico di progettazione dei lavori di ampliamento del cimitero di Tremonti.

Di Marco Testa si dimise il primo aprile 2016. Due settimane dopo, il Tribunale del Riesame dell’Aquila annullò l’arresto, adottando lo stesso provvedimento per altre 8 persone finite sotto inchiesta, per un difetto di motivazione.

A gennaio 2018, il processo nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti di Tagliacozzo è stato rinviato per consentire al Pm, Roberto Savelli, di visionare ulteriori atti presentati. Cioè le perizie prodotte dalla difesa di uno degli imputati.

L’inchiesta si sgonfia, all’improvviso, due anni dopo. A dicembre 2018, infatti, nel corso dell’Udienza Preliminare cadono 9 dei 14 capi d’imputazione – “perché il fatto non sussiste” – nei confronti sia dell’ex sindaco Di Marco Testa, sia degli altri 12 indagati.

Prosciolti dalle accuse Gabriele Venturini, Mauro Volpe e Alessandro Di Michele; rinviati a giudizio in 9, tra i quali proprio Maurizio Di Marco Testa.

Viene condannato l’architetto Carlo Tellone (che aveva richiesto il rito abbreviato ndr) a 2 anni, 8 mesi e 20 giorni di interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sentenza ribaltata in Appello, quando, ad ottobre 2020, l’architetto Tellone, viene assolto da ogni accusa perché “il fatto non sussiste”. Tellone era difeso dall’avvocato Antonio Milo. 

Il 18 marzo 2021, nell’ambito del processo ordinario, sarà il turno dei testi della Difesa.

Il caso Capistrello scoppia, invece, a novembre 2018

Era il 20 novembre quando il sindaco Francesco Ciciotti (ora al secondo mandato ndr) finisce agli arresti domiciliari. Con lui anche un ex consigliere comunale e il responsabile dell’area tecnica del Comune, nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Avezzano su presunti appalti truccati.

Coinvolte altre sette persone, tra imprenditori e liberi professionisti. 

I 10 indagati, secondo l’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Avezzano, sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di: concussione, corruzione, turbata libertà degli incanti e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, truffa aggravata e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.

Per il primo cittadino, l’ex consigliere comunale e il responsabile dell’area tecnica comunale scattano i domiciliari; nei confronti degli altri 7 indagati, invece, la misura cautelare prevede la sospensione dall’esercizio delle attività professionali per la durata di 12 mesi.

Le indagini erano partite nel secondo semestre del 2017. L’attività di militari ed investigatori si è concentrata sull’operato degli amministratori comunali del Comune di Capistrello, facendo emergere “gravi irregolarità” nell’affidamento di incarichi e servizi pubblici, secondo le risultanze delle indagini

L’accusa, per il sindaco di Capistrello e i responsabili dell’area tecnica e amministrativa, è che “abbiano agevolato e indirizzato, in favore di imprenditori e professionisti compiacenti, l’affidamento di diversi lavori pubblici per la progettazione, ristrutturazione e riqualificazione di beni comunali, tra cui il Palazzo Municipale, scuole comunali, riqualificazione viaria e il cimitero nuovo”.

Il 6 dicembre 2018 il sindaco Francesco Ciciotti si dimette.

Le indagini si chiudono a luglio 2019. Intanto il primo cittadino aveva nuovamente trionfato alle elezioni comunali, confermandosi sindaco di Capistrello.

A ottobre 2019 arriva l’archiviazione per 12 persone coinvolte nell’inchiesta sugli appalti del Comune di Capistrello. In 6 vengono rinviati a giudizio. Il sindaco di Capistrello Ciciotti, l’ex consigliere Corrado Di Giacomo, l’architetto 42enne Francesca Stati, l’imprenditore 53enne Concezio Fantozzi, il geometra Mattia Coviello e la giornalista Annalisa De Meis. Per loro rimangono al momento accuse che vanno, a vario titolo, dalla concussione alle minacce, dalla turbata libertà degli incanti alla corruzione.

L’udienza era stata fissata prima al 26 maggio 2020, poi era slittata a novembre 2020, causa Covid: infine sarebbe stata in programma per oggi, 23 febbraio 2021, ma è in attesa di nuova fissazione a causa delle restrizioni legate alla pandemia.