Covid 19, anche le parrocchie sono in crisi

Anche i preti sono in difficoltà a causa della pandemia. Dall'isolamento forzato, alla mancanza di cerimonie religiose che davano un po' di sostentamento alle parrocchie.

Ci sono anche i preti e le parrocchie tra le categorie in difficoltà a causa della pandemia.

Difficoltà materiali e anche psicologiche che nascono dal venir meno della dimensione comunitaria e dunque del senso stesso delle attività pastorali, a causa della riduzione del lavoro, della mancanza di cerimonie ed eventi religiosi che, da sempre, hanno portato un po’ di ristoro nelle finanze delle parrocchie.

Bollette, mutui, contributi ai collaboratori, l’idraulico o l’elettricista da chiamare per il guasto imprevisto. Non c’è nulla di più terreno della gestione domestica quotidiana, che riguarda non solo comuni cittadini, ma anche le parrocchie.

Nelle parrocchie svuotate dai fedeli per l’emergenza Covid 19, la riflessione sulla spiritualità si accompagna inevitabilmente agli affanni sui conti in rosso. E dove non arriva “il divino”, tocca mettere mano ai risparmi personali.

Ma, soprattutto, i preti soffrono per la solitudine accentuata in quelle realtà dove c’è un solo sacerdote che si trova a gestire più parrocchie o, come accade nell’Aquilano, in quelle piccole realtà delle frazioni, dove in questi mesi il parroco si è trovato a dire messa ai banchi vuoti.

Si tratta del sistema delle “unità pastorali”, come riporta Il Riformista, in vigore in diverse diocesi: un solo sacerdote per più parrocchie ma coadiuvato da gruppi di laici. Un sistema che la pandemia ha messo sotto forte stress, in qualche caso facendo saltare equilibri già complicati.

Se “prima” del Covid il sovraccarico era compensato dai rapporti interpersonali e dalla solidarietà dei fedeli, “dopo” le difficoltà si sono accentuate.

I parroci sono praticamente in isolamento da mesi: in chiesa per paura ci va pochissima gente.

Le difficoltà materiali invece nascono dal fatto che i preti, da sempre, si sostengono con le offerte dei parrocchiani: offerte venute meno proprio dalla mancanza degli eventi religiosi.

Non solo, preti e parroci sono anche a rischio ed esposti al contagio per il contatto con i fedeli, come dicono le cifre: ben 182 i sacerdoti deceduti per Coronavirus (al 12 dicembre 2020).

In sostanza il problema è semplice: la pandemia ha messo alle “corde” un modello di Chiesa tutto centrato sul ruolo del sacerdote, il quale si è ritrovato solo.

Le parrocchie non sono un sistema autosufficiente, ci sono le utenze da pagare e, soprattutto nelle chiese grandi, anche se le messe e le cerimonie non vengono celebrate, i riscaldamenti vanno tenuti accesi, per evitare che ci siano poi problemi nella manutenzione.

La Curia dell’Aquila, tramite il vescovo, Sua Eminenza il cardinale Giuseppe Petrocchi, in questi mesi ha cercato di dare una mano ai suoi parroci, destinando l’otto per mille arrivato alla diocesi per il pagamento di alcune utenze.

La diocesi aquilana è composta da 148 parrocchie, 7 rettorie e il santuario di Camarda dedicato a San Giovanni Paolo II.

“È stata la carezza di cui avevamo bisogno – spiega al Capoluogo don Pino Del vecchio, vice parroco di Pettino ed economo della Curia dell’Aquila – sono mesi che non vediamo praticamente entrate. Le offerte si sono ridotte all’osso, ma le spese ci sono state comunque, senza contare che tanti di noi, con ciò che ricevevamo, dai parrocchiani, cercavamo anche di dare una mano ai tanti fedeli bisognosi”.

“Viviamo anche noi in un autoisolamento che affligge: il lockdown ci ha spogliati di tutte quelle attività che facevamo e che ci tenevano in contatto con fedeli e parrocchiani e ridotti quasi a niente. Personalmente mi ha riconsegnato alla preghiera, c’è più tempo per meditare e riflettere, pregando e sperando di lasciarci presto la pandemia alle spalle”.

“L’aiuto ricevuto dal nostro Vescovo è stato importante anche perchè per il resto, per la nostra categoria non è previsto nulla. Ogni prete ha un piccolo stipendio con il quale affronta le sue spese, non essendoci le offerte, con le quali solitamente si provvede alle utenze e alla manutenzione delle parrocchie, ognuno ha dovuto attingere a quello che aveva e, dopo un anno, le risorse cominciano ad assottigliarsi”.

Ci sono poi delle variabili, per quanto riguarda gli emolumenti di un parroco, che vanno praticamente al contrario: più la parrocchia è grande, meno percepisce il parroco che la gestisce.

“Siamo davanti a una situazione drammatica – continua don Pino – anche perchè almeno per adesso altri fondi non ci sono, a fronte di spese quasi quotidiane: anche noi, come tutti, dobbiamo sanificare i locali delle chiese prima e dopo le celebrazioni, dobbiamo comprare gli igienizzanti e assicurare quindi celebrazioni in sicurezza per tutti”.

“Qui a Pettino (il parroco è don Dante Di Nardo n.d.r.) ci sono costi molto alti per la manutenzione: la chiesa è grande e sono tanti i piccoli lavori da fare per mantenerla”.

C’è da chiedersi a questo punto, se anche per preti e parroci si sia pensato a un “piano B” per andare avanti, prima di tornare alla normalità.

“Noi abbiamo solo la Divina Provvidenza dalla nostra, Dio sa le nostre difficoltà e le sofferenze di tutti. Ognuno di noi porta la sua croce e per noi, uomini di Chiesa, si tratta di sacrifici che accettiamo con la Santa Ubbidienza”.

Speriamo davvero in ogni caso di uscire presto da questo periodo buio, sentiamo la mancanza di quel contatto vivo che si creava con i nostri parrocchiani. A prescindere dalla messa e sai sacramenti, spesso i nostri fedeli trovavano nel proprio parroco un confidente, un amico qualcuno che li ascoltasse nel momento del bisogno”, conclude.