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Le nuove stanze della poesia

Le nuove stanze della poesia: Fernando D’Annunzio

Il poeta dialettale vastese Fernando D'Annunzio per l'appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia, a cura di Valter Marcone.

Le nuove stanze della poesia, il ritratto del poeta dialettale vastese Fernando D’Annunzio, a cura di Valter Marcone.

Fernando D’Annunzio, come si legge nelle pagine del suo blog personale è nato a Vasto il 30 gennaio 1947; nono di dieci figli “dell’ortolano” Luigi D’Annunzio e di Maria Giuseppa Spadaccini. Risiede tuttora a Vasto con la moglie Olivia La Palombara e i figli, Francesca e Nicolò.

Sin dall’adolescenza scopre l’amore per la poesia e continua a coltivarla con passione sempre crescente sia attraverso pubblicazioni che nel suo blog personale che può essere consultato sul web e su cui appaiono sia le poesie che i suoi interventi in dialetto.

Nel 2001, pubblica la sua prima raccolta di poesie dialettali e in lingua “Nghi ttutte lu core” (Con tutto il cuore) – Editrice Histonium – Vasto.

Delle sue poesie dice che sono: “ voce dell’anima, pensieri e sentimenti che si spogliano, acqua di sorgente, gocce che stillano dal cuore.”

Ha contribuito con il ricavato della pubblicazione di questo suo libro alla realizzazione del Centro Sociale Polivalente o “Oratorio”, ad opera dei Salesiani di Vasto .

Nel 2018, ha dato alle stampe “In Riva al mare … Vasto”, volumetto in cui raccoglie le sue più belle poesie (in abruzzese .e non in vastese), il meglio della.sua più recente.produzione.La raccolta arriva a .distanza .di diciassette anni dalla .prima, .intitolata Nghi tutte lu core,.

Il prof. Mugoni F. in una lettera al D’Annunzio così commenta una sua poesia : “ho letto, ho riletto i tuoi versi Due novembre, e mi dicevo: Ma che musica, che quadro, che volo inquietante quello dell’amico Poeta vastese, D’Annunzio: i suoi versi dimessi illuminano il mistero dell’uomo di sempre, senza pace. Di fronte alla morte folle e alla vita assurda i suoi versi – dicevo – si librano in alto, sereni e freschi; e sono versi che fanno luce sull’abisso dell’uomo, di ogni uomo; per cui, creano poesia nell’aria dolente dell’autunno, e note musicali fra l’intreccio delle dimore dei Defunti. Sì, sono versi che poi sono la vita senza veli in questo giorno segnato dai fiori dei Defunti; ma i versi di Fernando si fanno anche preghiera muta, insistente, insieme diventano chiara speranza, fame di vita, ma di un’altra vita, quella che a noi seguirà, un giorno qualsiasi…”

D’Annunzio dimostra di aver raggiunto la piena maturità artistica e di potersi davvero fregiare dell’ambito titolo di pittore in versi della sua terra e del suo mare e gli consente di raggiungere momenti di grande espressività e suggestione, a riprova del fatto che in poesia quel che conta è la forza, la capacità di saper trasmettere attraverso il mezzo della scrittura emozioni e suggestioni.

Il poeta dialettale vastese ha riscosso molti successi negli ultimi anni ed ha al suo attivo premi e riconoscimenti sia a livello regionale che nazionale. L’altra passione che coltiva da molti anni è quella per il canto come socio e fondatore del Coro Polifonico Histonium “B. Lupacchino dal Vasto”.

A partire dal 1995, ha ripreso una antichissima tradizione carnevalesca vastese, componendo ogni anno le strofe de La Štorie, un canto che tratta, in rima e in chiave spesso satirica, eventi e personaggi che hanno caratterizzato l’anno trascorso, da un Carnevale all’altro. Oltre a comporre i versi della “Štorie”, …dirige anche il Coro del Gruppo dei Cantastorie del Circolo Socio Culturale .. “Sant’Antonio Abate” di Vasto operante in seno alla Parrocchia di Santa Maria del Sabato Santo.

Nel 2004, ha pubblicato, la raccolta dei primi dieci anni de La Štorie, un pregievole volumetto – Tip. Histonium – Vasto, dal titolo:  “Ogne anne ‘na Storie” e nel 2014, la raccolta dei venti anni (dal 1995 al 2014.
Dal 2012 collabora con Giuseppe Tagliente e Paolo Calvano nella cura di “Il Lunarie de lu Uašte ovvero l’almanacco dei Vastesi”, giunto ormai alla diciannovesima edizione (2019).

La case a ddo’ so’ nate

M’arisonne la case a ddo’ so’ nate
e sènde na vulìje e na speranze
d’aritruvàrmece come ‘na vodde,
p’arispirà’ nu ccone citilanze.

Ancòre mo me l’aricorde bbone
lu ‘ddore di cambagne tutti ‘ndurne,
lu cante di lu hàlle e di li cille,
ogne matìne, gna facéve jurne.

Tra li ruvìne i’ li sènd’ ancòre
la voce di chi mo nin gi šta cchiù,
e chili ‘ddure di mineštre e ssughe
che mamme priparàve a ttutti nu’.

Vuléss’ ariffacciàrme da lu mure,
pe’ jì’ a huardà lu mare e aricanosce,
mentre lu sole spunte all’orizzonte,
chila paranze nghi la vela rosce.

Vulésse che ‘šti sunne nin finisse
e che lu tempe n’ fusse ma’ passàte,
vulésse šta’ dicàse angòr’ a’èlle,
ma ‘šta furtùne ni’ mm’è štate date.

Tutte li vodde che ci pass’ annènde,
me pare d’aridivindà bbardasce
e a un’ a une sfoje li ricurde
di chila case che m’à vište a nnasce’.

Traduzione in lingua, dal dialetto abruzzese:
La casa dove sono nato
Torno a sognare la casa dove sono nato
e sento un desiderio e una speranza
di ritrovarmi lì come una volta,
per respirare un po’ di fanciullezza.

Ancora adesso io ricordo bene
il profumo di campagna tutto intorno,
il canto del gallo e degli uccelli,
ogni mattina, al nascere del giorno.

Tra le rovine io ancora sento
la voce di chi ora non c’è più,
e quei profumi di minestre e sughi
che mamma preparava per tutti noi.

Vorrei riaffacciarmi dal muro,
per guardare verso il mare e riconoscere,
mentre il sole spunta all’orizzonte,
quella paranza con la vela rossa.

Vorrei che questi sogni non finissero
e che il tempo non fosse mai passato,
vorrei abitare ancora in quella casa,
ma questa fortuna non mi è stata data.

Tutte le volte che passo lì davanti,
mi sembra di ritornare bambino
e ad uno ad uno sfoglio i ricordi
di quella casa che mi ha visto nascere.

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