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Poligono San Vittorino, l’attività deve cessare: lo dice il Tar

Poligono di tiro San Vittorino: "l'attività deve cessare immediatamente". La sentenza del Tar dà ragione al ricorso mosso dal Comitato per la tutela di San Vittorino Amiterno.

Il Tar Abruzzo ha accolto il ricorso presentato dal Comitato per la tutela di San Vittorino Amiterno sul poligono di tiro a Colle San Mauro.

Il Comitato per la tutela di San Vittorino Amiterno aveva impugnato i provvedimenti con cui il Comune dell’Aquila, di Pizzoli e la Regione Abruzzo avevano concesso all’associazione sportiva Amiternum Academy, il Colle San Mauro per realizzare un poligono di tiro a cielo aperto.

Colle San Mauro, essendo un appezzamento di circa 9 ettari a uso civico, dovrebbe avere per definizione come destinazione d’uso, attività di interesse collettivo o finalizzate a usi agro-silvo-pastorali.

Si trova a ridosso dell’anfiteatro romano di San Vittorino e il poligono di tiro, essendo a cielo aperto, crea una sorta di cassa di risonanza intorno, tanto che anche nel centro abitato e fino al Cermone si sentono gli spari.

Questo quanto riferito al Capoluogo dal Comitato per la tutela di San Vittorino Amiterno.

Il Tar ha giudicato priva di pregio giuridico l’eccezione di inammissibilità sollevata sia dalle amministrazioni che dall’associazione sportiva che avevano dedotto la carenza di legittimazione in capo ai ricorrenti.

I ricorrenti si appellavano al fatto che il terreno allo stato attuale sia di proprietà del Comune di Pizzoli, con sentenza del Commissario Regionale degli Usi Civici del 24 febbraio 1988, per questo motivo Comuni diversi da quello di Pizzoli non sarebbero stati legittimati a promuovere azioni a tutela del diritto all’uso collettivo del demanio gravato da uso civico.

Per il Comitato per la tutela di San Vittorino Amiterno  questa del Tar “è una sentenza storica”.

“L’attività del poligono di tiro di Colle San Mauro, deve cessare immediatamente: lo ha stabilito la sentenza del TAR dell’8 febbraio scorso. Una sentenza storica che fa da monito a tutte le amministrazioni perché i territori di uso civico siano utilizzati per il bene della collettività”, si legge in una nota del comitato.

“Il ricorso di alcuni abitanti di San Vittorino, che hanno poi costituito l’Associazione per la tutela di San Vittorino Amiterno, è stato presentato contro la Regione Abruzzo e contro i Comuni dell’Aquila e di Pizzoli, per l’annullamento della concessione/contratto stipulata dal Comune di Pizzoli con l’AssociazioneAmiternum Accademy“.

Questo il commento alla sentenza dell’avvocato Fausto Corti che si è occupato del ricorso al Tar.

“Questa sentenza fa giurisprudenza perché stabilisce che per la concessione delle terre di uso civico a privati imprenditori è necessario che ci sia un beneficio per la collettività che non si esaurisce con il pagamento di un canone concessorio. Se questa sentenza trovasse conferma segnerebbe uno stop a quella cattiva prassi che soprattutto le amministrazioni comunali adottano, di concedere a privati imprenditori le aree di uso civico senza che ci sia una ricaduta sugli abitanti oltre al pagamento del canone concessorio.

Ad aprile si discuterà un ricorso davanti al Commissariato agli usi civici d’Abruzzo e l’Associazione per la tutela di San Vittorino Amiterno si augura che stabilisca che Colle San Mauro è uso civico di San Vittorino e non di Pizzoli.

“Tanti i punti oscuri di questa assurda vicenda, primo fra tutti che il Comune dell’Aquila sia stato il grande assente perché non si è costituito parte civile”, dicono dal Comitato.

“Come ci ricordano le parole del compianto Giovanni Cialone, in prima linea in questa battaglia, per discutere la causa, non avendo San Vittorino l’Amministrazione Separata, il giudice commissario agli usi civici aveva invitato a costituirsi il Comune dell’Aquila (in rappresentanza dei frazionali) ed il Comune di Pizzoli. Il Comune dell’Aquila è risultato contumace. Il Comune dell’Aquila non si è costituito perché (il sindaco) non ha ritenuto di firmare la delega all’Avvocatura Comunale. Fatto gravissimo, non era mai successo”. 

“Questa prima sentenza ci rassicura e ci fa stare un po’ più sereni – dichiarano alcuni dei cittadini ricorrenti – anche perché l’attività del poligono ha reso la nostra quotidianità invivibile. Ormai il sabato e la domenica mattina ci alzavamo aspettando le 10, ora in cui avrebbero iniziato a sparare. Era impossibile stare in casa, leggere, studiare, riposare, perché il rumore degli spari era davvero insostenibile. Un pensiero in questo momento va a Giovanni Cialone che ci ha fatto incontrare e ci ha motivati. La sua morte ha spinto alcuni di noi ad esporci con il solo obiettivo del rispetto dei nostri diritti. Invitiamo quanti si sentono vittime di ingiustizie e di soprusi a non sopportare, ma a mettersi insieme ed agire”.