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Allevatori, la crisi degli invisibili: mangimi alle stelle, crolla il prezzo del latte

La crisi da Covid colpisce anche il settore primario, quello delle aziende agricole e zootecniche. Più cari i mangimi, prezzo del latte ai minimi storici. L'allarme della categoria

L’emergenza Covid, almeno quella economica, ha varcato lo steccato degli allevamenti italiani. E l’aquilano non fa eccezione. Una mazzata che ha contribuito a mettere in difficoltà un settore, quello primario, già alle prese con problemi cronici.

Il settore trainante del Sistema Italia, quello primario, si trova a: concorrere con tutte quelle case produttrici che vendono macchine agricole a prezzi elevati, con i problemi del prezzo del latte e con le difficoltà gestionali delle aziende zootecniche, che devono tenere il passo degli andamenti di mercato e delle evoluzioni sociali, con lo strascico dei luoghi comuni che danneggiano il settore. “Come la generalizzazione ‘La carne fa male'”.

Difficoltà ormai di vecchia data, alle quali si è aggiunto il Covid.

Quanti prodotti sono andati in over stock? L’esempio tipico? Il latte. La produzione non si poteva fermare. Gli animali mangiano e producono latte tutti i giorni “ma se il latte viene trasformato e non consumato va in over stock. Si riempiono le cisterne, le sale di stagionatura, le celle frigo. E il prodotto rischia di essere distrutto“.

Criticità che si possono facilmente tradurre in numeri.

Si stima, dai dati nazionali, una perdita di almeno il 30% del fatturato per le aziende zootecniche e alimentari.

Abbiamo ascoltato la voce degli allevatori e rappresentanti di categoria delle principali associazioni che tutelano il settore, Coldiretti e Confagricoltura.

Crisi zootecnia e aziende alimentari: parla Antonio Pensa

“È una crisi che riguarda sia l’ambito zootecnico che l’intera filiera alimentare“, spiega Antonio Pensa alla redazione del Capoluogo. Antonio, già consigliere Confagricoltura, ha un’azienda zootecnica a Tagliacozzo di cui è vice presidente. La stessa, tra le altre realtà della provincia de L’aquila, è fondatrice del consorzio cooperativo an.sa.pe. Nello specifico an.sa.pe di Raiano trasforma il latte per circa 20 realtà produttive della provincia dell’Aquila.

Un’azienda che alleva 500 capi, sia da carne che da latte, il vero core business delle produzioni. “Per quanto riguarda produzione e trasformazione latte – causa Covid – molte strutture, come la nostra, con la chiusura delle attività di ristorazione hanno registrato un vero e proprio crollo del fatturato“. Del resto sono proprio le attività di ristorazione a rappresentare almeno il 30% del business di garanzia. Nello specifico La Villa di Tagliacozzo trasforma il latte per circa 20 realtà produttive della provincia dell’Aquila.

Queste realtà produttive, che operano nel settore primario, non si sono fermate durante l’emergenza Covid, “ma hanno dovuto fra fronte a tutta una serie di misure dispendiose, o comunque complesse,  previste dai Dpcm. Dal distanziamento all’interno dell’azienda ai dispositivi di protezione da usare quotidianamente. Tutto questo ha portato a un aumento generale del costo di produzione“.

L’emergenza ha investito l’intero indotto, si pensi all’allarme sul prezzo dei mangimi lanciato da Coldiretti. Le case di produzione, anch’essa investite relativamente dalla crisi, hanno aumentato i costi di trasporto dei mangimi alle aziende agricole. Una catena di attività in difficoltà, un indotto impantanato nella crisi ma di cui poco si parla.

È vero, d’altro canto, che le vendite dei prodotti derivanti da queste stesse materie prime – prodotte o lavorate dalle aziende agricole – sono aumentate secondo i dati della Grande Distribuzione Organizzata (considerando anche le chiusure di bar e, soprattutto, ristoranti). Ma, da parte della GDO, “non c’è stata un’attenzione a rivedere i piani promozionali. A rivedere, in generale, il prezzo del prodotto“.

Crisi allevamenti, parla Cesidio Gualtieri

Cesidio Gualtieri, consigliere e vice presidente Coldiretti L’Aquila, spiega alla nostra redazione: “Quanto ha influito il Covid sul nostro settore? Quali attività comprano dalle nostre aziende se la gente deve stare in casa, senza poter uscire?“.  Gualtieri è titolare di un’azienda a Ocre che conta 50 mucche e ben 700 pecore razza Igp. 

Compra locale è stato uno slogan giusto, ma poco efficace. Intanto noi allevatori ci siamo ritrovati a comprare mangimi a prezzi raddoppiati. Come riusciamo ad andare avanti? I problemi più grandi che ci attanagliano riguardano carne e latte”.

E dalle istituzioni non è arrivato quel sostegno sperato. Il settore primario, l’intera filiera legata al mondo delle aziende agricole e zootecniche si sono ritrovate completamente sole.

Il nostro settore è in stasi, così come ovviamente si sono fermati tanti altri settori, soprattutto durante il primo lockdown. Io, da allevatore, però, mi ritrovo ad esempio ad acquistare il ferro per alcuni lavori e lo pago il doppio del suo prezzo standard. Così come pago a prezzi maggiorati prodotti di cui necessito per la mia azienda. Però poi i miei prodotti non vengono acquistati e finiscono per scendere di prezzo”.

Quanto tempo ci vorrà per ammortizzare questa perdita?

“Ci vorranno anni. La mia, ad esempio, è una piccola azienda, consumiamo 40 quintali di mangimi ogni 15 giorni e spendiamo, con le nuove tariffe, 2800 euro soltanto di mangime in più rispetto a quanto spendevamo prima. In più il prezzo del latte è sceso drasticamente. Qualcuno mi dica come possiamo recuperare queste perdite. Intanto nessuno ci sostiene”.