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Omicidio Barisciano, Facebook non è un tribunale

Giustizialismo social sull'omicidio di Barisciano dopo l'arresto del 25enne. Fermare i processi "di piazza" già iniziati prima di quello reale.

L’AQUILA – Giustizialismo social sull’omicidio di Barisciano dopo l’arresto del 25enne. Fermare i processi “di piazza” già iniziati prima di quello reale.

A poche ore dall’arresto di Gianmarco Paolucci, il 25enne aquilano accusato dell’omicidio di Paolo D’Amico, si è già scatenata una sorta di “giustizialismo social” nei confronti del ragazzo, ancora prima che il processo vero e proprio abbia inizio. Un clima che non fa bene a nessuno e alimenta una “rabbia collettiva” che nulla ha a che vedere con un giusto processo che dev’essere garantito a tutti. Come spesso ormai accade sempre più di frequente nella cronaca, soprattutto in quei centri dove gli omicidi non sono certo all’ordine del giorno, si scatena una “caccia alle streghe” che naturalmente colpisce non solo l’accusato, ma anche la sua famiglia e i suoi affetti.

In Abruzzo c’è un triste precedente registrato a Vasto, in provincia di Chieti, dove il “vero processo” per un giovane accusato di omicidio stradale non ci sarà mai, perché l’imputato nel frattempo è stato ucciso dal marito della vittima dell’incidente stradale, mentre i social si distinguevano per un ruolo non propriamente costruttivo, tanto che è stato necessario un intervento della Procura per stigmatizzare un clima d’odio che ormai non risparmiava nessuno, mentre la vicenda si consumava nei suoi passaggi più tragici.

Il precedente deve essere da monito affinché non si ripeta, neppure attenuato negli esiti, anche se dei campanelli d’allarme già ci sono: il profilo social del giovane è stato infatti già ‘saccheggiato’ e le sue foto sono finite in qualche gruppo per essere esposte a “pubblica gogna”.

Tutto questo, nonostante l’impegno della Procura che fin dall’inizio si è impegnata a far sì che l’arresto non si tramutasse in processo sommario in pubblica piazza, per quanto virtuale: “Oggi non presentiamo un colpevole – aveva detto il Procuratore Michele Renzo – ma il lavoro svolto per le indagini che hanno portato a un arresto. Se l’arrestato è colpevole lo stabilirà il Tribunale“.

“L’intervento del Procuratore in conferenza stampa – sottolinea l’avvocato Mauro Ceci, che difende il 25enne – è stato inappuntabile e importante ed è in quel contesto che dobbiamo lavorare, ognuno secondo il proprio ruolo. È mio dovere tutelare il mio assistito, senza dimenticare che questa situazione sta coinvolgendo e danneggiando anche famiglia e affetti”.

Insomma, fatta salva la libertà di opinione, la comunità aquilana fa ancora in tempo a distinguersi e a prendere le distanze da fenomeni purtroppo ormai dilanganti che, se danneggiano impropriamente o indirettamente i protagonisti di un processo, non mostrano certo la parte migliore della stessa comunità.

Il processo ci sarà, ma in Tribunale. Istigare all’odio o ai processi sommari non serve a niente, se non ad avvelenare la comunità.