Quantcast

Abruzzo giallo e ristoranti aperti, gli chef: “È come un primo giorno di scuola”

Primo giorno di apertura per i ristoranti aquilani dopo il passaggio alla zona gialla. Tra incertezze e paure, l'atmosfera è quella del primo giorno di scuola. "Cosa cambia tra pranzo e cena? Fateci lavorare a pieno regime con tutte le dovute cautele".

Con il passaggio dell’Abruzzo in zona gialla, cartellino verde anche per i ristoranti aquilani che finalmente hanno potuto riaprire con il servizio a pranzo.

Sono stati mesi difficili, caratterizzati da lunghe chiusure e da un asporto e servizio a domicilio che non sono bastati a coprire le spese che la categoria deve comunque sostenere, anche a serrande abbassate.

Crisi ristoratori: “Vittime di un accanimento inspiegabile da parte dello Stato”

L’atmosfera oggi è da giorno di festa, da primo giorno di scuola: le giubbe inamidate, le mascherine e tutte le precauzioni a fare da contorno, con la speranza che si possa tornare presto a pieno regime e affiancare al servizio del pranzo anche quello della cena perché, almeno per ora, dalle 18 in poi è consentito solo l’asporto.

“Che bello! Non ci credevo più!”, è la prima cosa che il giovane chef aquilano Jones Bargoni ha detto, raggiunto telefonicamente dal Capoluogo a fine turno. Jones Bargoni è il titolare del ristorante L’Opera, su via Tempera a L’Aquila

“È stato uno dei lunedì più belli della mia vita, abbiamo lavorato bene e con tanta voglia di fare. Su 28 coperti abbiamo avuto circa 12 prenotazioni, non male. La gente ha voglia di uscire e rilassarsi, a me personalmente mancava tantissimo proprio questo: il contatto con il cliente, la chiacchiera, la voglia di scambiarsi impressioni e qualche confidenza”.

“Il servizio diretto per uno chef è importante, una delle tante cose che l’asporto non consente: ci piace potervi consigliare la bottiglia, parlare, confrontarsi. Tutto questo rientra nel percorso formativo di chi fa questo tipo di lavoro”.

“Adesso speriamo solo di poter tornare a regime e che non sia l’ennesimo ‘bluff’: abbiamo bisogno anche del servizio a cena, per stare non solo al passo, ma riuscire a rientrare in qualche modo dopo le lunghe chiusure”.

Dello stesso avviso anche il collega Luca Totani che insieme a Erika Gianfelice, a Riccardo Ciuffetelli e allo staff in cucina oggi ha riaperto i battenti del suo locale Il Connubio, uno dei primi in centro dopo il sisma.

Luca in questi mesi di chiusura si è dato alla panificazione: “Per non impazzire ti inventi tutto – dice al Capoluogo – io avevo proprio bisogno di vedere la gente dentro questo locale, frutto di sacrifici e abnegazione”.

“Oggi questo quasi tutto esaurito è stata una bella emozione. È un bell’inizio, non possiamo lamentarci: adesso, speriamo solo di non dover chiudere di nuovo. Mi è mancata questa quotidianità, abbinata all’ansia da prestazione”.

“Quest’anno sono sei anni che siamo approdati in centro, le difficoltà ci sono state e questa botta non ci voleva. Io ho bisogno di queste quattro mura anche a livello psicologico: la pasta all’uovo, la mia fettuccina, un caposaldo nel mio menù, la porosità della sfoglia, i profumi e gli odori che sprigionano spezie e vivande. Noi ristoratori non cuciniamo e basta, ogni volta rinnoviamo un patto d’amore con il cibo“.

Adesso, anche Luca spera di poter tornare a lavorare la sera: “Con la cena i numeri e gli incassi sono un’altra cosa; dopotutto, cosa cambia? Abbiamo delle regole che si possono rispettare anche dal tramonto in poi. Va bene il coprifuoco, magari intorno alle 23, ma fateci lavorare: abbiamo investito nelle nostre attività e dobbiamo incominciare a rifare ‘gruzzolo’ per tamponare le spese dei mesi precedenti”.

“Comincia a essere quasi un anno di incassi praticamente azzerati, abbiamo lavorato da maggio a settembre e in quel modo abbiamo solo coperto le spese dei mesi precedenti”.

Oggi ha riaperto anche Joe Potato, hamburgheria su via Savini, dei giovani Alessandro e Daniele Cantalini.

“Finalmente è tornata un po’ di gente – dicono – più che altro cominciamo a vedere le persone più rilassate. Tanti ancora si stupiscono di come non sia possibile sedersi in un ristorante, mentre negli autobus e sui vari mezzi pubblici è consentito viaggiare quasi gomito a gomito”.

“È stato un periodo drammatico e molto difficile, lavorare così, senza certezze e senza sapere se questo stato di cose sarà definitivo”.

Anche per questi due giovani la domanda è la stessa: “Cosa cambia tra l’altro tra pranzo e cena? Con le dovute cautele bisognerebbe spingere la gente a uscire per creare indotto, usando ovviamente tutte le precauzioni che ci hanno fatto prendere. I ristori non arrivano, la cassa integrazione è sempre in ritardo”.

“Quando il Governo ha deciso di chiudere migliaia di attività avrebbe dovuto avere maggiori attenzioni per una categoria come la nostra già fiaccata da un sistema di tassazione pesante: ristori più veloci e congrui sia per le aziende che per i dipendenti (che prendono il 60 per cento con la cassa integrazione)”.

“Chi deve pagare le utenze o l’affitto come fa? Speriamo solo che tra 10 giorni non ci facciano richiudere addossando ancora una volta ‘la colpa’ di eventuali contagi a bar e ristoranti come se fossimo gli untori del Manzoni”.

“I locali non sono dei lazzaretti, fateci lavorare anche la sera”

Una cucina in fermento anche nell’Antica Trattoria Dei Gemelli su piazza Duomo che oggi ha aperto i battenti in un’atmosfera di emozioni e qualche incertezza.

“Va benissimo così per adesso, sarebbe fondamentale farci tornare a stretto giro a pieno regime: pranzo e cena, con tutte le dovute cautele. Per quanto riguarda i ristori di  dicembre si è trattato di una mancia, ‘gocce’ giusto per farli avere, assolutamente non paragonabile alle spese che abbiamo sostenuto da quasi un anno a questa parte per adeguarci e mandare avanti l’attività anche a serrande abbassate”.

“Pensiamo davvero che nei nostri locali non ci siano pericoli, basta lavorare seguendo le regole. Lavorare a cena è diverso, la cultura italiana legata al cibo ce lo insegna: di sera ti siedi più rilassato, non hai pensieri e la giornata è conclusa. Si gusta di più il con il piacere di stare seduto e in questi modo tutti potremmo lavorare anche di più, guardando al futuro con un pizzico di serenità”.

Da Arnold’s & Patatina e Pisellino: “Va tutto bene, ora però torniamo alla normalità”

“È stata una corsa per organizzarci, avendolo saputo solo venerdì, ma i nostri clienti hanno risposto positivamente”, spiega al Capoluogo Rodolfo Costantini dei locali Arnold’s & Patatina e Pisellino.

Ci dobbiamo riabituare a quello che prima sembrava quasi scontato, ma per noi aquilani ripartire ormai è nel dna: lo facciamo praticamente da 12 anni. Sono contento di tornare a questi ritmi di vita quotidiani anche perché le lunghe chiusure hanno fiaccato un po’ tutti”.

“Viviamo da quasi un anno di speranze, penso davvero che tutti vogliano tornare al più presto alla normalità con tutte le dovute cautele e lavorare a pieno regime”.

“Non ci lamentiamo, è lunedì e tanta gente lavora, speriamo davvero di tornare presto a pieno regime. Intanto è un piccolo passo avanti, i clienti si devono ancora riabituare, sempre una cosa scontata, eppure un pranzo fuori ha assunto dei contorni quasi straordinari”, è il commento di Damiano Zanon, del ristorante Bistrò 26 in Piazza Duomo.

Un primo giorno carico di emozioni anche per Massimo Onofri, titolare del locale Chef Linguini.

“È stato molto emozionante, un’atmosfera da primo giorno carica di un forte simbolismo: speriamo davvero di lasciarci questa pandemia alle spalle e di poter tornare a pieno regime nel più breve tempo possibile”.

“Noi ristoratori viviamo di questo, di uno scambio anche emotivo che l’asporto e il domicilio hanno praticamente azzerato. Oggi chi è venuto a trovarci a pranzo era eccitato, è stata una vera festa!”.