Navelli, dal ghetto al salvataggio di una famiglia ebrea: un filo rosso lungo 500 anni

Dal ghetto ebraico del XVI secolo alla Seconda Guerra Mondiale, per il Giorno della Memoria un tuffo nella storia nell'altopiano di Navelli.

Dal ghetto ebraico del XVI secolo alla Seconda Guerra Mondiale: per il Giorno della Memoria un tuffo nella storia nell’altopiano di Navelli.

Partiranno quest’anno i lavori di restauro al ghetto ebraico di Civitaretenga. Lo annuncia a IlCapoluogo.it il sindaco di Navelli, Paolo Federico, che ricorda: “È una storia che si perde nella notte dei tempi, parliamo dei primi anni del 1500, quando la presenza degli ebrei a Navelli era testimoniata non solo dalla storia tramandata dai racconti orali, ma soprattutto da una serie di segni ebraici nelle componenti architettoniche. Segni che poi sono stati mutati in quelli cristiani, dal Sole di San Bernardino all’iscrizione IHS”.

“Il ghetto – prosegue il sindaco di Navelli –  esiste ancora, fisicamente, e in dialetto viene chiamato ‘ru busc’, in quanto com’è noto i ghetti avevano una sola entrata, senza uscita, nonostante fossero piccoli quartieri, con tanto di piazzetta. C’è quella che dovrebbe essere stata la sinagoga, oggi palazzo Perelli. La presenza degli ebrei viene ricondotta alla ricchezza dello zafferano e della pastorizia a Civitaretenga che, per la sua particolare posizione, controllava i flussi commerciali tra nord e sud. La tradizione popolare vuole che l’idea del monte dei pegni nacque proprio a Civitaretenga, dove in seguito San Bernardino della famiglia dei Paschi prese l’idea di fondare il blasonato Monte dei Paschi di Siena”.

navelli ghetto foto massimiliano d'innocenzo

Navelli, la famiglia ebrea salvata dalla furia nazista.

A distanza di oltre 500 anni, la storia del ghetto ebraico di Navelli si ricollega alla Seconda Guerra mondiale e alle persecuzioni naziste. Navelli, infatti, fu terra di confino per una famiglia ebrea che poi fu aiutata a salvarsi dalla sanguinosa ritirata tedesca.

“Nel 1943 – sottolinea il primo cittadino – a Navelli fu internata una famiglia di ebrei, i Fleischmann. Con l’armistizio, quando i tedeschi passarono a razziare e rastrellare il territorio, la famiglia Fleischmann, con l’aiuto dei carabinieri, all’epoca comandati dal maresciallo di origini aquilane Mario De Nardis, fu nascosta a Bominaco, dalla famiglia Aloisio. Per questo, gli eredi del maresciallo riceveranno il titolo di ‘Giusto tra le Nazioni’ alla memoria del coraggioso carabiniere”.

Del periodo di Navelli della famiglia Fleischmann è stato pubblicato il libro “Un ragazzo ebreo nelle retrovie”, con gli scritti del figlio Luigi: “Il libro, curato dal professor Claudio Facchinelli per la casa editrice La Giuntina di Firenze, è stato presentato a Navelli durante il mio primo mandato”.

(Foto Comune di Navelli e Fondazione Silvio Salvatore Sarra Civitaretenga)