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Tagliacozzo, Di Stefano il primario della lista

Fermento a Tagliacozzo in vista delle prossime elezioni comunali. Il nome dell'outsider Pierluigi Di Stefano, chirurgo, spariglia le carte, mettendo a nudo l’incertezza politica degli altri concorrenti.

Fermento a Tagliacozzo in vista delle prossime elezioni comunali. L’outsider Pierluigi Di Stefano, chirurgo, spariglia le carte, mettendo a nudo l’incertezza politica degli altri concorrenti: in fondo di Stefano le elezioni le ha già vinte senza nemmeno candidarsi.

Questa settimana c’è stato molto fermento nella Marsica. In particolare a Tagliacozzo dove l’ipotesi non confermata, ma soprattutto inaspettata, di un outsider per la corsa alle prossime comunali, ha suscitato reazioni più o meno scomposte da parte di coloro i quali sono convinti che la Pandemia in corso li avrebbe resi immuni da sorprese più o meno piacevoli.

Mentre si rincorrono le voci di approcci e sondaggi tra esponenti dell’opposizione e della maggioranza che, se non altro in questo momento, apparirebbero poco credibili, ecco spuntare dalle retrovie il primario di chirurgia dell’ospedale di Avezzano. Profilo troppo perfetto per essere vero: Pierluigi Di Stefano.

Cosa avrebbe preoccupato di più per questa candidatura ai tre naturali concorrenti: Giovagnorio, sindaco uscente; Di Marco Testa, ex sindaco, e il giovane Montelisciani?

Sicuramente l’idea che Di Stefano possa aggregare in una lista civica tante anime di diversi fronti politici, grazie al fatto che il consenso nei suoi confronti sarebbe altissimo per le qualità umane e professionali. Giovagnorio fino a questo momento è stato abbastanza convinto che nulla potesse scalfire la sua posizione. Tanto più che nell’ultimo periodo è parsa intelligente la manovra di largo avvicinamento nei confronti di Montelisciani. Quest’ultimo, con l’eventuale candidatura di Di Stefano, che 5 anni fa sostenne la sua lista, avrebbe la grande opportunità di chiedere la poltrona di vicesindaco e fare un’esperienza ricca che lo vedrebbe il naturale candidato nel futuro. La posizione di Di Marco Testa e del suo gruppo resterebbe dubbia, ma è verosimile che se rinunciasse alla candidatura avrebbe molto da chiedere sia a Giovagnorio che a Di Stefano, potendo godere di molti voti che in una sfida a due sarebbero decisivi.

Pertanto comunque vada l’unico dato di fatto è che perché si mischino bene le carte è necessario l’outsider. E Di Stefano interpreterebbe questo ruolo alla perfezione e se non si candiderà sarà un peccato per Tagliacozzo.

E lo sarà perché le richieste che ha ricevuto interpretano il malessere di una parte della cittadinanza che evidentemente ha perso la bussola politica e dell’agenda amministrativa. Ma se Giovagnorio ritiene che la sua compagine sia il nord assoluto cui fare riferimento, di certo non si capisce dove vogliano posizionarsi Di Marco Testa e Montelisciani. Di Marco Testa centro destra, ha perso le amministrative all’ultima tornata in malo modo, Montelisciani le ha perse di poco. Entrambi all’opposizione in Comune non sono riusciti ad incalzare Giovagnorio. E poiché l’azione di Giovagnorio ha fatto molto discutere anche nelle fila di coloro che lo avevano sostenuto, non si capisce chiaramente quali siano le capacità politiche dei due ovvero le ambizioni degli attuali oppositori.
Giovagnorio ha già rilanciato con l’attuale compagine il campus scolastico, il centro sportivo e in generale l’azione amministrativa. Gli altri appaiono fermi e indeboliti nella proposta.

Se si vuole contrastare politicamente Giovagnorio l’unica manovra possibile è proporre insieme le anime di Di Marco Testa e Montelisciani, mettendo da parte le rivincite personali; e Di Stefano, per questa operazione, sarebbe perfetto. Se non accettasse, potrebbero esserci altri nomi.

Bisognerà fare i conti con la pandemia se si voterà in primavera e Tagliacozzo ha molti residenti fantasma. Tre liste potrebbero riservare sorprese. Ma di certo, da quanto risulta al Capoluogo, Di Stefano non è l’unico nome che potrebbe sparigliare le carte.
Se così non fosse la circolazione del nome di di Stefano questa settimana è stata utile per capire l’incertezza politica degli altri concorrenti e se vogliamo la fragilità delle aggregazioni.
Perché in fondo di Stefano le elezioni le ha già vinte senza nemmeno candidarsi.