Scuola, i ragazzi preferiscono le lezioni in presenza: “Ci è rimasto solo questo”

Scuola in presenza, gli studenti delle superiori la preferiscono alla dad. Il Centro studi dell'Ordine degli psicologi conferma questa tesi. La parola agli studenti: "Al tempo della pandemia c'è rimasta solo la classe per praticare un po' di sana socialità".

“La scuola in dad ha stufato. Tornare in classe è stato davvero emozionante dopo quasi 2 mesi. Con le palestre chiuse e senza niente da fare nel pomeriggio, abbiamo solo questo per praticare almeno un po’ di socialità”.

Questo il pensiero comune a diversi studenti aquilani, riassunto dal Capoluogo che ha voluto fare una sorta di “sondaggio” a una manciata di giorni dal rientro in classe, dopo le festività natalizie, ma soprattutto dopo quasi due mesi di dad.

Un’indagine che conferma i dati consegnati al ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, e che è stata portata avanti dal Centro Studi del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi nell’ambito delle attività congiunte con il Ministero dell’Istruzione per dare supporto alle istituzioni scolastiche nel periodo dell’emergenza.

Oltre 6 ragazzi su 10 fra i 14 e i 19 anni tengono “molto” alla didattica in presenza. Oltre il 54% ne soffre “molto” la mancanza. La scuola è associata a socialità, crescita, confronto, le lezioni a distanza a fatica, stress, noia.

A tenere alla scuola in presenza, secondo il report realizzato dal Cnop, sono praticamente tutti i giovani intervistati, con una quota di “molto” davvero alta (63%), mentre ad apprezzare la didattica a distanza sono meno di 4 studenti su 10, e, in ogni caso, con un numero di “molto” decisamente più bassa (12%). Si registra anche un sensibile calo della “fedeltà” alla partecipazione alle lezioni a distanza. L’86% dei giovani intervistati dichiara infatti di aver seguito tutte le lezioni a distanza durante il lockdown, mentre ora la quota scende al 70%.

Il 67% dei ragazzi intervistati afferma di non avere problemi con le dotazioni tecnologiche; gli altri, quelli che manifestano difficoltà, lamentano l’assenza o cattiva qualità della connessione.

Quasi tutti i giovani intervistati (il 94% del campione fra chi risponde “molto”, 54%, e chi abbastanza, 40%), in definitiva, sentono la mancanza della scuola in presenza, e il 98% a settembre era felice di poter rientrare in aula. Il sentimento prevalente, in questo momento, tra i giovani italiani è negativo e si traduce soprattutto in tristezza, malinconia, paura, rabbia e distacco. I sentimenti positivi sono minoritari.

Scuola in presenza, la parola agli studenti aquilani

“L’anno scorso è andata così, è stato difficile arrivare a fine anno, tanto che per molti di noi si è trattato di una vera e propria liberazione – spiega una studentessa liceale aquilana sentita dal Capoluogo -. Quest’anno non pensavamo proprio di dover fare il bis. La scuola non è solo compiti in classe e interrogazioni. In un momento come questo per noi è l’unico sfogo e unica occasione per stare con gli amici, per scambiarsi idee, segreti e opinioni”.

“Non è vero, come dicono tanti adulti, che siamo isolati dietro i nostri pc, tablet e smartphone. Lo facciamo semplicemente perchè da un anno quasi non ci è consentito fare altro: non possiamo andare in palestra, non possiamo incontrarci tutti insieme sotto i portici, non possiamo andare a mangiare una pizza. Se ci togliete anche quelle ore, la tecnologia serve anche a mantenerci in contatto”, spiega un altro adolescente.

Pensieri confermati da David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi.

“Ascoltare le opinioni dei giovani, i loro vissuti, è importante. In questo caso i dati dell’indagine ci consegnano uno scenario molto chiaro: la didattica a distanza non attutisce i danni dell’impossibilità di andare a scuola e porta soprattutto stress, noia, fatica”.

“Della scuola in presenza ai ragazzi piace la socialità, la possibilità di avere un confronto con gli altri e la possibilità di frequentare amici e compagni, che la didattica a distanza non garantisce. Mentre della scuola in presenza i giovani non apprezzano gli orari rigidi, marginale nota positiva della didattica a distanza”.

“La dad è uno stress – racconta un giovane studente di un istituto aquilano – ho tanti compagni e amici che vivono appena fuori città e hanno avuto problemi quasi quotidiani per connettersi”.

“I professori sono stati molto comprensivi. Non collegarsi, non esserci crea un danno le cui conseguenze le paghiamo solo noi. Si, è vero, a qualche coetaneo della scuola non importa nulla: ma c’è anche chi vuole studiare e non vede l’ora di prendere il diploma perchè ha già ben chiaro cosa vuole fare della sua vita e abbiamo bisogno di didattica in presenza per avere un bagaglio culturale decente e che ci consenta di andare avanti”.

“Sono dati che devono farci riflettere e guidare il nostro operato. Uno spaccato di come i nostri ragazzi stanno vivendo questo momento. In questi mesi abbiamo dato alle scuole risorse per promuovere attività di sostegno psicologico per fare fronte a situazioni di insicurezza, stress, ma anche paura e tristezza fra gli studenti e il personale“, ha detto il ministro Azzolina.

Questo lungo periodo di lontananza dalla scuola come spazio fisico ha fatto riscoprire la valenza della scuola come “spazio psicologico”, terreno fondamentale per il percorso di crescita dei futuri adulti.

La scuola non solo come luogo fisico di trasmissione di informazioni e contenuti: ma un luogo di relazioni, di costruzione di socialità, di educazione emotiva.

“È ora fondamentale aiutare le ragazze ed i ragazzi a recuperare e a superare il malessere psicologico che si è creato con azioni efficaci e, al contempo, attrezzarci meglio per il futuro, perché la scuola possa valorizzarsi come luogo di crescita psicologica per la vita”, ha detto ancora il presidente del Cnop.