Quantcast

Violazioni a norme anti Covid: fioccano ricorsi dei locali chiusi a L’Aquila

Violazione norme anti Covid: i gestori del locale La Dolce Vita, recentemente sanzionato, promettono battaglia. Per il loro legale mancano i presupposti costituzionali.

Le sanzioni fatte dalla polizia dell’Aquila ad alcuni locali del centro storico che avrebbero violato le disposizioni anti Covid del Dpcm, non sono state “digerite” volentieri dai gestori che non solo non ci stanno, ma promettono battaglia e ricorsi.

Lo assicura, sentita dal Capoluogo, l’avvocato Maria Leone, del foro dell’Aquila, che difende gli interessi dei fratelli Di Luzio, titolari del noto locale La Dolce Vita, da poco ricollocato  su Piazza Regina Margherita, dopo un lungo periodo, conseguente al post sisma, su Viale Corrado IV.

Venerdì 15 gennaio, ultimo giorno di zona gialla per l’Abruzzo, prima del passaggio in zona arancione, alcuni operatori di polizia in borghese avevano segnalato la presenza di numerosi giovani intenti a consumare all’esterno e all’interno dei locali in piazza Regina Margherita, violando, a quanto pare, le disposizioni in materia di Covid.

Tra i locali oggetto di sanzione, La Dolce Vita.

L’Aquila, violano disposizioni anti Covid: sanzioni e chiusure a 3 attività

Secondo l’avvocato Leone, non ci sarebbero assolutamente i presupposti, nè per la sanzione, nè per la revoca della licenza per una durata di 5 giorni. “Soprattutto in un momento come questo, dove i gestori dei locali sono fiaccati dalla mancanza di indotto e introiti”.

“Visti anche i pareri di autorevoli costituzionalisti – spiega l’avvocato Leone – e considerata una delle pronunce in merito del Tribunale di Roma subito prima di Natale, riteniamo che per quanto riguarda la situazione dei miei clienti non sussistano i profili di illegittimità emanati dal governo del premier Conte”.

“A riguardo – chiarisce ancora l’avvocato Leone – si è espresso anche il presidente della Corte Costituzionale Giancarlo Coraggio“.

Il presidente Coraggio ha affermato che la Costituzione prevede che qualora venisse dichiarato lo stato di guerra, al governo sarebbero conferiti tutti i poteri. “Una situazione non paragonabile allo stato di emergenza attualmente in vigore”, afferma il legale.

“Con questi presupposti, pensiamo che valga la pena provare a proporre ricorso avverso alle sanzioni”, conclude l’avvocato Leone.