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Sisma Alto Aterno, dopo 4 anni finalmente una svolta nella ricostruzione

Sisma 2017: 4 anni dopo quei tragici momenti, finalmente una svolta nell'alta Valle dell'Aterno per quanto riguarda la ricostruzione. Il viaggio del Capoluogo da Capitignano a Montereale, passando per Campotosto coperta di neve.

Sono passati già 4 anni dal sisma che il 18 gennaio 2017 sconvolse l’Alta Valle dell’Aterno.
Il ricordo di quei momenti terribili si accompagna però, quest’anno, alla speranza: finalmente la ricostruzione sembra essere a una svolta positiva.

Un terremoto, quello del gennaio 2017, che oltre a causare ingenti danni, portò a un conseguente spopolamento che fiacca ancora oggi l’economia e l’indotto del territorio. La ricostruzione partita in ritardo, il lavoro che non c’è e i giovani che fuggono via.

Finalmente adesso, si comincia a vedere qualcosa sul fronte ricostruzione, soprattutto, ascoltando le parole di alcuni sindaci del territorio, molto è cambiato da quando è stato nominato Giovanni Legnini nuovo commissario.

A dirlo al Capoluogo sono i primi cittadini dei comuni maggiormente coinvolti e colpiti dal sisma di gennaio 2017: Montereale, Capitignano, Campotosto. Luoghi che avevano già subito la furia del terremoto del 6 aprile 2009.

L’intervista al sindaco di Montereale, Massimiliano Giorgi.

“Tra la grande nevicata e il terremoto – ricorda il sindaco – la prima sensazione fu di impotenza e frustrazione, ma insieme alle forze dell’ordine ci siamo subito attivati per i soccorsi”.

Fortunatamente il sisma non fece vittime né feriti, ma i danni furono ingenti con circa il 70 per cento delle abitazioni di Montereale inagibili.

Dopo anni di immobilismo sul fronte ricostruzione, la svolta: “Si è fatto adesso quello che si doveva fare 4 anni fa: il commissario Legnini ha dato una grande spinta, favorendo uno snellimento molto forte in questi ultimi mesi. L’ufficio per la ricostruzione ha rilasciato provvedimenti in tempi quasi record favorendo anche la situazione del primo cratere, quello del 2009″.

Sisma e ricostruzione: la pandemia che non aiuta

Se sul fronte ricostruzione quindi la situazione sta migliorando, Montereale non è riuscito però a colmare la grande voragine conseguente allo spopolamento post sisma.

“Sono andate via un centinaio di persone nel tempo e con la situazione attuale, in piena pandemia, è anche difficilissimo pensare di farli tornare. Spero che una volta partita la ricostruzione privata, con la sistemazione delle seconde case, lasciata l’emergenza Covid, possano tornare tutte quelle persone che dalle nostre parti hanno la seconda abitazione e hanno sempre favorito anche l’indotto turistico”.

“Questa estate, quando i contagi erano scesi, abbiamo registrato dei numeri che non si facevamo da prima del terremoto del 2009. In paese e nelle frazioni è tornata tantissima gente, con la voglia di scoprire e riscoprire questi posti meravigliosi. Se non riusciamo a riprendere un minimo di normalità non ne usciamo. La pandemia ha fatto venir meno tante tradizioni anche a livello culturale che fanno parte del nostro essere e che hanno sempre funzionato anche come naturale richiamo”.

“Sono fiducioso, la presenza del commissario Legnini adesso è molto rassicurante. Dobbiamo aspettare, nella speranza che anche il vaccino aiuti a guardare avanti con maggiore entusiasmo”, conclude Giorgi.

Campotosto, la svolta a 4 anni dal sisma

Campotosto, borgo affacciato sull’omonimo lago, il bacino artificiale più grande d’Europa, è un altro dei luoghi più colpiti dal sisma del 2017.

Quattro scosse che non hanno fatto rumore. Un terremoto, soffocato sotto la neve, che ha cancellato il volto originario del paese. 

Poco più di cento gli abitanti su tutto il territorio comunale, prima del sisma di quattro anni fa erano 150 solo nel centro del paese.

Nel 2019, dopo 2 anni dal tragico evento, il paese ha potuto riavere la sua chiesa, seppur provvisoria, grazie alle donazioni dell’8 per mille. La chiesa, una struttura temporanea in legno, è stata donata dalla Caritas Italia

Campotosto, tre terremoti, quattro anni dopo l’ultimo: esiste e resiste

 

L’intervista al sindaco di Campotosto, Luigi Cannavicci.

“Il 2020, nonostante la pandemia, per noi è stato l’anno della svolta per quanto riguarda la ricostruzione. Posso dire seriamente che siamo ripartiti da quando è stato nominato commissario Legnini. Negli ultimi mesi sono stati rilasciati diversi contributi, soprattutto per quanto riguarda il cratere del 2009-2016″.

Campotosto trovandosi nel doppio cratere, per la questione aggregati aveva il problema di chi pagasse i danni ulteriori e l’ufficio speciale di Fossa non sapeva come fare. Adesso, rispetto al periodo precedente, tante pratiche sono state snellite. Ora come ora i cantieri sono fermi ma semplicemente a causa della neve. Le macerie in ogni caso non ci sono più, sono state finalmente tolte”.

campotosto neve 2021

“Siamo rimasti in 125, tanti abitano ancora negli alloggi del Progetto Case all’Aquila e i giovani, quei pochi che sono rimasti, a fatica portano avanti le loro attività.  Ci sono due artigiani, un falegname e un produttore delle famose mortadelle di Campotosto. Qualcuno è rimasto, ma chi lavora fuori non torna nemmeno in estate non avendo la casa agibile”.

“Questa estate c’è stata una vera e propria scoperta dell’Abruzzo interno: ad agosto qui era pieno di gente, il lago era costantemente affollato, con fuochi dappertutto, tanto da destare preoccupazione. Per il resto, a prescindere dalla pandemia, viviamo ancora la situazione di un turismo ‘mordi e fuggi’ mancando le attività ricettive spazzate dal sisma”.

“Tanti hanno capito che con il Covid 19 è meglio questo tipo di turismo che possiamo offrire noi. Per questo, di pari passo con la ricostruzione, porteremo avanti tutte le attività necessarie e indispensabili per rientrare in quel circuito attrattivo pre sisma fatto non solo di paesani con le seconde case, ma di gente che ci sceglie perché qui può trovare tutto quello di cui ha bisogno”.

Anche a Capitignano c’è una svolta nella ricostruzione

L’intervista al sindaco Maurizio Pelosi.

“In un contesto così triste come quello della pandemia, possiamo da una parte tirare finalmente un sospiro di sollievo per quanto riguarda la situazione ricostruzione: con l’arrivo del commissario Legnini sono state velocizzate tante situazioni, qualche cantiere è partito  e la faglia attiva su Capitignano attenzionata”.

terremoto capitignano

La faglia attiva di Capitignano, individuata nella zona nord/ovest del paese, aveva imposto una sorta di stop ai cantieri per essere poi oggetto di studio.

Terremoto Capitignano, 3 anni dopo e la ricostruzione che non c’è

“Siamo stati fortunati ad avere avuto le Sae – spiega Pelosi – che hanno consentito di arginare in un primo momento il problema dello spopolamento”.

“Adesso le cose vanno molto meglio, sono sbloccate le situazioni di diversi aggregati e presumo che intorno a marzo sapremo anche come andare avanti”.

È chiaro che la sovrapposizione dei danni dovuti dai due terremoti (quello del 2016 e quello del 2017), ha complicato non poco il quadro della ricostruzione.

A questo, si è aggiunto la chiusura di diverse attività commerciali, all’ulteriore abbandono dei residenti verso altri lidi, fino all’aumento della disoccupazione: tutti elementi che hanno contribuito fino a poco tempo fa a dare del paese un’immagine desolante e con poche speranze di immediata ripartenza.

“Questa estate è tornata un sacco di gente nel periodo di agosto. La pandemia ha frenato anche il rientro del week end dei tanti paesani che vivono da tempo nella Capitale, che hanno sempre scelto Capitignano come buen retiro del fine settimana. Dobbiamo sperare che sia efficace la campagna vaccini anche per impostare un discorso serio sul turismo e sul circuito da creare per riportare persone da queste parti”.

“Speriamo bene, stiamo mantenendo alta l’attenzione e siamo fiduciosi. Non dimentichiamo la commovente generosità di chi ci diede una mano a gennaio di quattro anni fa. Sono ricordi che non vanno via, ma è giusto guardare avanti e farlo con sempre rinnovato ottimismo”, conclude il sindaco.

Rigopiano quattro anni dopo. Legnini: impegno per ricostruzione sicura e sostenibile

In quei giorni terribili non fu solo il sisma a sconvolgere l’Abruzzo interno, ma anche la valanga che spazzò via l’hotel di Rigopiano causando 29 vittime.

4 anni dopo, in questo giorno funesto, il ricordo e le parole del Commissario Straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016 Giovanni Legnini.

“Oggi ricordiamo l’immane tragedia di Rigopiano, l’enorme valanga di quattro anni fa che causò 29 vittime, e ci stringiamo nel dolore e nel ricordo ai famigliari, che attendono verità e giustizia. Il 17 e 18 gennaio del 2017 furono giorni drammatici, il terzo atto della sequenza di forti scosse sismiche che nei mesi precedenti avevano sconvolto il Centro Italia”. 

“Il ricordo dei morti innocenti di Rigopiano, come quelli di Amatrice, Accumoli e Arquata, deve rappresentare un ammonimento costante. Sarà la Giustizia a stabilire la verità su Rigopiano, chi ha perso i propri cari e tutta la comunità ne hanno diritto. Le istituzioni e coloro che le rappresentano hanno comunque il dovere di evitare che, per responsabilità degli uomini, i fenomeni naturali si trasformino in tragedie come quelle del Centro Italia e di tanti altri territori del nostro meraviglioso Paese. E’ per questo che abbiamo assunto l’impegno per una ricostruzione sicura e sostenibile”. 

“Negli anni successivi è prevalsa un’insostenibile lentezza a causa di uno schiacciante peso della burocrazia e delle enormi difficoltà legate ad un grado di distruzione e di fragilità molto elevate. Ed è così che alla voglia di ripartenza è subentrata una crescente sfiducia nella possibilità di far rinascere territori e borghi bellissimi”. 

“Nei mesi della pandemia, grazie anche ad un rinnovato impegno ed attenzione del Governo e del Parlamento, abbiamo riscritto e fortemente semplificato le regole per i cittadini e le imprese, i professionisti e le istituzioni locali. Abbiamo aumentato gli organici del personale tecnico ed amministrativo, ottenuto maggiori risorse per la ricostruzione pubblica, ci siamo muniti di una strategia puntuale per ricostruire e ripartire”.

“Nonostante il COVID19, i primi concreti risultati sono arrivati: 4 mila famiglie sono già rientrate nelle loro case, 1.700 l’anno scorso, e a fine 2020 avevamo 3.200 cantieri aperti, con 8 mila domande di contributo in più. Abbiamo definito scadenze e programmi per far sì che nel corso del 2021 altre miglia di cantieri privati e pubblici possano partire. Ne daremo più puntuale conto nel rapporto che presenteremo agli inizi di febbraio. Ciò che è certo è che il 2021 dovrà essere l’anno dell’operosità e delle realizzazioni per recuperare quella fiducia che stava scemando”. 

Soprattutto, in questi mesi, abbiamo assunto decisioni concrete affinché, nel ricostruire, quei territori diventino luoghi di vita e di lavoro sicuri. Molta cura dovrà essere riservata alla sicurezza sismica degli edifici, da ricostruire nel rispetto della legge e anche con l’utilizzo dei superbonus edilizi, e molta attenzione dovremo riservarla alla cura di un territorio di per sé fragile”.

“Per questo stiamo portando avanti con rapidità, grazie alle competenze scientifiche dell’INGV e delle Università lo studio delle Faglie attive e capaci, e abbiamo disposto la realizzazione, insieme all’Autorità di Bacino dell’Italia Centrale, degli approfondimenti degli studi sulle frane che interessano i centri da ricostruire, per poi intervenire con un nuovo piano di interventi di mitigazione e contrasto ai dissesti idrogeologici. Si ricostruirà solo dove sarà possibile assicurare la sicurezza degli edifici e dei cittadini, non arrestandosi di fronte alla necessità di eventuali dolorose scelte di delocalizzazione”.