Sisma Alto Aterno, 4 anni dopo: impossibile dimenticare

Sisma Alto Aterno, 4 anni dopo è ancora difficile dimenticare. La ricostruzione a Capitignano, così come nei comuni limitrofi è partita da poco.

Sono passati 4 anni dal sisma che il 18 gennaio 2017 devastò l’Alto Aterno.

Riceviamo e pubblichiamo i ricordi di quella giornata da parte di Pio Fulvi.

“Sarà difficile, se non impossibile, dimenticare lo scenario da incubo che si presentò agli occhi degli abitanti del Centro Italia all’alba del 18 gennaio 2017 e, in particolare, alle genti dell’Alta Valle dell’Aterno, Cagnano Amiterno, Montereale, Capitignano e Campotosto.

A Capitignano la neve caduta durante le notte aveva raggiunto la quota di un metro e quaranta centimetri circa, e continuava a scendere imperterrita.

Tutte le strade erano completamente bloccate per il mancato passaggio degli spazzaneve. Nessun mezzo poteva transitare sulle strade.

I tetti dei fabbricati in pericolo di crolli improvvisi per il peso della neve, persone impossibilitate a muoversi dalle proprie case. La paralisi generale regnava nel paese e nelle sue frazioni.

Come se una simile terrificante scena non fosse bastata a creare il sufficiente panico, verso la metà della stessa mattinata, nel mentre si era freneticamente intenti a spalare la neve dai cortili, dai tetti, dalle piante, si scatenò all’improvviso il finimondo con l’inizio di una serie di sciami sismici di intensità medio alti e con epicentro a poche centinaia di metri proprio da Capitignano, in direzione nord/ovest, verso quella città di Amatrice che, di li a poco, avrebbe visto le sue bellezze urbanistiche lasciare il posto ad un orribile cumulo di macerie con al di sotto le centinaia di persone, di animali e di cose.

In genere non ci si spaventa più di tanto, e ci si riprende quasi subito per una scossa che, seppur forte,  duri  solo qualche secondo, ma dover assistere, come quella mattina, ai continui boati succedutesi in serie a distanza di pochissimi minuti uno dall’altro, produce un terrore e un totale  smarrimento tanto da far giungere a ritenere inconsciamente che sia giunta la fine del mondo!

Sempre in quello scenario si innestò la triste notizia che a causa del forte sisma una valanga di neve aveva  travolto violentemente l’albergo di Rigopiano rubando la vita a 29 persone, tra ospiti e personale dipendente, dopo che le stesse avevano vissuto ore di angoscia per essere state sommerse e circondate da tre metri di neve e pregando Dio che potessero arrivare in tempo i soccorsi per uscire da quella trappola mortale.

Alcuni dati di quel momento storico: Quattro Regioni coinvolte: Lazio/Abruzzo-Marche/Umbria; 303 morti, circa 80.000 immobili danneggiati,case, attività, edifici pubblici, tra cui scuole, Municipi e Chiese. 23 Comuni dell’Abruzzo sono stati inseriti nel Cratere del sisma. 6 per L’Aquila: Pizzoli, Barete, Cagnano Amiterno, Montereale, Capitignano e Campotosto; 16 per Teramo: Campli, Castel Castagna, Castelli, Civitella del Tronto, Colledara,Cortino, Crognaleto,Fano Adriano,Isola del Gran Sasso,Montorio al Vomano, Pietracamela,Rocca S. Maria, Teramo, Torricella Sicura,Tossicia e Valle Castellana; 1 per Pescara: Farindola.

Nel nostro Comprensorio, fortunatamente senza registrare  vittime, ad aver subito maggiori danni alle cose è stato certamente il Comune di Campotosto che ha visto il suo centro storico praticamente azzerato.

Dopo una prima fase di interventi da parte dello Stato con leggi, Regolamenti, interventi sui territori con istituzioni di Uffici Speciali, realizzazione di manufatti di emergenza in legno- S.A.E.- concessione del Contributo di Autonoma Sistemazione C.A.S.- sono seguiti purtroppo lunghi periodi di inefficienze e gravi stalli nelle procedure per le ricostruzioni, dovuti a molteplici fattori come la rallentata incisività della politica nazionale e locale, le croniche carenze di personale negli Uffici Speciali, nei Comuni, le numerose complicanze connesse alle scarse corrispondenze degli accatastamenti con le reali proprietà immobiliari dei dichiaranti, soprattutto nei piccoli centri montani.

Un quadro sconfortante che, se aggiunto ad altre problematiche come per esempio gli eccessivi incarichi in capo ai vari progettisti/Presidenti/Amministratori, ai tre cambi alla carica di Commissario Straordinario per la Ricostruzione, Vasco Errani, Piero Farabollini e, di recente, Giovanni Legnini, si può ben comprendere, ma non certamente giustificare, l’attuale stato dell’arte della Ricostruzione pubblica e privata, leggera e pesante, che non vede cantieri aperti ma solo paesi abbandonati e desolati e senza la minima socialità, senza esercizi commerciali aperti, all’infuori di qualche eroe che ancora tenta di resistere.

L’avvento dal mese di febbraio/marzo 2020 della pandemia da COVID-19 ha dato il colpo di grazia a quelle residue e recondite speranze delle popolazioni di potersi risollevare un giorno dalle situazioni create dai terremoti. Gli addetti ai lavori,Stato, Regioni, Sindaci, Giunte comunali, professionisti, Presidenti di Consorzio, Amministratori di Condominio, dovranno continuare, malgrado tutto, a legiferare, snellire, coordinare, proporre e stimolare affinchè si prosegua negli iter per risanare tutti i patrimoni urbanistici e, non ultimi, gli animi lacerati dalle eccessive tragedie calamitose avventatesi congiuntamente sulle popolazioni residenti nei crateri del sisma.

Capitignano, a 4 anni dal sisma, ha urgente necessità di avere un competente Assessore alla Ricostruzione, alla cui nomina, stranamente, non si è mai provveduto a far data dal 2016, seppur in presenza di sovrapposizioni sismiche succedutesi in soli 7 anni (2009/2016/17)

Capitignano ha urgenza estrema di un progetto chiaro di come esso dovrà essere presentato a fine ricostruzione agli abitanti e all’esterno e che dia la esatta dimensione di come sarà il futuro vivere urbanistico e sociale.

Abbiamo solo un bar operativo, sì di grande utilità in questo momento, ma insufficiente a garantire la giusta socialità ai cittadini non garantendo sufficiente capienza, l’altro  locale, nato con le migliori aspettative, vuoi per la pandemia vuoi per altri diversi inconvenienti, ha ormai da tempo chiuso i battenti disattendo ogni preventivo ottimismo e l’Amministrazione comunale è chiamata a prendere urgentemente tutti i possibili provvedimenti, anche drastici, qualora dovesse occorrere, al fine di riconsegnare alla cittadinanza quell’antica occasione di incontro prima che sia troppo tardi.

Abbiamo notizia, e l’apprendiamo con soddisfazione, delle numerose assunzioni di personale tecnico ed amministrativo nei vari Uffici Speciali, 130 in tutto, di cui 30 dovrebbero prendere servizio presso l’USR di Teramo dove a dirigere è stato  chiamato il Dott. Vincenzo Rivera che sin dall’inizio della sua nomina opera con efficienza per cercare di risolvere con celerità le innumerevoli competenze attribuite all’Ufficio. Sappiamo anche che la verifica sulle Faglie Attive Capaci (FAC) sta finalmente procedendo speditamente dopo lunghi silenzi e che ad Ussita sia stata addirittura eliminata consentendo la ripresa delle ricostruzioni.

I Tecnici incaricati presumono che entro questa primavera potrà essere valutata anche la Faglia che attraversa Capitignano nella parte nord investendo gran parte della Frazione di Mopolino alto, Sivignano e Paterno, sperando che anche per essa possa esserne verificata la insussistenza, così da poter ripartire anche qui con i vari progetti di risanamento.

Un grande neo riteniamo sia stata la proroga del 110% per il bonus energetico e sismico solo fino alla data del 31/12/2022 ma a condizione che alla data del 30 giugno 2021 si sia realizzato almeno il 60%  dei lavori. Si era parlato di Progetto Italia già dal 2016 che avrebbe dovuto prevedere la messa in sicurezza di tutti gli immobili realizzati lungo la fascia appenninica e ad alto rischio sismico.

Un progetto ottimo che,purtroppo, le scadenze così stabilite porranno di certo  un enorme freno ad operare in quel senso.

Un atto incomprensibile del quale qualcuno dovrebbe fornire una adeguata spiegazione visto che tale contributo avrebbe non solo garantito sicurezza urbanistica ma avrebbe consentito un forte rilancio economico e fornito migliaia di  occasioni di lavoro per operai, artigiani, professionisti e a tutto l’indotto che ne sarebbe derivato”.