Capitale della Cultura, L’Aquila riparte dalla sua forza e ricorda Rigopiano

L'Aquila non sarà Capitale della Cultura 2022. Le reazioni a caldo, Biondi: "Se avessimo vinto il titolo, lo avremmo dedicato alla memoria delle vittime di Rigopiano".

L’Aquila non sarà Capitale Italiana della Cultura 2022, vince Procida. Le reazioni a caldo: “Se avessimo vinto il titolo, lo avremmo dedicato alla memoria delle vittime di Rigopiano. Ripartiamo dai progetti presentati, siamo già una Capitale della Cultura”.

Conferenza stampa del sindaco Pierluigi Biondi, dopo il verdetto sulla candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2022. L’Aquila si ferma a un passo dal sogno: vince Procida. Biondi rilancia il ruolo di L’Aquila e ricorda le vittime di Rigopiano.

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“Il primo pensiero va a Procida – ha esordito così Pierluigi Biondi, commentando il riconoscimento sfumato di Capotale della Cultura 2022 per L’Aquila – Non è una grande città, a dimostrazione che la cultura non si fa solo nelle grandi metropoli. Se avessimo vinto il titolo, lo avremmo dedicato alle vittime di Rigopiano. A loro oggi vogliamo rivolgere un pensiero, nel triste anniversario della tragedia di 4 anni fa”.

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Non solo delusione, però, per L’Aquila. Il primo cittadino lancia un segnale di ripartenza dopo il mancato titolo, sottolineando il valore del programma presentato per concorrere al riconoscimento di Capitale Italiana della Cultura 2022. “Ripartiamo, comunque, da quanto fatto di positivo: abbiamo presentato un dossier di assoluto valore. Non essere riusciti a vincere non ci impedisce di perseverare sulla strada intrapresa, per dimostrare ancora che L’Aquila è già una vera capitale culturale“.

E per il futuro? L’Aquila ci riproverà? “Non mi piacciono le minestre riscaldate – ha concluso il sindaco Biondi – ma ciò non toglie che in futuro si potrà valutare una nuova esperienza in questo senso”.

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Sulla stessa lunghezza d’onda il professor Pier Luigi Sacco, che ha curato il dossier presentato dall’Aquila. “Il titolo sarebbe stato molto importante per la città, ma il progetto pensato e promosso si potrà comunque realizzare. Assorbiamo la delusione e guardiamo avanti: non bisogna perdere l’opportunità di fare qualcosa di importante per L’Aquila”.

“Il percorso avviato non si ferma” ha confermato il direttore artistico del TSA, Pietrangelo Buttafuoco, aggiungendo: “Attraverso la programmazione abbiamo l’obbligo professionale di farci trovare pronti per il post pandemia. La Cultura è concretezza, anche proposta economica e di commercio. Attraverso il bello, la cultura conferma la vita”.

Tre i punti focalizzati invece dal segretario del MAXXI, Pietro Barrera: “L’idea di capitale della cultura è un modello di sviluppo, a prescindere dal titolo, il secondo relativo al punto di forza dell’Aquila, quello che unisce arte, cultura, chiese e palazzi con ricerca e innovazione e la ‘città territorio’. Speriamo che Palazzo Ardinghelli possa diventare un centro per le proposte di riqualificazione territoriale, proprio in quest’ottica”.

“È stata una competizione agguerrita – ha poi commentato il presidente ABAQ, Rinaldo Tordera – con città concorrenti molto competitive  ed altrettanto meritevoli. L’Aquila ha giocato bene le sue carte. A sostegno della candidatura, infatti, è stato preparato un programma innovativo ed articolato che ha previsto linee di sviluppo locale che superano la dimensione del breve periodo e più in generale dell’anno relativo al riconoscimento, valorizzando le industrie culturali e creative con le filiere produttive ad esse correlate. La candidatura dell’Aquila a Capitale della Cultura per il 2022 ha fatto emergere un grande potenziale di idee, processi e capacità. Per questo il lavoro fatto, oltre ad essere un grande bagaglio di esperienza da poter spendere nella prossima competizione come quella per la Capitale dello Sport e magari per il 2024 sempre a Capitale della Cultura, rappresenta comunque un forte stimolo a impostare, già da domani, un modello culturale diverso che sia occasione di coesione sociale e sviluppo economico. In questo senso l’Accademia di Belle Arti rappresenta un presidio formidabile. Le sue capacità, il suo essere luogo di cultura e creatività per eccellenza, rappresentano un asset formidabile per ripartire tutti insieme e fare in modo che una non vittoria possa diventare punto di partenza e presupposto per traguardi futuri”.