Teatro dei Marsi fermo da un anno, al lavoro per ripartire: “Cambierà il mondo quando riapriranno i teatri”

"Ci saranno altri prezzi, altre organizzazioni, si dovranno riavvicinare gli adulti e servirà investire sui giovani". L'arte dopo la mazzata Covid. Dal Teatro dei Marsi alla petizione nazionale per gli spettacoli dal vivo: parla il direttore Massimo Coccia

AVEZZANO – Show must go on. La prima regola del mondo dell’arte è stata disattesa nell’anno del Covid, sostituita dalla giusta esigenza della salute al primo posto. Inevitabili, però, le conseguenze per le istituzioni culturali: che aria tira tra le poltrone vuote del Teatro dei Marsi?

L’ultimo spettacolo si è tenuto il 29 febbraio scorso, L’Operetta del Pipistrello. In una data in cui era già evidente la paura Covid, con un lieve calo delle presenze in sala. Il 6 e 7 marzo ci sarebbero state le due serate evento di Edoardo Bennato, saltate con le prime restrizioni Covid. “Sarebbe stata la prima data del suo tour nazionale, saltata come tutto il resto degli spettacoli programmati per la stagione”, spiega Massimo Coccia, direttore di Harmonia Novissima – l’associazione che gestisce da 14 anni, con il Comune di Avezzano, la stagione musicale del Teatro dei Marsi alla redazione del Capoluogo.

Da programmazione, adesso, si dovrebbe ospitare Bennato a marzo prossimo, ma se le disposizioni resteranno queste, come sembra probabile “l’evento slitterà ad ottobre 2021, come eventuale inaugurazione della stagione 21/22″.

Tra aprile/maggio e inizio giugno, intanto, si conta di predisporre una stagione breve che prevede una serie di spettacoli – saltati l’anno scorso – strutturati in due set. Uno di pomeriggio, intorno alle 17:30/18, uno di sera, intorno alle ore 21. “Prevedendo che saranno ancora in vigore le norme sul distanziamento sociale, con una programmazione doppia giornaliera di ogni spettacolo si va a contenere il numero degli spettatori presenti in sala” (ricordiamo che il Teatro dei Marsi ha una capienza di 780 posti circa ndr).

Avezzano non ha fatto a meno dell’arte per l’intero 2020. Ad allietare la stagione calda non è mancato Festivalba, nella meravigliosa cornice di Alba Fucens. 

“Alcuni spettacoli si sono tenuti in presenza, ma con un numero contingentato di spettatori”, precisa Massimo Coccia, “altri sono stati fruibili esclusivamente via streaming. Le dirette, in realtà, sono state garantite anche per gli spettacoli in presenza, per garantire al maggior numero di persone possibile la possibilità di seguire gli eventi programmati, divisi in musica classica antica e musica pop. Infine, abbiamo chiuso l’anno con 4 concerti in streaming di musica da camera e il Concerto di Natale, tradizione che siamo riusciti a mantenere anche in emergenza, tenutosi alla Cattedrale di Avezzano, con la Rai come partner, che ci ha permesso, con dirette e servizi speciali, di garantirne sia la promozione e una visione diffusa. La sera stessa abbiamo registrato circa 18mila visualizzazioni, per poi toccare quota 30mila“.

In questo 2021, si preannunciano già appuntamenti di grosso spessore per la nuova edizione di Festivalba, questa volta tutti in presenza, “anche se attendiamo le nuove disposizioni di settore per capire quante persone potranno assistere alle rappresentazioni”.

L’epidemia Covid che impatto ha avuto sull’arte in generale e sulla ripresa a cui era ormai avviato il Teatro dei Marsi?

“Il colpo più duro è stato quello subito dagli artisti: il disastro ha riguardato tutte le maestranze che gravitano intorno al settore spettacolo. Pensate che la perdita economica è stata calcolata in diversi milioni di euro. Lo spettacolo dal vivo, del resto, è una delle aziende più floride dell’Italia, insieme al Turismo”.

“Il problema, purtroppo, è generale. Ha riguardato tutto il paese: è chiaro, infatti, che lo spettacolo e il teatro vivano solo grazie alla presenza del pubblico. L’arte e il suo linguaggio sono rivolti a qualcuno, poiché alla base delle rappresentazioni artistiche di qualsiasi genere c’è un messaggio. Quindi va bene lo streaming come soluzione temporanea, ma non bisogna disabituare il pubblico alla presenza dal vivo. E questa è la scommessa più insidiosa ed importante per il futuro”.

Arte e spettacolo, oltre il Teatro dei Marsi: cosa servirà per ripartire

“È importante, quindi, che si investa le risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo anche nella formazione del pubblico e quindi sulla promozione futura degli eventi. Perché cambierà il mondo quando si tornerà ad aprire i teatri e a consentire nuovamente gli spettacoli in presenza. Servirà una comunicazione precisa e mirata: ci saranno altri costi, ci sarà bisogno di riavvcinare il pubblico anziano e investire sul pubblico giovane. Bisogna quindi predisporre una strategia comunicativa con largo anticipo, perché dopo queste grosse perdite, lo spettacolo – in tutte i suoi centri di diffusione – non potrà farsi trovare impreparato”.

Massimo Coccia, con Harmonia Novissima, è nel Consiglio direttivo dell’AIAM, Associazione Italiana Attività Musicali, ed è tra i promotori della petizione con cui si fa appello al Presidente del Consiglio e al Ministro della Cultura, di far ripartire la musica dal vivo. “Chiediamo una riapertura dei teatri e delle sale da concerto, seppur con capienze limitate, rispettando il distanziamento. Del resto i dati sono dalla nostra parte: l’Agis – Agenzia Italiana dello Spettacolo – ha provato che da maggio a settembre 2020, in tutta Italia si è verificato solo 1 contagio su migliaia di spettatori che hanno preso parte agli spettacoli“.