Festa Sant’Antonio, il fuoco sacro e la benedizione degli animali

Tra sacro e profano, ricorre la festa di Sant'Antonio Abate. Purtroppo la pandemia quest'anno renderà impossibile ripetere il rito dei fuochi, dei canti della tradizione, della benedizione collettiva degli animali

Oggi si festeggia Sant’Antonio. Anche se la pandemia ha spento per quest’anno i tradizionali fuochi e dato uno stop ai festeggiamenti tra sacro e profano, si può comunque ricordare tutto ciò che c’è intorno alla tradizione.

I ricordi di Luigina Salvi

Da bambina, andando in giro per le vie di un paesino dove trascorrevo le vacanze estive, avevo notato che sulle porte delle stalle delle mucche o delle pecore c’erano attaccate delle immagini di Sant’Antonio Abate.

Incuriosita, cercai di interrogare un anziano che gettava palate di letame fuori dalla stalla e mi spiegò che quel santo era il protettore degli animali e aveva accanto a se un “porco” per farlo capire a tutti. Mi raccontò poi che ogni anno, il 17 gennaio, tutti gli animali del paese venivano portati in piazza e venivano benedetti in nome di Sant’Antonio.

Ho avuto occasione nel corso degli anni di assistere a questa cerimonia: cavalli, asini, mucche, pecore, maiali, galline e conigli in gabbia, gatti e cani, tutti sulla piazza del paese, in una atmosfera di cacofonia e di caos, ma di allegria e familiarità, mentre il sacerdote, cercando di far sentire la sua voce, impartisce la benedizione.

La figura di Sant’Antonio Abate è molto popolare e nel mondo contadino viene considerato il protettore contro le malattie degli animali e degli uomini e appare un po’ strano analizzando la sua storia.

Antonio era nato a Coma, in Egitto, sulla riva sinistra del Nilo, da una famiglia agiata nell’ anno 250.

Quando i suoi genitori morirono, donò tutti i suoi averi ai poveri e si ritirò nel deserto e visse come un eremita, dedicandosi alla preghiera e alla penitenza. Spostatosi poi all’interno di una grotta, combatteva le tentazioni che gli apparivano come animali feroci,con un “porco” che lo assaliva e lo spaventava, sottoponendosi a digiuni e penitenze durissime che lo facevano trionfare sulle tentazioni.

Quando nel 311 si diffuse l’eresia ariana, Antonio si recò ad Alessandria per predicare e incontrare gli incerti e ricondurli all’ovile, ma poi si ritirò di nuovo in un eremo accanto al Mar Rosso dove continuò a combattere contro i suoi demoni e morì all’età di 105 anni, il 17 gennaio 355.

Sulla sua tomba fu costruita una chiesa e un monastero, ma le sue reliquie nel 635 furono portate a Costantinopoli e infine ad Arles, in Francia, tra il IX e il X sec.

Sant’Antonio Abate è invocato anche per scongiurare gli incendi e il suo nome è legato ad una forma di herpes, nota come “fuoco di Sant’Antonio” o fuoco sacro.