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Salute Mentale, è allarme Covid: gli aiuti arrivano dall’Europa

Soli, schiavi della paura e dei disagi psicologici. Anno nero per la tutela della salute mentale, nel mezzo della pandemia. "Ma il sistema di tutela è fragile da tempo". L'ancora di salvezza si chiama Recovery Plan.

Covid 19, non dimentichiamo la tutela della salute mentale. Dopo anni di ombra, ora più che mai, con il lungo strascico lasciato dalla pandemia, è fondamentale intercettare le risorse per poi investirle strategicamente: il Recovery Plan è un’opportunità senza precedenti.

Che il sistema sanitario regionale avesse lacune non lo scopriamo di certo solo oggi. Ad emergere, però, oltre alle difficoltà nei tracciamenti, alla cronica carenza di personale e a una burocrazia che costringe le strutture e gli apparati ad andare al rallentatore, sono anche e soprattutto le problematiche relative alla tutela della salute mentale, soprattutto nell’anno dei lockdown e delle nuove paure generate da una pandemia sconosciuta.

Ecco perché, con i finanziamenti previsti dal Recovery Plan, sarà cruciale il ruolo svolto dalle Regioni: troppo spesso i fondi europei non vengono spesi per mancanza di progettualità. 

L’approfondimento della dottoressa Silvia Marinelli, psicoterapeuta e consigliere comunale di Castel di Sangro.

“La Regione Abruzzo dovrà farsi trovare pronta con un piano dettagliato e funzionale, volto a colmare le lacune degli ultimi anni. La prima causa del problema della scarsa tutela della salute mentale è da individuare nella mancanza di cultura sociale prima ancora che politica”.

La tutela della salute mentale viene troppo spesso considerata non prioritaria, questo approccio non può essere più tollerato, soprattutto in virtù delle conseguenze psicologiche che la pandemia, ma soprattutto i suoi effetti, stanno avendo sulla popolazione.

In occasione della giornata mondiale della salute mentale, il 10 maggio 2020, il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha sottolineato come quest’anno il tema della salute mentale assuma una valenza particolarmente significativa.

“L’epidemia da coronavirus ha messo a nudo la nostra vulnerabilità e ha reso più marcate paure, disagi e solitudini. Come sappiamo la gestione delle risorse per la Sanità è delegata alle Regioni, che in questo campo godono di una forte indipendenza. L’accento va posto sulla necessità di un ruolo forte da parte di chi amministra nel dare risposte concrete ai cittadini più fragili, impegnandosi in un lavoro di riorganizzazione e rafforzamento del servizio sanitario e dei dipartimenti di salute mentale, dotandoli di maggiori risorse umane, tecnologiche e finanziarie”.

Ansia da Covid, il 2020 anno della paura: duro colpo alla salute mentale

“L’aumento esponenziale, di fenomeni di ansia, depressione, suicidi, stress post traumatico e patologie mentali, che oggi accompagnano l’epidemia, devono necessariamente rappresentare un forte segnale di allarme tale da restituire un ruolo di centralità alla salute mentale. Occorre investire sempre più risorse sulla tutela della salute mentale”.

“L’Italia è nota a livello internazionale per avere una legislazione estremamente rispettosa dei diritti delle persone con sofferenza mentale, ma come spesso accade, questa serie di normative si traduce raramente a livello operativo in programmi concreti e funzionali. L’ultimo provvedimento che fa riferimento all’aggiornamento dei livelli essenziali d’assistenza, il DPCM del 12 gennaio 2017, in particolare l’articolo 26, ci offre un’indicazione chiara su come si dovrebbe affrontare il tema della salute mentale. La normativa stabilisce che in ambito di assistenza distrettuale, domiciliare e territoriale ad accesso diretto, il servizio sanitario nazionale dovrebbe garantire alle persone con disturbi mentali, la presa in carico multidisciplinare e lo svolgimento di un programma terapeutico individualizzato, differenziato per intensità, complessità e durata, che includa le prestazioni, anche domiciliari, mediche specialistiche, diagnostiche e terapeutiche, psicologiche e psicoterapeutiche e riabilitative, mediante l’impiego di metodi e strumenti basati sulle più avanzate evidenze scientifiche”.

Da quanto stabiliscono le carte alla realtà quotidiana del funzionamento del sistema sanitario a tutela di queste persone, però, ce ne passa. Come è possibile registrare in Abruzzo.

“Oggi, purtroppo, anche nella regione Abruzzo, questa normativa è stata spesso disattesa e molte delle prestazioni erogate a pazienti con sofferenza mentale sono frutto di prassi e di tradizioni che hanno poche evidenze scientifiche che le sorreggono. Questo deve rappresentare uno spunto di riflessione per operare un cambiamento radicale nel modo di pensare e operare sulla salute mentale. La situazione attuale impone tempi stretti e misure risolutive.
Dobbiamo introdurre elementi legati alle valutazioni scientifiche, altrimenti gli interventi messi in atto saranno disfunzionali e inefficaci, oltre a renderci responsabili di una violazione dei diritti delle persone più fragili“.

Tutela della salute mentale, il problema cultura

Quando si parla di salute mentale è inevitabile chiamare in causa anche l’esigenza di una diversa consapevolezza. 

“Urge un grande cambiamento culturale che si basi su una crescita della consapevolezza da parte di chi ci amministra sul ruolo della salute mentale, impegnandosi nella costruzione di leadership che rappresentino i cittadini, i pazienti e i loro familiari e che siano capaci di rivendicare i diritti in modo costruttivo e collaborativo rispetto alle istituzioni. Abbiamo evidenze derivanti da studi internazionali che ci indicano come, non solo in Abruzzo, spendiamo poco per le persone con sofferenza mentale, ma che i bassi livelli di assistenza nei confronti di queste persone producono costi diretti e indiretti esorbitanti di cui la società si fa carico. Al contrario, investire in prevenzione garantisce un ritorno estremamente vantaggioso a livello di benessere economico, sociale e personale”.

“Sarà importante progettare programmi di intervento concreti che possano beneficiare dei fondi del Recovery Plan, al fine di poter finanziare adeguatamente programmi di prevenzione e di sviluppo per migliorare la qualità della nostra assistenza. Abbiamo, oggi, un’occasione straordinaria per poter operare nel nostro territorio un cambiamento di rotta a favore della salute mentale. Un segnale di speranza, una grande opportunità che va necessariamente colta e accompagnata dalla messa a punto da programmi concreti che vedano coinvolte tutte le amministrazioni locali e l’amministrazione regionale. La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo assenza di malattie ed è a questa la concezione della salute a cui bisogna tendere ogni giorno nel lavoro che si andrà a svolgere nei prossimi mesi”.