Avezzano Vs L’Aquila, la sindrome dell’ombelico del mondo

Tornano i "campanili" del dibattito politico provinciale, ma i tempi e le attuali emergenze necessitano di un altro tipo di approccio. L'intervista a Stefano Palumbo, capogruppo PD nel Consiglio comunale dell'Aquila.

Tornano i “campanili” del dibattito politico provinciale, ma i tempi e le attuali emergenze necessitano di un altro tipo di approccio. L’intervista a Stefano Palumbo, capogruppo PD nel Consiglio comunale di L’Aquila.

“Ormai è inutile avere una visione sui microcosmi; già l’Abruzzo intero, se lo rapportiamo per esempio a Roma, che fa il doppio degli abitanti, può essere considerato un microcosmo, quindi questo già dovrebbe far capire che solo facendo massa critica e attraverso una strategia complessiva di livello regionale, nemmeno provinciale, possiamo essere competitivi e dare servizi di qualità ai cittadini”. Così il capogruppo PD in Consiglio comunale dell’Aquila, Stefano Palumbo, al microfono de IlCapoluogo.it sulla polemica divampata tra le amministrazioni di Avezzano e del capoluogo abruzzese.

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“Una polemica a cui non partecipo – precisa Palumbo – perché quello del ‘prima quello o prima quell’altro’ non appartiene a me, ma alla cultura di una certa destra sovranista. In questo modo si sbaglia proprio il quadro, la dimensione del problema. Ci troviamo ad affrontare un problema globale come la pandemia, – prosegue Palumbo – di strumenti di rilancio di dimensione europea, che ogni nazione sta declinando rispetto ai propri piani, non possiamo ridurre il dibattito a livello di microcosmi. Poi certo, se la Regione non promuove le vocazioni dei singoli territori è evidente che possano nascere polemiche di poco costrutto”.

Ad ogni modo, “se vogliamo rimanere in un ragionamento di carattere provinciale, – prosegue il capogruppo PD – bisogna costruire alleanze e progetti territoriali, senza entrare in conflitto tra di noi”. A partire dalla Sanità “il territorio deve unirsi in una strategia unitaria per poter pretendere i giusti servizi e trattamenti”, ma naturalmente il discorso vale per tutti i settori, dall’industriale alle università, alle infrastrutture. Alleanze e progetti territoriali, quindi, anche tra amministrazioni di diverso colore politico: “È l’attuale condizione che lo impone, tra l’altro ci sono questioni che attengono a competenze di carattere provinciale e su quelle questioni evidentemente bisogna costruire alleanze e avere una visione condivisa per portarle avanti, altrimenti diventa una guerra tra poveri. Basti pensare alla questione dell’infrastruttura ferroviaria: inutile parlare della ferrovia Sulmona Avezzano o L’Aquila Sulmona, quando siamo nell’ambito di corridoi europei; serve quindi un’infrastruttura che renda centrale l’Abruzzo anche a livello commerciale nel trasporto merci, non litigare su una singola tratta, col rischio che nel frattempo l’infrastruttura si realizzi altrove. Penso che o entriamo in una dimensione più ampia o continuiamo a credere di essere l’ombelico del mondo ma non andiamo da nessuna parte“.