Adriano Urso, da pianista a fattorino per il Covid: ci ha insegnato che l’arte è essenziale

Adriano Urso era un pianista. Poi è arrivato il Covid. Morto a 41 anni, stroncato da un infarto mentre spingeva la sua auto in panne, nel suo 'nuovo' temporaneo lavoro di fattorino. Il ricordo

Adriano Urso era un pianista. Poi è arrivato il Covid. Le necessità della vita lo hanno reso fattorino, o rider, come si direbbe oggi, ma come probabilmente non avrebbe amato dire lui. Protagonista della Roma ‘retrò’: quella in cui si vive dell’amore per il jazz e di spettacoli live capaci di riportarti indietro nel tempo.

Non era l’epoca sbagliata quella di Adriano Urso, pianista per passione e professione. Il Covid ha bloccato un paese, un settore intero, il suo, e la città che gli aveva offerto il terreno dove coltivare la sua arte, Roma. Da un anno, infatti, tutto è fermo, o meglio quasi tutto. L’epidemia ha messo in pausa qualsiasi forma di spettacolo artistico: dalle opere teatrali, ai concerti, dai cinema alle mostre artistiche. E lui, che viveva di musica, di un evento musicale live dopo l’altro, ha dovuto alzarsi dal pianoforte e salire a bordo della sua auto, per reinventarsi, o arrangiarsi.

Mettere da parte la sua musica solo momentaneamente. Almeno questi erano i piani di Adriano Urso. Avrebbe consegnato cibo a domicilio, finché la vita non avesse ripreso la strada della normalità.

Le cose, poi, sono andate diversamente.

Era solo il tempo sbagliato, quello di Adriano Urso. Tradito da quella nuova attività temporanea.

Il 10 gennaio scorso, Adriano Urso era al lavoro, come sempre, quando la sua macchina si è fermata per strada.

Sceso per provare a farla ripartire, ha iniziato a spingerla con le proprie mani… la consegna si doveva pur portare a termine. Proprio in quel momento, però, il suo cuore non ha retto. Adriano non si è seduto più sul suo amato pianoforte e non potrà più farlo. Stroncato da un infarto, prima che potesse terminare la sua consegna; prima che potesse tornare a fare quello per cui aveva studiato, faticato. Ciò che aveva sempre sognato.

L’arte piange un musicista appassionato, dal sorriso gentile e dall’animo mite. Fratello di Emanuele Urso, molto noto nell’ambiente romano per la sua attività di clarinettista e batterista, Adriano se ne va ma non nel silenzio. La sua storia, senza lieto fine, ci insegna che SOLO per il sistema Paese alcune attività sono meno necessarie di altre, ma che tutto è essenziale, per i singoli cittadini, per tutti noi che andiamo avanti con le nostre forze. L’Arte è essenziale, soprattutto per chi ha talento e ha avuto il coraggio di farne il suo lavoro: la musica è essenziale per chi lavorava con uno spartito davanti e con le mani volteggianti su tasti bianchi e neri.

Ho conosciuto Adriano Urso poche settimane fa. In un bellissimo locale jazz di Roma, in zona Pigneto, l’Ellington Club. Adriano avrebbe accompagnato al piano l’artista e proprietaria del locale, Vera Dragone, per alcune esibizioni, che ho ancora sul telefono. Io avrei dovuto riprenderlo, per lavoro. “Piacere Adriano”, mi ha detto presentandosi,  mentre si accomodava al piano e cominciava a provare. Poi ha iniziato... e improvvisamente il 2020 e la pandemia da Covid 19, sono diventati solo un brutto ricordo lontano.

 

Continua a far volteggiare le tue mani Adriano, insieme agli angeli, lassù, dove sei volato via con la tua dolcissima musica. Noi difenderemo l’arte; quell’arte che questo mondo non ti ha fatto rincontrare.