Le nuove stanze della poesia, Ugo Capezzali

Il ritratto del poeta aquilano Ugo Capezzali per l'appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia a cura di Valter Marcone

Ugo Capezzali per l’appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia, cura di Valter Marcone.

“Il racconto del post-terremoto passa anche attraverso la poesia. E l’aquilano Ugo Capezzali con “La mezza città”, opera che restituisce uno spaccato toccante dell’Aquila violentata dal sisma, ha vinto il primo premio nell’ottava edizione del concorso “Città di Sant’Arcangelo”.

Un importante riconoscimento, solo l’ultimo di una lunga serie: dal premio “Laudomia Bonanni” nel 2005, a quello Peltuinum sempre nello stesso anno, fino ad arrivare, nel 2007, al primo premio nel concorso “Giovanni Sparagna”. Così apriva Eleonora Fagnani il 22 ottobre 2013 su News Town una intervista a Ugo Capezzali.

In realtà Ugo Capezzali non è una penna del terremoto. Quell’avvenimento gli ha dato l’opportunità di esprimere una delle sue tante emozioni che da venti anni racconta nei suoi versi e nelle sue performance e porge al lettore e all’ascoltatore con la naturalezza di chi ha sempre scritto poesie che come egli stesso dice: “Ho sempre scritto di me e di quello che mi circonda, dei sentimenti. Inevitabilmente, quindi, L’Aquila è entrata nelle tematiche di alcune delle mie poesie, come quella che ha ricevuto il primo premio al concorso di Città Sant’Arcangelo. Mi hanno chiesto di pubblicare qualcosa esclusivamente sulla nostra città ma ho evitato, l’avevano già fatto in tanti”.

Scrive poesie ormai quasi da trent’anni , iniziando la sua carriera poetica vera e propria nel 2003, con la pubblicazione della sua prima raccolta di poesie “Nient’altro che vento” a cui sono seguite “Fiori d’artificio” e “Basterebbe il cielo”, uscito nel 2013.

E’ anche un musicista, cantante ed autore del gruppo punk Niutaun ,oltre a riempire la scena con la sua personalità magmatica . Coltiva collaborazioni come attore, regista ed autore con alcune compagnie.

Sulla raccolta Basterebbe il cielo che sembra essere una raccolta di poesie sul terremoto ma non lo è Capezzali nell’intervista citata afferma: “No. Sono 4 sezioni e solo la più breve è dedicata all’Aquila. Poesie per lo più intimistiche, sulla vita, sui dolori e sulle gioie. È molto presente la natura. Il riferimento al terremoto lo faccio tra le righe, non direttamente.  Poco prima della pubblicazione è nata la mia prima figlia ed era interessante il discorso di una città che scompare e una vita che nasce. Quando scrivo non mi piace dire qualcosa in modo palese. Le mie poesie sono ricche di figure retoriche, non immediate alla lettura. È mia intenzione lasciare molti canali aperti in modo che il lettore possa da solo trovare qualche spunto, qualche sensazione in cui si rivede o che non condivide”. 

Nato a L’Aquila il 21 ottobre 1973, Ugo Capezzali si è laureato in Ingegneria Ambientale nel 2001.

La sua attività teatrale ha inizio nel 1991, presso la compagnia Il Draghetto di L’Aquila, orientandosi all’inizio verso il teatro ragazzi e il teatro di strada. Dopo varie tournèes (Veneto, Sardegna, Lazio, Marche, Puglia e nelle province del territorio abruzzese), stages all’Odin Teatret, al Living theatre, al Popoli dei teatri e numerose collaborazioni come attore e regista in diverse compagnie locali (la Giostra Cavalleresca di Sulmona, Società Barattelli L’Arabesque), ha lavorato anche come attore e regista presso la compagnia La bottega dei guitti di L’Aquila.

Sempre nel 1991 ha cominciato a scrivere poesie e ha pubblicato nel 2003 presso l’IAED (Istituto Aquilano di Abruzzesistica e Dialettologia) la sua prima raccolta “Nient’altro che vento”, in: L’Arca 4, collana di poesia diretta da Mario Narducci. Ma nel suo curriculum artistico, Capezzali annovera anche un primo posto al concorso letterario di poesia, narrativa, fotografia e giornalismo

“Hombres- Città di Pereto”, prima edizione nella sezione “Libri di poesia” sempre con l’opera “Nient’altro che vento” e un terzo posto al concorso letterario nazionale di poesia “Piero Zucco” di Trinità (CN), quarta edizione, con la poesia “Cheng Ching” (da Nient’altro che vento). Terzo classificato, inoltre, al concorso nazionale di poesia, sezione poesia inedita, “Cavallai di Zizzoli”, prima edizione, con la poesia “Sanguiniamo”, nell’anno 2004.

Da ricordare ancora nel curriculum di Capezzali una iniziativa che coniuga musica e letteratura : – ogni mese, la lettura di un autore diverso. Con “C’era una volta un pub”, la letteratura trova un nuovo luogo dove esprimersi ed un diverso linguaggio. Da un’idea della “Strana coppia”, Ugo Capezzali e Piercesare Stagni e nato un progetto tutto nuovo che sposa due protagonisti apparentemente distanti: il pub e la letteratura

Non andate via

Giorni presenti
di profumi ai balconi
a cui finalmente
so dare un nome,
Di due occhi assoluti
e profondi
più di un paradiso
che cercano ingordi
intorno e nei miei
la strada che, troppo presto,
sarà.
Giorni passati
di fiori confusi
in cui Roma ero io
e tutto portava
e tutto restava,
e il cuore sapeva
ma non poteva spiegare.
Siete solo una vita
Ma sola è la vita.
Non andate via
( da Basterebbe il cielo)

SIA MALEDETTO GIUGNO
Portatore d’estate
a me hai portato il dolore
e il tremore delle mani.
Sono secchi i tuoi campi di grano
quante lacrime vuoi?
Quante spine nel cuore
Se tu rubi le rose?
Una madre una moglie un fratello
tre spighe
strappate nel sole
senza attendere inverno.
Sia maledetto giugno
e il suo cielo bugiardo.
E tu
Padre nostro e di dodici falci
non provare a non esserci,
devi venirmi a spiegare
o a chiedere scusa.

L’INCROCIO
Dalla parte di polvere e sassi
c’è un uomo fermo. Che conosce l’attesa.
E non sa che farsi della felicità
felicità di occhi stanchi e sereni
come un cielo d’ottobre
e bisogni immediati.
Di una macchina anziana che quasi tossisce.
Di biciclette su strade lente
e ripetuti tramonti.
Mani sporche
di terra
pulita.
Felicità del selciato
del sole alla schiena e la pioggia sul viso
di sentire il tempo che passa vicino
con le catene
e voltargli le spalle
e sorridergli piano.
Felicità faticosa che la notte gli pesa nel letto.
Dalla parte di asfalto e barriere
c’è un uomo che passa. Nella fretta consueta.
E non può fare a meno di una felicità.
Caldo e scuro. E seduto preciso
nella macchina zitta
troppe domande ed un solo futuro.
Felicità di un sereno domani
senza colpi di vento
e traguardi raggiunti
e magari un camino.
Di una strada sicura
E tenace
di ombrelli, e piccoli passi da non calpestare.
E di completarla, la felicità
prima che arrivi il tempo.
Felicità ricercata
che al mattino gli secca la bocca.
Si incrocian gli sguardi.
Negli occhi un istante
di identica invidia
e opposte prigioni.