Z stores falliti, all’Aquila impossibile spendere buoni regalo

Negozi Z stores in fallimento, nel punto vendita dell'Aquilone non è possibile utilizzare i buoni regalo già erogati. In Lombardia il marchio Zucchi acquisisce 46 punti vendita.

Z stores, il colosso per l’abbigliamento riservato ai bambini è fallito. Problemi nel punto vendita presenta nel capoluogo d’Abruzzo all’interno del centro commerciale L’Aquilone.

Alcune mamme aquilane segnalano un problema legato al fallimento del marchio nel punto vendita dell’Aquilone; da qualche giorno infatti non è possibile spendere e utilizzare i buoni regalo già erogati.

A ottobre scorso era stata aperta l’amministrazione controllata per tutti i negozi presenti in Italia, se le cose non dovessero trovare una soluzione, i posti di lavoro a rischio in tutto il Paese sono 600.

Z stores raccoglie i marchi Z Generation, G Star Raw, Catimini, Kenzo Kid, Paul Smith Junior, Absorba, distribuiti in Italia attraverso una capillare rete di 150 negozi lungo tutto lo Stivale.

Gli organici in tutta Italia sono già stati peraltro già pesantemente ridimensionati negli ultimi due anni (200 posti di lavoro in meno) nonostante il fatturato dalle Alpi alla Sicilia sia rimasto tutto sommato stabile attorno ai 90 milioni di euro.

La Filcams Cgil aveva annunciato a ottobre: “La Kidiliz Group, azienda nel commercio di abbigliamento bambino, titolare dei marchi Z, Absorba, Catimini con numerosi negozi in Italia sotto l’insegna Z Stores, ha aperto in Francia una procedura di amministrazione controllata. Questo significa che sono a rischio 600 posti di lavoro in Italia. A oggi, la dirigenza aziendale italiane, nell’ incontro con le oo.ss., non ha fornito per i 150 negozi sul territorio nazionale le dovute informazioni per capire meglio il quadro complessivo, né tantomeno fornisce adeguate informazioni finalizzate a rassicurare i lavoratori e le lavoratrici”.

Lo scorso 15 ottobre infatti si sono chiusi i termini per presentare le offerte di acquisto all’amministrazione giudiziaria di Parigi, che dal 10 settembre gestisce la multinazionale, fondata nel 1962 dalla famiglia Zannier a Saint-Chamond e dal 2018 controllata del colosso pubblico Zhejiang Semir Garment Company (quotata a Shanghai, 2,5 miliardi di euro di giro d’affari).

A Spilamberto (Modena), dove Kidiliz ha il quartier generale tricolore, nei mesi scorsi gli scioperi portati avanti dai lavoratori dell’azienda hanno raccolto adesioni bulgare.

Z stores, in Lombardia Zucchi acquisisce 46 punti vendita

A Milano, ai primi di dicembre 2020, la storica azienda tessile milanese Zucchi, controllata dal fondo francese Astrance Capital, ha acquisito 46 punti vendita in Italia della catena Z Stores. Altri tre negozi andranno a Id Valeurs, noto per il marchio Jacadi.

Una mossa che è stata una vera e propria boccata d’ossigeno in una crisi aziendale che ha avuto un forte impatto su Milano e su tutta la Lombardia. In questa regione si contano 200 lavoratori, di cui 58 solo a Milano, quasi tutte donne, che nelle scorse settimane avevano organizzato scioperi e presidi.

Su circa 600 lavoratori a livello nazionale Zucchi ne dovrebbe riassorbire circa 160, applicando il contratto del terziario. Altre 12 dipendenti dovrebbero passare a Id Valeurs. Per gli altri si profila una “uscita con incentivo”.

Z stores, il mancato rilancio dal colosso cinese

Presente in 80 Paesi, principalmente in Europa e Asia, il gruppo Kidiliz ha oggi una rete di 900 negozi propri di cui 430 in Francia e numerosi partner commerciali che rappresentano mille corner e 9.100 negozi distribuiti nei cinque continenti. Ha chiuso 2019 con un fatturato di 388 milioni di euro (il 62% realizzato in Francia).

Passando nel 2018 alla proprietà cinese Semir, Kidiliz avrebbe dovuto avviare una stagione di rilancio “e invece dopo un rapido peggioramento, la situazione è precipitata nel giro di poche settimane – aveva segnalato a ottobre  la Filcams-Cgil emiliana – . Già ora la continuità operativa dell’azienda è in dubbio, mentre le lavoratrici si vedono sospesa parte delle retribuzioni e degli istituti contrattuali”.