Quantcast

L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2022, metropoli di storia e bellezza

"L'Aquila è quella città che ti fa pensare di averne colto il luogo più bello, per poi offrirtene uno ancor più bello svoltato l'angolo. Ha saputo difendere la bellezza della sua storia". Americo Di Benedetto sulla candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2022

L’Aquila, si può essere metropoli anche per la storia ereditata e per quel ruolo, prezioso, di punto di riferimento per un territorio intero. Un motivo in più per ambire al ruolo di Capitale Italiana della Cultura 2022.

“L’Aquila è quella città che ti sorprende con una Chiesa, un palazzo o un monumento, portandoti a pensare: ‘questo è il suo posto più bello’. Poi giri l’angolo e ne trovi uno di maggiore bellezza. Qui sta tutta la sua forza e la sua magia”. Parola di Americo Di Benedetto, ascoltato dalla redazione del Capoluogo.

“L’Aquila, fin dalle origini ha dimostrato il suo forte piglio culturale, già dalla sua nascita. La città ha avuto una sorta di assemblea costituente, non si è sviluppata negli anni. È nata di sana pianta, con l’impegno plurimo di vari Castelli. Da lì lo sviluppo e una crescita progressiva, che l’hanno portata ai vertici del Regno di Napoli. Basti questo a considerare la forte base storica su cui può poggiare la nostra candidatura. Dalla storia poi, parallelamente lo sviluppo della cultura è stato naturale, fino ad arrivare alla storia più recente, non meno ricca di fermento”.

L’analisi del consigliere Di Benedetto, a una settimana dalla proclamazione del titolo di Capitale Italiana della Cultura 2022.

L’Aquila è pronta e ha dalla sua parte la forza della storia e di una bellezza, mai scalfita dal tempo. Neanche tra le macerie.

“La storia passate e recente l’ha vista esaltarsi massimamente soprattutto in ambito musicale, con l’Istituzione Sinfonica, le società di Concerti, gruppi musicali di livello nazionale. Energie e simboli che hanno portato la città ad avere una piena certificazione di Capitale di Cultura, una cultura che appartiene alla genetica di questa città. Non bisogna dimenticare, però, l’aspetto della storia religiosa. Celestino V, San Bernardino da Siena, le plurime figure religiose che hanno segnato capitoli di storia importante. Va da sé che dove c’è religione, c’è anche la storia dell’architettura più blasonata”.

Pittura, architettura, monumenti. “Dal trittico di Beffi, all’abside di San Silvestro. L’Aquila è ricchissima di segni tangibili del suo ruolo di culla culturale. Certificazioni che la rendono a pieno diritto una città territorio, esempio di tradizioni e simboli storici. Opere d’arte diffuse in città e nei suoi centri vicini, monumenti, chiese e palazzi ricostruiti dopo il sisma: la prova della strenua difesa della sua storia culturale.

“Certo, c’è da recuperare sul fronte della Ricostruzione Pubblica, si pensi a Palazzo Margherita, che avrebbe dovuto essere il primo simbolo della rinascita. Ma il bilancio di quanto finora è stato ricostruito  testimonia l’essere Aquila della nostra città: che ha difeso con gli artigli la sua bellezza e che ne permette una riscoperta continua. C’è una voglia di rinascita continua a L’Aquila, si ricostruisce sul già costruito, recuperando anche la ricchezza di un passato ormai remoto. C’è quella che oggi chiamiamo resilienza. Tutto questo fa parte della nostra identità”.

“Io vedo questo possibile riconoscimento come un premio dinamico, non statico. Il simbolo di ciò che tutti noi, ognuno facendo la propria parte, abbiamo saputo difendere, non disperdendo un patrimonio immenso. E una città che viene dichiarata patrimonio della Cultura non può che essere una città come L’Aquila, che ha difeso con le unghie e con i denti la sua dimensione di metropoli della Cultura”.