Report, Marsilio il “sanguigno” governatore d’Abruzzo

L'inchiesta di Report sullo screening di massa in provincia dell'Aquila e i problemi della seconda ondata. L'intervista a Marsilio, dai tamponi spediti a Teramo, al macchinario mai arrivato ad Avezzano: "Non posso chiamare John e dirgli di mandarmi il laboratorio pronto".

“Marsilio, il sanguigno governatore d’Abruzzo”, così è stato ribattezzato da Sigfrido Ranucci, a margine della messa in onda dell’inchiesta sullo screening di massa in provincia dell’Aquila.

Report è venuto all’Aquila, “la Bergamo d’Abruzzo”, come l’ha definita lo stesso Marsilio. Il capoluogo di regione durante la seconda ondata della pandemia ha registrato purtroppo un fortissimo picco di contagi e decessi, dopo una prima fase quasi “Covid free”.

Al 1 ottobre infatti, come ricorda anche il giornalista di Report, erano 640 i contagi per arrivare a un totale di 10 mila a dicembre.

Quali sono stati i problemi? Cosa è mancato nel tracciamento? Nel breve servizio di circa 7 minuti, Report ha provato a riassumere 2 mesi di emergenza che hanno portato il governatore d’Abruzzo ad autoproclamarsi zona rossa prima (il 18 novembre) e a firmare la delibera che ha riportato la regione in zona arancione 2 giorni prima dei tempi canonici del 9 dicembre. 

Nel tracciamento – chiede a Marsilio l’inviato di Report – provoca ritardi spedire i tamponi a Teramo?

“Nessun ritardo”, risponde un irritato  Marsilio incalzato dal giornalista Rai, il quale ha sottolineato che dai dati elencati dal presidente della regione, il 15% dei tamponi effettuati erano falsi positivi. Una percentuale importante, a fronte di una parte di tamponi molecolari ancora da eseguire, per comprovare il risultato dell’antigenico effettuato.

Il ricercatore aquilano Riccardo Persio, intervistato da Report ha sottolineato, “Che potrebbe essere mancata una tempestività nei risultati: avevamo i referti in ritardo perchè processati in ritardo”.

Durante la prima emergenza la Asl 1 dell’Aquila ha ordinato due macchinari per processare i tamponi ma ne hanno consegnato solo uno a giugno. Il secondo sarebbe dovuto andare ad Avezzano, ma di fatto non è mai arrivato.

E al giornalista che incalza il governatore sul laboratorio e i macchinari mai arrivati Marsilio risponde: “Lei pensa che se alzo il telefono e dico ‘Ehi John, mandami il laboratorio pronto che lo compro’, ma lei pensa che siamo tutti scemi?”

Il macchinario mai arrivato, ricodsa l’inviato, è quello che doveva essere destinato ad Avezzano dove, quando c’è stato il picco dell’emergenza, la situazione è stata anche più grave rispetto a L’Aquila.

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Inoltre, i tamponi processati all’ospedale San Salvatore riguardano i ricoverati, mentre gli altri sono stati portati fuori provincia.

Il dato di fatto è che, con la seconda ondata, non solo il numero dei morti è stato esponenzialmente superiore alla prima ma fondamentalmente 1 aquilano su 30 ha contratto il Covid 19 tanto da far definire il capoluogo da Marsilio, “La nostra Bergamo”.

Ai primi di dicembre L’Aquila è stata protagonista di una massiccia campagna di screening, la seconda di massa dopo quella di Bolzano.

La differenza tra L’Aquila e Bolzano è stata la partecipazione: a Bolzano hanno fatto lo screening i 2/3 della popolazione, a L’Aquila meno di 1/3, per un totale di 23 mila tamponi.