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Centri commerciali chiusi e normalità in centro, Natale non è uguale per tutti

Mentre il centro storico torna a popolarsi e partono gli acquisti natalizi locali, i negozi dei centri commerciali restano chiusi. "Senza aprire nei weekend sarà la fine". La protesta

Centri commerciali chiusi nei giorni festivi e prefestivi. In centro, invece, “si creano a volte anche assembramenti fuori dai negozi, nel periodo in cui in moltissimi si dedicano agli acquisti di Natale”. Da L’Aquila si alza la protesta: così Natale non è uguale per tutti.

La prima domenica arancione in Abruzzo si è tradotta in una mite giornata di dicembre, in cui, approfittando del bel tempo, in molti hanno deciso di passeggiare per le vie in centro città e fare acquisti natalizi. Si sono venuti a creare, così, code e assembramenti all’ingresso di alcune attività commerciali. Se da un lato, allora, la possibile riapertura è stata ossigeno puro per negozi in crisi profonda a causa delle chiusure da Covid 19, dall’altro lato vedere le situazioni che si sono create in centro ha fatto alzare un coro di protesta in chi la serranda ha dovuto chiuderla e dovrà continuare a farlo, nel periodo pre e post natalizio.

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Monica De Vecchis, titolare del negozio di abbigliamento Rey e V all’interno della Galleria Commerciale Piccinini a Bazzano spiega: “Non è possibile che un centro commerciale – dove esistono tutte le possibilità di scaglionare la clientela e mantenere il distanziamento tra i clienti – rimanga chiuso nei festivi e nei prefestivi. Vedere poi scene di assembramenti in centro non può che farci essere amareggiati dalle misure adottate. Anche perché era prevedibile che tra le vie del centro storico si potesse creare una situazione di mancato distanziamento“.

“Abbiamo tutto l’interesse  – continua Monica De Vecchis – a tutelare la salute, nostra e dei nostri clienti. Vogliamo lavorare perché in questa situazione riteniamo di averne bisogno, oltre che diritto”.

Le fa eco Gabriella Bozza, che gestisce un’attività commerciale all’Amiternum. “Dopo le 18 da noi non gira un’anima durante la settimana. Abbiamo pagato anche lo scotto della chiusura delle vicine attività di ristorazione. La situazione potrebbe migliorare nei weekend, ma ci costringono a stare chiusi, questo è un altro duro colpo per il nostro settore, l’ennesimo”.

“Se si restringono le proposte è logico che tutti si riversino, in presenza massiccia, dove restano quelle poche aperture in questo momento. Ancora una volta la misure sono ingiuste: ci sono categorie penalizzate e non si riesce comunque ad evitare gli assembramenti, nonostante le restrizioni. Come ne  usciremo?”.

 

 

Foto copertina: Ngulo che strina

Foto interna di Piazza Duomo di Adri Enne