Covid19 L’Aquila, quasi 3mila contagi in città da marzo: 10mila in tutta la provincia

Covid19: l'Aquilano supera i 10mila casi, più 10 volte in 2 mesi. Solo a L'Aquila, da inizio marzo, sono 2900 circa i casi positivi

Covid19: l’Aquilano supera i 10mila casi, più 10 volte in 2 mesi.

Con un incremento di 124 casi rispetto a ieri, la provincia dell’Aquila supera quota 10mila contagi: dall’inizio dell’emergenza ad oggi sono stati complessivamente 10.049.

Nell’Aquilano, territorio appena lambito dalla fase primaverile della pandemia, nella seconda ondata il virus ha circolato in modo rapidissimo, mandando in tilt i servizi sanitari. Il 9 ottobre, il totale provinciale era di appena 752 casi: in due mesi l’incremento è stato del 1.236%.

Il 9 novembre i contagi totali erano 4.531, ma negli ultimi trenta giorni sono più che raddoppiati.

La provincia dell’Aquila, a lungo ultima in Abruzzo per numero complessivo di pazienti affetti da Covid-19, ha raggiunto il primo posto della classifica, superando il Pescarese – prima considerato il territorio più colpito del centro Sud Italia – lo scorso 30 ottobre, quando i casi complessivi erano 2.811.

La località più colpita, non solo a livello provinciale, ma anche regionale, è in assoluto L’Aquila, che conta circa 2.900 casi da marzo ad oggi, anche più di Pescara (circa 2.200).

Numeri imponenti pure ad Avezzano, con circa 1.350 contagi complessivi.

L’Aquila, come è andato lo screening Covid19

Provincia dell’Aquila chiamata allo screening di massa contro il Covid 19, terminato lunedì scorso. La risposta dei cittadini? “Due persone su tre non hanno fatto il tampone antigenico. Numeri non utili da un punto di vista statistico, ma si tratta, comunque, di un primo step per frenare una possibile terza ondata”.

Così, ai microfoni del Capoluogo, l’esperto Riccardo Persio, dottorando di ricerca all’Università Kore di Enna, analizza i dati sullo screening in provincia.

Screening Covid 19, solo 1 persona su 3 ha fatto il test: bene L’Aquila, male Sulmona

Perché non è stata raggiunta una partecipazione maggiore?

“Il primo motivo è da ricercare nella promozione fatta all’iniziativa” spiega Persio. “Bisogna capire quanta popolazione era effettivamente informata di questo test e della sua utilità. In molti casi le informazioni sono arrivate a ridosso dei giorni previsti per lo screening: questo ha fatto sì che la popolazione non abbia recepito l’importanza del test. Probabilmente, alla base, però, c’è anche il senso di comunità: per Bolzano (tornando al confronto con l’unica provincia che ha fatto un simile screening) la comunità è l’intera provincia. Per noi la comunità è il quartiere“.

“Il secondo motivo è l’interesse personale. Mi spiego: se la Asl non può assicurare, fin dal principio, l’immediatezza del tampone molecolare ad avallare un’ipotetica positività all’antigienico, i cittadini – soprattutto se lavoratori – non sono invogliati a sottoporsi a un test che potrebbe rivelarsi inattendibile. Un falso positivo, infatti, comporterebbe uno stop di settimane se non di mesi al caso in questione. Stop magari ingiustificato, per l’appunto”.

C’è, infine, un terzo fattore, che spiegherebbe, però, la bassa percentuale di positivi risultata in generale sull’intero territorio provinciale. “Chi va a fare il tampone? Chi è più coscienzioso. Vale a dire chi è sensibile all’argomento e, quindi, è naturalmente portato a rispettare tutte le norme anti-contagio. Ecco perché è più difficile trovare i positivi, in questo senso. Certo è che non andrà a fare il tampone un negazionista, per ricorrere ad un esempio estremo ma chiaro. Ciò non toglie che tra le fasce di chi tende a sottovalutare il virus ci possano essere molti positivi asintomatici. Manteniamo alta l’attenzione se vogliamo uscire da questa emergenza“.

Covid19, in Abruzzo superata la soglia delle mille vittime

Con nove decessi registrati nelle ultime ore, l’Abruzzo supera la soglia delle mille vittime. Sono infatti 1.003, nel complesso, i morti per il Covid-19 dall’inizio di marzo, quando ci fu la prima vittima, ad oggi. Più della metà dei decessi – il 52,9%, pari a 531 – è avvenuta nella seconda ondata e, in particolare, dal 14 settembre, data in cui è stata registrata la prima morte dopo oltre 40 giorni di tregua estiva.