Un’ambulanza che va via: l’ultimo saluto nell’era del Covid19

Per troppe famiglie un’ambulanza che si allontana e una voce al telefono sono le ultime cose dei loro cari venuti a mancare. L'approfondimento di Manuela Sabini, tecnico di riabilitazione psichiatrica

Per troppe famiglie un’ambulanza che si allontana e una voce al telefono sono le ultime cose dei loro cari venuti a mancare.

Purtroppo, in questo periodo di Pandemia molti sono i protagonisti di dolorosi eventi. In tanti ci hanno raccontato dello strazio, della paura, della rabbia che hanno provato nel momento in cui hanno visto portar via il proprio caro dall’autoambulanza.

Quando affrontavamo un problema di salute, prima del Covid, tutti eravamo pronti a chiamare l’ambulanza, ben sapendo che affidare un nostro congiunto alle cure dei sanitari, ci avrebbe fatto tirare un sospiro di sollievo e ci avrebbe dato la speranza di cure migliori.

Oggi invece sempre più persone raccontano dello strazio che hanno provato nel vedere andar via l’autoambulanza con all’interno un loro caro, provando un reale senso di paura e temendo che quel momento fosse l’ultimo vissuto insieme.

Nell’era pre-covid, ci si preoccupava di alternarsi nel fare l’assistenza notturna e diurna; ci si riuniva in famiglia e si poteva condividere sia il dolore dovuto alla preoccupazione di una possibile perdita, sia la voglia di stare vicino al nostro amato nel momento del bisogno.

In questa nuova era, le certezze di stare insieme nella buona e nella cattiva sorte purtroppo sono crollate: oggi per la nostra sicurezza e quella di un’intera comunità, non possiamo neppure permetterci di essere presenti al capezzale dei nostri cari.

Tutti noi dobbiamo modificare il nostro comportamento di fronte alla malattia.

La frase ‘nella buona e nella cattiva sorte’ oggi deve essere affrontata in un modo estraneo alla nostra cultura.

Abbiamo raccolto molte testimonianze, tra cui una ci ha colpito in modo particolare.
Il nostro lettore ci ha raccontato di come si sia organizzato quando ha accompagnato, insieme ai sanitari, un suo caro all’autoambulanza per una frattura al femore. Si sono scambiati la promessa di sentirsi tutte le sere e che lo avrebbe aspettato al suo ritorno a casa. Purtroppo, l’unica cosa, che ha potuto fare, è stata quella di ritirare il sacco contenente gli oggetti personali del suo caro, deceduto dopo pochi giorni. Aveva 84 anni, all’ospedale gli hanno diagnosticato un tumore ai polmoni, al quale si è aggiunto anche il covid-19. Si era preso cura di lui per molti anni e, ciò che non riesce a superare, è proprio la sensazione di averlo abbandonato negli ultimi momenti, il senso di impotenza e l’ultima immagine di lui che va via in ambulanza.

Non esiste un protocollo che ci spieghi come separarci dalle persone amate, ma da sempre “l’ultimo addio” appartiene all’essere umano in forme e riti diversi, ma in qualche modo simili.

Purtroppo, oggi tutto ciò si è trasformato in una maniera decisamente inaspettata, ed ora dobbiamo affrontare l’ultimo saluto, nell’era del covid-19, cercando di trovare in noi stessi una strada per riacquistare al più presto l’accettazione della nuova realtà in cui siamo stati nostro malgrado trascinati.