Covid 19 L’Aquila, “Positivi abbandonati in casa e curati da un centralino”

Emergenza Covid 19, pazienti positivi "abbandonati in casa": "Curati da un centralino. Usca in ritardo e impreparati".

“Siamo positivi al Covid 19 e sintomatici e siamo in isolamento domiciliare. La Asl 1 ci ha abbandonati, da giorni non sappiamo cosa dobbiamo fare”.

Questa l’ultima segnalazione, in ordine di tempo, da parte di pazienti positivi al Covid che denunciano un’assistenza carente e lacunosa da parte del sistema sanitario locale a L’Aquila.

Dopo i viaggi infiniti per i tamponi, le ore al telefono per prenotarne uno, i referti persi, le ultime segnalazioni riguardano la carenza di assistenza nei confronti dei pazienti positivi al Covid 19 curati a domicilio.

“Positivi al Covid, sintomatici e abbandonati”: la lettera di una paziente

“Intanto, in tutta questa assoluta disorganizzazione e non tutela della persona, mi sento in dovere di ringraziare gli unici tre medici che, pur non potendomi visitare, mi hanno curato diligentemente, ascoltato, supportato e guarito. Il mio medico di base Carlo de Mattia, il nefrologo Giancarlo Marinangeli di Giulianova, il mio reumatologo Francesco Carubbi“, scrive la lettrice.

“Per il resto siamo di fronte a una cattiva gestione dell’emergenza, un caos totale che non fa altro che aggiungere angoscia e preoccupazione. Mia figlia è risultata positiva al covid con tampone del 24 ottobre. La comunicazione ufficiale, tramite chiamata Asl,  è arrivata SOLO il 29 ottobre, dopo ben 5 giorni”.

“Quel giorno anche io stavo male: febbre, tosse e altro. Con sintomi così evidenti, l’addetta al tracciamento voleva prenotarmi un tampone, da fare presso il drive in di Collemaggio, solo il 2 novembre. Ho insistito stando male, non potendo uscire e avendo anche due patologie pregresse importanti, per una visita da parte delle famose Usca e per fare il tampone a domicilio”.

“Per farla breve l’Usca prenotata in urgenza e sollecitata ben 3 volte da me e dal mio medico, si è presentata a casa il giorno 9 novembre. Dopo ben 11 giorni, periodo in cui io avevo già fatto un tampone (positivo) e la terapia datami dai medici che mi seguono per altre patologie. Un medico USCA che non sapeva nulla di cosa dovesse farmi, che entra in casa senza saturimetro, fonendoscopio o altro, solo con il tampone, perché nulla gli era stato comunicato sulla mia situazione”.

“Mi chiedo se il mio medico non fosse stato tempestivo nel curarmi e prescrivere i farmaci, senza aspettare l’Usca che fine avrei fatto io? 11 giorni per una visita e per iniziare una terapia sono una indecenza, soprattutto con il Covid che ha effetti talvolta letali in pochi giorni”.

“Si chiede tanto di non intasare il pronto soccorso e di non andare in ospedale ma se un paziente Covid a casa non ha la minima assistenza e non sta bene cosa dovrebbe fare?”.

“In tutti questi giorni di malattia (circa 35) il controllo della Asl è consistito in 3 chiamate da centralino automatico dove alle domande: ‘hai febbre? hai tosse?’  bisogna digitare 1 per si 3 per no… È plausibile gestire un malato con un centralino automatico?”

“Vogliamo parlare dei tempi per il referto di un tampone? 4/5 giorni di attesa sono una vergogna, come è vergognoso chiamare il call center senza risposta ( occupato, in attesa e dopo 3 minuti cade la linea)”.

Covid 19, la gestione dei rifiuti per i pazienti positivi

Altro capitolo è la gestione dei rifiuti: “non è degno di un città ‘civile’ che il servizio venga garantito una volta a settimana e che salti di continuo, costringendomi a chiamare più volte gli operatori per il ritiro dell’immondizia accumulata per più settimane”.

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