25 novembre e Covid19: la violenza sulle donne “prigioniere” nel lockdown

Una donna uccisa ogni tre giorni: nella stragrande maggioranza dei casi il carnefice è o è stato il compagno, il marito. Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne: gli effetti della pandemia su un problema mondiale. Anche L'Aquila si tinge di arancione.

Nei primi dieci mesi del 2020 le donne vittime di omicidio sono state 91, una ogni tre giorni, un dato in leggera flessione rispetto alle 99 dello stesso periodo dell’anno scorso. E’ quanto emerge dal VII Rapporto Eures sul femminicidio. 

Per loro e per tutte le donne vittime di maltrattanti ricorre oggi, 25 novembre, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita partendo dall’assunto che la violenza contro le donne sia una violazione dei diritti umani.

Una problematica resa ancora più delicata anche dalla pandemia; in sostanza, il lockdown che porta con sé la convivenza forzata, diventa come una ‘trappola’, un ‘acceleratore’ degli episodi di violenza domestica. Le misure restrittive imposte dall’emergenza pandemica infatti  hanno fortemente modificato i profili di rischio del fenomeno.

In lockdown in 4 casi su 5 il killer è convivente.

L’incidenza del contesto familiare nei femminicidi raggiunge nel 2020 il valore record dell’89%, superando il già elevatissimo 85,8% registrato nel 2019. Analogamente, all’interno del contesto familiare, i femminicidi consumati all’interno della coppia salgono al 69,1% (erano il 65,8% l’anno passato).  I femminicidi familiari – che negli ultimi 20 anni presentano un’incidenza progressivamente crescente – registrano il valore più elevato proprio nell’ultimo anno (89%), a fronte di una percentuale media del 73,5% (pari a 2.458 femminici di familiari dal 2000 ad oggi). La coppia continua a rappresentare il contesto relazionale più a rischio per le donne, con 1.628 vittime tra le coniugi, partner, amanti o ex partner negli ultimi 20 anni (pari al 66,2% dei femminici di familiari e al 48,7% del totale delle donne uccise) e 56 negli ultimi dieci mesi (pari al 69,1% dei femminici di familiari e a ben il 61,5% del totale delle donne uccise). Gli autori sono “per definizione” nella quasi totalità dei casi uomini (94%), con valori che nel corso dei singoli anni oscillano tra il 90% e il 95%.

La pandemia in ogni caso non ha oscurato il 25 novembre, una data simbolo in cui, in tutto il mondo, si celebra e si ricorda la Giornata contro la Violenza sulle donne.

Spesso si colpevolizzano le vittime, altre volte si giustifica, causando non solo un gravissimo equivoco culturale, tanto antico quanto diffuso e attuale e con le conseguenze che ben si conoscono dalla cronaca di tutti i giorni.

Al tempo della pandemia la reclusione forzata può accendere la miccia con conseguenze anche gravissime. Il disagio psicologico, l’ansia e la rabbia repressa, acuiti dalla convivenza obbligata, potrebbero sfociare in azioni violente, soprattutto in ambito domestico.

Come accaduto ad esempio durante il lockdown di marzo alla giovane siciliana Lorena, brillante studentessa di medicina, uccisa a Messina dal compagno Antonio che la accusava di averlo contagiato con il Covid.

“25 novembre L’Aquila zona Fucsia, se ci fermiamo noi si ferma il mondo”

La voce delle donne aquilane:

“Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne e di genere. Una giornata che negli ultimi anni ci ha visti in migliaia inondare le strade di Roma e che ha, di fatto, unito le nostre piccole realtà creando una rete femminista più solida. Oggi però, in piena pandemia, ci vediamo costrette a rimodulare questa giornata in una forma più ristretta ma non per questo meno incisiva”, si legge nella nota corale a cui hanno aderito l’Associazione Donne TerreMutate, Centro Antiviolenza L’Aquila, Donne Democratiche provincia dell’Aquila , Pamela Soncini, Carla Cimoroni, Biblioteca delle Donne Melusine, Circolo Provinciale Arcigay Massimo Consoli L’Aquila, Coordinamento Donne Uil, Coordinamento Donne SPI CGIL della Provincia di L’Aquila, Donne Articolo 1 L’Aquila, UdS l’Aquila, Link L’Aquila – Studenti Indipendenti.

“Non rinunceremo a questa giornata perché vogliamo condividere paure, dolore, isolamento e solitudine, lo facciamo da sempre, ne abbiamo ancora più bisogno ora che la vulnerabilità delle nostre vite è esplosa, così come l’interdipendenza delle relazioni e i bisogni della cura del vivere. Abbiamo sotto gli occhi i numeri aggiornati dai centri antiviolenza, che dimostrano l’incremento di donne che, chiuse in casa e costrette a convivere con uomini violenti, hanno subito soprusi fisici e psichici”.

zona fuxia

“Lavoratrici e madri costrette ad una nuova organizzazione del tempo, e ad una difficile conciliazione tra lavoro (assai poco smart), casa e famiglia: il lavoro domestico e di cura durante la D.A.D. (già al 76,2% sulle spalle delle donne) è aumentato di 4/6 ore al giorno; ed è aumentato anche il rischio di non tornare al lavoro dopo il lock-down per 1 mamma su 3. Questa pandemia ha reso evidente come il lavoro di cura dei figli, della casa, degli anziani, degli animali sia (e debba essere secondo chi la ritiene una predisposizione naturale) in carico quasi esclusivamente alle donne”.

La violenza contro le donne da sempre influisce negativamente e rappresenta un grave ostacolo nell’ottenimento di obiettivi cruciali quali l’eliminazione della povertà, la lotta all’HIV/AIDS e il rafforzamento della pace e della sicurezza.

Non bastano una panchina in memoria dell’ennesima vittima o una piazza piena di scarpette rosse, ci vuole informazione, le donne, vittime di violenza, devono sapere ed essere sicure di avere tutela soprattutto quando decidono di denunciare.

25 novembre: l’esempio delle sorelle Mirabal

Questa giornata è nata nel 1961 per volere delle Nazioni Unite, in ricordo di 3 donne rivoluzionarie che pagarono con la vita il loro impegno per cercare di contrastare la dittatura nella Repubblica Domenicana. Si tratta delle sorelle Mirabal: Patria, Minerva e Maria Teresa, uccise a bastonate nel 1960 dagli uomini di Rafael Leónidas Trujillo, il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza, nella violenza e nel caos per oltre 30 anni.

orange the world

La commemorazione di questa data ha origine dal primo Incontro Internazionale Femminista, celebrato in Colombia nel 1980. In quell’occasione la Repubblica Dominicana propose questa data in onore alle tre sorelle. Progressivamente, molti Paesi si unirono nella commemorazione di questo giorno, come simbolo del clamore e della denuncia del maltrattamento fisico e psicologico di donne e bambine.

La giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne: Orange the world

“Orange the world” è lo slogan che da anni accompagna questa giornata. Si tingono di arancione portoni istituzionali, finestre, strade e piazze della città.

Una nota di colore ancora più importante quest’anno che, per la prima volta, non potranno esserci cortei, incontri o presidi a causa della pandemia.

L’Aquila si tinge di arancione per dire basta alla violenza sulle donne

Anche L’Aquila sarà in prima linea seppur simbolicamente per non dimenticare un momento dall’alto valore simbolico.

Infatti, si illumineranno di arancione la Caserma dei Carabinieri e la Fontana Luminosa per 16 giorni contro la violenza sulle donne, con un’iniziativa promossa dal Soroptimist Club L’Aquila.

Il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, insieme all’Assessore alle Pari Opportunità, Maria Luisa Ianni, hanno accolto l’invito a dare alla città un segnale forte del proprio impegno colorando di arancio un monumento, la Fontana Luminosa, che richiama proprio la forza femminile con le sue due maestose figure di donne.

Un ulteriore segnale alla città quest’anno viene anche dal Comandante provinciale dei Carabinieri, il Colonnello Nazareno Santantonio, che ha assicurato l’adesione all’iniziativa tingendo la caserma con il colore identificativo delle giornate contro la violenza sulle donne.

25 novembre: giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Le Democratiche della provincia dell’Aquila: “Insieme contro la violenza. Politiche e cultura del rispetto”.

Oggi alle 18:00 ci sarà sul tema una diretta sulla pagina facebook Pd Abruzzo, per affrontare il problema delle violenze di genere e dei femminicidi.

“Insieme contro la violenza. Politiche e cultura del rispetto”,  vedrà la partecipazione dell’onorevole Stefania Pezzopane, dell’avvocato Carlo Benedetti, dello psicologo Giovanni Garufi Bozza, autore , tra l’altro, di “Io sono un femminicida”, di Paolo Antonelli, studente, di Lorenza Panei, portavoce democratiche Abruzzo e di Gilda Panella, portavoce delle democratiche della provincia dell’Aquila.

“Spesso, le violenze si subiscono tra le mura domestiche; in famiglia: nel luogo che dovrebbe rappresentare la certezza degli affetti, del rispetto, della sicurezza. La matrice della violenza contro le donne può essere rintracciata ancor oggi nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne. E la stessa Dichiarazione adottata dall’Assemblea Generale ONU parla di violenza contro le donne come di uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”si legge nella nota inviata dalle donne del Pd.

Per arginare questo triste fenomeno, il Servizio Tutela Sociale-Famiglia della Regione Abruzzo, ha approvato il 18 novembre scorso, una determina dirigenziale tesa a finanziare la sperimentazione sul territorio regionale di Centri di Ascolto per uomini maltrattanti.