Covid 19 L’Aquila, il dottor Paolo Carducci: “Pneumologia reparto sotto assedio”

Non si arresta la pressione sull'ospedale dell'Aquila. Il dottor Paolo Carducci, primario facente funzione di Pneumologia: "Reparto sotto assedio". E sulla seconda ondata: "Oggi paghiamo un atteggiamento troppo 'sicuro' rispetto al virus"

L’AQUILA – Non si arresta la pressione sull’ospedale San Salvatore. Il dottor Paolo Carducci, primario facente funzione di Pneumologia: “Reparto sotto assedio, fondamentale rispettare le regole”.

“Il nostro è un reparto assediato dalle urgenze, tutti i giorni riceviamo richieste dal Pronto soccorso, dai reparti Covid 19, da Malattie infettive”. Così a IlCapoluogo.it il dottor Paolo Carducci, primario facente funzione del reparto di Pneumologia del San Salvatore, che per tipologia di intervento naturalmente risente in maniera diretta dell’emergenza coronavirus.

“Prendiamo i pazienti respiratori più gravi, tra quelli che hanno bisogno di semplice ossigenoterapia e quelli che hanno bisogno della terapia intensiva, trattando con ventilazione non invasiva e supporto senza intubazione. Solo una piccola parte finisce in rianimazione. Dall’inizio dell’emergenza, nonostante i numerosi ricoveri, solo una decina di pazienti sono finiti in terapia intensiva”.

Un lavoro intenso che non conosce tregua: “Siamo arrivati ad avere fino a 33 posti letto quando eravamo al G8 Covid Hospital, adesso siamo tornati alla nostra vecchia sede di pneumologia e abbiamo 26 posti letto sempre pieni. Quando dimettiamo qualcuno già sappiamo chi verrà al suo posto. Durante la prima ondata a L’Aquila si è registrata una bassa incidenza, ma adesso è una valanga continua, a partire dal Pronto soccorso, che qualche giorno fa aveva 22 pazienti in attesa. Con numeri così grandi, ci sono molti pazienti con problemi lievi, ma inevitabilmente anche casi gravi, che in parte finiscono da noi e in parte in Terapia intensiva”.

Il tutto con la cronica mancanza di personale, rilevata anche nell’ultimo sopralluogo effettuato dal sindaco Biondi, insieme all’assessore Guido Liris: “Abbiamo superato il periodo peggiore; abbiamo avuto problemi, ma adesso le cose vanno meglio. Certo, qualche unità in più sarebbe meglio, ma riusciamo a tirare avanti, grazie alla professionalità da ammirare di infermieri e operatori sanitari, il vero motore del reparto, che fanno un lavoro duro, da apprezzare.

Test a tappeto, il dottor Paolo Carducci: “È molto utile, ma va associato a un programma di educazione”.

Capitolo a parte, quello dello screening attraverso i test rapidi antigenici a tappeto che la Regione Abruzzo ha previsto per la provincia dell’Aquila: “È molto utile – spiega il dottor Carducci – ma va associato a un programma di educazione. Un paziente positivo asintomatico deve capire che anche se si sente bene deve rispettare regole rigorosissime e restare in isolamento; dall’altra parte, chi risulta negativo non deve pensare che può stare tranquillo e fare quello che vuole, anche perché se oggi si è negativi, domani si può diventare positivi”.

Nel frattempo dal punto di vista epidemiologico arrivano “segnali positivi”: “Sembra che la situazione stia migliorando, ma in ospedale non ce ne accorgiamo, la pressione è ancora notevole. Speriamo di vedere i segni concreti di questo miglioramento in un paio di settimane, ma intanto i cittadini devono sapere che bisogna impegnarsi al massimo per non intasare ulteriormente le strutture sanitarie”.

Ma che cos’è successo a L’Aquila tra la prima e la seconda ondata? “Su questo dovrebbe rispondere un’altra branca, l’epidemiologia, ma forse oggi paghiamo un atteggiamento troppo ‘sicuro’ rispetto al virus. Forse i pochi casi della prima ondata hanno fatto illudere in una sorta di immunità che naturalmente non c’era”.