Il ponte romano di Campana, se potesse raccontare i suoi duemila anni di storia!

Il Ponte di Campana fu il primo di 12 ponti sull’Aterno, voluti dall’imperatore Claudio nel 47 d. C. Unica via d’accesso al paese, la via porta su alle Rocche e fino ad Alba Fucens.

Ponte Romano di Campana – Un piccolo borgo sul costone della montagna, che sale verso Terranera e le Rocche, un’unica via di accesso: il ponte romano del I secolo dopo Cristo.

ponte romano

Campana è stata un crocevia importante, sin dai tempi dei romani.

Ancora oggi è possibile attraversare il Ponte Romano di Campana, percorrere l’antica via fino a Terranera o Fontavignone e visitare la cisterna romana, in un affascinante reticolo di mulattiere e strade che si snodano tra i boschi di querce nel Parco Regionale Sirente Velino.

ponte romano campana

Il ponte romano di Campana risale all’epoca dell’imperatore Claudio, il quale, nel 47 d.C., decise di costruire 43 ponti per sviluppare la viabilità di Roma, per dare impulso all’economia e alla cultura nella penisola.

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Il ponte romano di Campana fu il primo dei soli 12 eretti sull’Aterno e Claudio se ne servì come posizione chiave per allacciare due grandi arterie romane: la Claudio nova e la Poplica Campana.

La Claudio nova, partendo da Roma, entrava nel territorio dei Vestini e si biforcava più volte nella valle dell’Aterno. La Poplica Campana, invece, univa Peltuinum ad Alba Fucens e di lì in Campania.

Il tracciato, che portava dal ponte di Campana fino alle Rocche, è evidente ancora nei resti dei muri campestri lungo la base di colle Prutto e nella pavimentazione che si incontra ripulita dalle piogge.

Superato il ponte, per una via secondaria tra i boschi, la valle dell’Olmo, si ricongiungeva presso Fruntenias (Fontavignone), con la seconda via romana, la Poplica Campana che, dall’alto piano delle Rocche, portava ad Alba Fucens.

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Nell’angusta valle di Acciano, sebbene lunga soltanto undici miglia, restano i 12  splendidi ponti romani voluti da Claudio, di cui quello di Campana fu il primogenito.

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In origine era composto da quattro arcate a tutto sesto e tre taglia-acque; era lungo 130 palmi (un palmo = cm 7,62) e largo poco meno di 12 tra i parapetti laterali; a metà ponte, nella parte superiore c’erano due edicole affrescate,coperte da un piccolo tetto.

I costruttori del ponte lo hanno fatto “ad perpetuitatem”, usando un doppio metodo: con una calcina fluida stringevano migliaia e migliaia di sassolini per formare un solo masso, impermeabile all’acqua e non facilmente frantumabile; davano ai macigni forme geometriche diverse e le combinavano a secco, senza nessun mezzo se non la connessione, e ciò non permetteva ai massi di muoversi ne’ di poter essere divelti.

Per 18 secoli, fino al 1834, il ponte si è mantenuto nella sua stabilità e nelle sue forme con i tabernacoli al centro, coperti a caratteristica tettoia, con immagini di santi affrescate a mo’ di torre.

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Non si hanno documenti che attestino la situazione nel corso dei secoli, fino a quando, in pieno Ottocento, si hanno notizie di rimaneggiamenti: alle quattro arcate a tutto sesto ne furono aggiunte altre due, una sull’argine destro e un’altra su quella di sinistra di m. 3,60 ciascuna. La copertura del tetto fu allargata di due metri di larghezza e un metro di altezza, sia per dare rifugio in caso di pioggia che per consentire il transito delle vetture cariche di prodotti della campagna.

In tempi più vicini a noi, la parte superiore del ponte è stata rimaneggiata, le edicole ricoperte di cemento, il tetto abbattuto per consentire il passaggio delle trebbiatrici.

Durante la seconda guerra Mondiale una bomba, sganciata dagli alleati, sfiorò il Ponte Romano di Campana e colpì la casa adiacente verso la ferrovia, distruggendola. L’ordigno era indirizzato alla galleria, dentro cui i tedeschi avevano nascosto armi e munizioni.

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Il nome del borgo di Campana, sorto accanto al fiume Aterno, le cui prime notizie documentate risalgono all’anno Mille, potrebbe risalire alla presenza di un ceppo miliario posto vicino al ponte, con su scritto il nome della strada; si ipotizza che l’usura e l’erosione del tempo possano aver cancellato dalla scritta Poplica Campana la prima parola, lasciando visibile solo la seconda, Campana, appunto.