Le estetiste al collasso: “Annullate le tasse per salvarci”

Covid 19 e centri estetici al collasso: le estetiste non ci stanno. "Così facendo scomparirà una categoria, a poche ore dalla chiusura avevamo pagato i contributi. Adesso annullate le tasse".

“Il 16 novembre abbiamo pagato i contributi mettendoci in regola con lo Stato, quello Stato che nemmeno 24 ore dopo ci ha imposto la chiusura. Noi estetiste usciamo con le ossa rotte da questa situazione”.

A parlare è Tamara Frasca, onicotecnica aquilana, proprietaria di un nail center in città che, come le sue colleghe, ha dovuto abbassare la saracinesca dopo il passaggio dell’Abruzzo da zona arancione a rossa, a causa dell’impennata dei contagi da Covid 19.

Estetiste chiuse: “Covid o meno, la professionalità costa”

Arrabbiata ma soprattutto delusa, come spiega al Capoluogo, “Da un Governo che ci ha dimenticati, dandoci delle specie di pezze d’appoggio che a malapena hanno coperto le spese sostenute con la prima chiusura. Sono una persona corretta che non si è mai tirata indietro: ho pagato tutto quello che c’è da pagare, oggi metto mano ai risparmi ma, da parte di chi ci amministra, ci vorrebbe una tutela maggiore”.

tamara frasca

Il settore delle estetiste e onicotecniche sta vivendo un momento drammatico: le attività sono chiuse e le spese ci sono, tutti i giorni.

Alle utenze e agli affitti che non sono stati sospesi, si sono aggiunti una serie di contributi che hanno versato il 16 novembre, praticamente poche ore prima della chiusura.

“Le spese sostenute ad esempio per sanificare o per le protezioni rientrano comunque nel primo lavoro: anche prima del Covid 19 in un lavoro come il mio, l’igiene e la pulizia erano fondamentali”, chiarisce Tamara.

“Una sicurezza per me e per le clienti. Non è quello a pesare ma tutto il contorno. Sappiamo benissimo perchè abbiano deciso di lasciare aperti i parrucchieri: non sono più bravi o più puliti ma semplicemente più numerosi e la chiusura comporterebbe ad altre richieste e sussidi”.

“Non possono pretendere che io mi metta in regola con le tasse senza lavorare o che stia ferma e zitta in attesa dei soldi promessi che arrivano dopo mesi. Io voglio solo lavorare e pagare quello che devo. Praticamente da mesi si lavora per risparmiare in vista di eventuali nuove chiusure. Quanto possiamo andare avanti così?”

“Sono fortunata che sono sola e non ho dipendenti, ma a casa ho un marito e un figlio e un’entrata costante in più sicuramente aiuta nel menage familiare. Non ho nulla contro i parrucchieri ma il Governo deve spiegare perché loro possono rimanere aperti e noi centri estetici no. Eppure da sempre parrucchieri ed estetisti vanno a braccetto in Italia”.

“Mi rifiuto di piegarmi e lavorare in nero. Io voglio stare a posto con la coscienza e soprattutto non voglio correre rischi per me e per la mia famiglia. Aspetterò come tutti per riaprire, ma deve succedere presto”.

Adesso, per Tamara, così come per le altre colleghe, “L’unico ‘ristoro’ reale sarebbe non farci pagare le prossime tasse e non chiederle dopo. Un anno bianco che consentirebbe a tutte noi estetiste di ripartire”.

Dello stesso avviso anche Roberta Anzaldi, estetista aquilana, titolare del centro estetico a San Demetrio Nè Vestini, “Le stanze di Giunone”.

Roberta, durante il lockdown di marzo si è reinventata avviando una produzione di mascherine essendo anche una sarta e stilista di abiti da cerimonia. Oggi, davanti all’ennesima chiusura, come tutte le colleghe, teme per il futuro.

Fase 2, Roberta Anzaldi: dall’estetica alle mascherine per ripartire

“Siamo davanti a una seconda forzatura – spiega Roberta al Capoluogo – l’ennesima violazione della dignità del lavoro di noi estetiste. Ai soldi spesi per mettersi in regola, adesso la pioggia di tasse e contributi in scadenza. Come facciamo? In altre città le colleghe stanno protestando, è il momento di farci sentire”.

Roberta Anzaldi

“La nostra priorità adesso è la sospensione senza restituzione in futuro delle tasse e dei contributi. Molte di noi stanno ancora pagando le spese dell’altra chiusura. Da maggio a oggi noi non abbiamo lavorato quasi nulla e le entrate sono servite a mettere una toppa al vecchio”.

“Il vero ristoro sarebbe annullare le tasse, solo questo. Sperando che finisca presto questo momento e che si possa tornare a lavorare con serenità”. 

Le chiusure in concomitanza con la scadenza delle tasse e dei contributi da pagare, per un settore come quello delle estetiste portano con sé lo spettro del lavoro nero.

“Questa la vera minaccia – dice al Capoluogo un’estetista che ha scelto di restare anonima -. Non voglio lavorare in nero, non voglio andare a casa della gente rischiando anche di contrarre il virus, ma se il 3 non mi fanno riaprire sarò costretta. Ho un mutuo acceso per alcuni macchinari nuovi, indispensabili per stare al passo. Ho chiesto un finanziamento in più per riaprire a maggio e mettermi in regola con le sanificazioni, non ho una cava di denaro e ho appena pagato i contributi: IO DEVO LAVORARE!”.

“Dove pensano che io possa prendere i soldi? Quando lavoravo sotto padrone ed ero un’estetista alle prime armi, venivo pagata a percentuale, 5 euro su ogni ceretta, 7 su un pedicure, 400 euro di rimborso spese. So bene che per molte giovani ragazze che approcciano a questo mestiere è ancora così. Come pensano che io possa aver messo qualcosa da parte negli anni, quando a malapena andavi in pari tra entrate e uscite?”.

Non sono una negazionista del Covid – dice un’altra estetista aquilana – so bene l’importanza, la gravità e la priorità dell’emergenza sanitaria ma io così rischio di chiudere. Sarà un bagno di sangue per tantissime categorie, me compresa”.

Come le altre colleghe, anche l’onicotecnica Francesca Grieco si era messa in regola con i pagamenti da pochi giorni.

Francesca Grieco

“Sono una mamma sperata, il mio ex marito abita in un’altra città, vivo sola con un bambino piccolo – spiega al Capoluogo – ho l’affitto di casa e della stanza del negozio. Mia madre mi aiuta, come può, ma ho spese costanti: per lavoro ho dovuto scegliere per il mio bambino una scuola materna privata, che me lo tenesse almeno fino alle 17. La retta continuo a pagarla, così come tutte le utenze e i canoni”.

“È una continuazione: Ll tasse, i fornitori, gli igienizzanti, centinaia di euro di spese per mettersi in linea e poter riaprire a maggio. Oggi, che ho finito di coprire le uscite vecchie da marzo in poi, mi mettono a casa di nuovo: una follia!”.

“Lavoriamo, nel mio settore in un rapporto di 1 a 1 in un contesto che da sempre è votato alla pulizia e all’igiene: ho messo anche un separatore in plexiglass, voglio solo lavorare e vivere con dignità”.

“La sospensione è solo la caramella dopo la medicina e prima della purga. Non abbiamo bisogno di aiutini ma sgravi contributivi e fiscali, seri, sostegni e aiuti finanziari. Non sospendere, ma annullare, non è colpa nostra se c’è una pandemia e non possiamo rimetterci, rischiando di vedere andare in fumo anni di sacrifici, di corsi di formazione e aggiornamento”.

“Ci chiudono sotto Natale, un periodo ricco e positivo per noi: le donne si fanno le unghie, è un servizio che si regala volentieri alle amiche… Si lavora tanto, così rischiamo di chiudere l’anno e cominciarlo a zero. Chi ci governa oltre a pretendere le tasse, deve garantirci adesso una tutela completa e reale che ci consentirà di tornare a guardare il futuro con serenità”, conclude.