Emergenza Covid 19, l’Abruzzo perde l’8% del PIL

L'impatto dell'emergenza Covid 19 sull'economia in Abruzzo nel documento presentato dalla Banca d'Italia.

“L’economia dell’Abruzzo –Aggiornamento congiunturale”, il documento della Banca d’Italia sull’impatto dell’emergenza Covid 19 sull’economia regionale.

La crisi globale innescata all’inizio del 2020 dalla pandemia di Covid 19 ha determinato anche in Abruzzo un forte peggioramento del quadro congiunturale. È quanto emerge dal documento “L’economia dell’Abruzzo – Aggiornamento congiunturale” presentato oggi dalla Banca d’Italia. Secondo le ultime previsioni elaborate dalla Svimez, nel complesso dell’anno il prodotto interno lordo della regione dovrebbe ridursi di oltre l’8 per cento, un calo in linea con quello previsto per l’intero Mezzogiorno.

In presenza di forti limitazioni alle attività economiche, i livelli produttivi si sono marcatamente contratti nel primo semestre. Nei mesi estivi, in linea con le tendenze nazionali, sono emersi segnali di un significativo recupero. Rimane tuttavia elevata l’incertezza sulle prospettive a breve termine, in particolare nel settore dei servizi. Il sondaggio della Banca d’Italia condotto tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre su un campione di imprese industriali abruzzesi ha mostrato un diffuso calo delle vendite nel complesso dei primi nove mesi dell’anno e un ulteriore indebolimento dell’attività di investimento. Le esportazioni si sono fortemente contratte (-16,3 per cento), riflettendo soprattutto il calo delle vendite all’estero di veicoli commerciali, il principale prodotto di specializzazione della manifattura regionale.

Per i prossimi mesi le aspettative degli imprenditori rimangono improntate alla cautela, anche se sono lievemente prevalse tra gli intervistati le indicazioni di un possibile consolidamento della ripresa delle vendite.

Le ripercussioni dell’emergenza sanitaria sul terziario sono state nel complesso più marcate, per effetto della forte contrazione dei consumi e delle restrizioni alla mobilità delle persone. Nel turismo il calo senza precedenti degli arrivi e delle presenze riscontrato fino a giugno si è solo parzialmente attenuato nei due mesi successivi. Anche nel settore dei trasporti e nell’edilizia la ripresa dell’attività lavorativa osservata a partire dal mese di maggio è stata incompleta.

Il quadro occupazionale, già debole nel 2019, è ulteriormente peggiorato con l’inizio della pandemia(-2,3%il calo degli occupatinel primo semestre del 2020, a fronte del -1,7%in Italia); gli effetti più marcati hanno riguardato i lavoratori con contratto a termine. In particolare, tra i dipendenti nel settore privato sono diminuite le assunzioni nette tra i giovani, tipicamente inquadrati in posizioni meno stabili, e le donne, per effetto della maggiore incidenza della crisi nel settore dei servizi, dove è più rilevante la presenza femminile. Il calo del numero delle persone in cerca di occupazione si è riflesso in unadiminuzione della partecipazione al mercato del lavoro e del tasso di disoccupazione. Il ricorso agli strumenti di integrazione salariale, agevolato dalle misure governative di sostegno dell’occupazione, ha raggiunto livelli mai registrati prima della pandemia; i redditi delle famiglie sono stati sostenuti anche dall’accresciuto utilizzo delle diverse misure di contrasto alla povertà.

Nel mercato del credito, il forte incremento della domanda di fondi da parte delle imprese è stato soddisfatto anche grazieal miglioramento delle condizioni di offerta, favorito dalle garanzie pubbliche sui nuovi finanziamenti e dalle misure espansive di politica monetaria. Il credito alle piccole imprese, ancora in flessione a marzo, è tornato a crescere a ritmi sostenuti a partire dai mesi estivi(+4,9% a giugno); il calo dei prestiti alle grandi imprese, da ricondurre principalmente a specifiche operazioni di riduzione dell’indebitamento di alcune aziende, si è progressivamente attenuato. I finanziamenti alle famiglie hannosensibilmente rallentato(dal 2,9% di dicembre 2019 allo 0,6% di giugno), prevalentemente a causa della brusca frenata del credito al consumo; il marcato calo delle compravendite di immobili ha determinato un indebolimento della domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni. La qualità del credito è rimasta nel complesso stabile, anche grazie alle misure governative di sostegno al credito e all’utilizzo della flessibilità insita nelle regole sulla classificazione dei prestiti. La raccolta bancaria è stata alimentata dalla crescita dei depositi(+5,8% a giugno), sospinta anche dalla maggiore propensione al risparmio a scopo precauzionale. L’ammontare dei titoli detenuti a custodia presso le banche, espresso ai valori di mercato, è lievemente diminuito alla fine del primo semestre.