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IVA e contributi… e io pago!

16 novembre: f24 per i contributi e Iva mensile da pagare. Soldi, ristori e sgravi... tante e solo chiacchiere. Gli imprenditori continuano ad essere abbandonati.

Soldi, soldi, soldi… ogni telegiornale ormai descrive la quantità di soldi che dovrebbero già transitare nelle nostre tasche. Dpcm, Decreto Ristori, lockdown e zone gialle, arancioni o rosse. E l’IVA?

‘Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia’, non è solo la formula della proprietà commutativa, ma anche la nuova realtà che chiude le porte alle ultime speranze dei piccoli imprenditori. Ora alle prese anche con l’IVA. Affitti, bollette, stipendi e merce come ogni mese: in più gravati dalle solite incombenze fiscali e contributive.

La comunicazione istituzionale racconta di sgravi fiscali, di tasse e contributi sospesi. Con il primo Decreto Ristori annunciato dal Governo – seguito subito dal Decreto Bis – si parla di quasi 800 milioni di euro, tra imposte e contributi, che non saranno versati a novembre. Versamenti posticipati al 2021. Sospensioni fiscali che riguardano le zone rosse e arancioni.

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Questa, almeno, è la versione ufficiale fornita dalla comunicazione istituzionale. Si parte dalle conferenze stampa del premier Conte, si arriva agli articoli che illustrano le misure dopo i documenti governativi. Quindi, ogni piccolo imprenditore cerca di capire come dovrà comportarsi e quali pagamenti potrà posticipare – in questo delicato momento economico – con l’aiuto del proprio commercialista.

Ed è qui che arriva la sorpresa, a smentire la comunicazione istituzionale.

“È un pianto amaro. Ci ritroviamo a pagare l’IVA e il peso soffocante dei contributi da versare”. Tutto normale in Italia, se non si fossero perse settimane o addirittura mesi di ricavi. Prima il lockdown, poi le spese per essere a norma per la riapertura, poi ancora le nuove chiusure, le sanificazioni al primo caso Covid incontrato. Ora un nuovo lockdown, anche se non ufficiale.

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“Dove dovremmo prendere i soldi per far fronte a queste spese, sospese solo di fatto?”, è l’urlo di una categoria dimenticata e in enorme difficoltà.

I ristori, al momento, sono sulla parola. Quella non manca. Di contro le casse degli imprenditori continuano a svuotarsi, con inevitabili conseguenze per l’intero indotto che dall’imprenditoria parte e si sviluppa.

Ed ecco che il piccolo imprenditore di turno si trova ad arrabattarsi, in qualche modo – con sacrifici, originalità e pazienza – per tentare, quantomeno, di pagare l’IVA. Una preoccupazione alla volta. Pensiamo a versare l’IVA, poi si penserà agli stipendi dei dipendenti, all’affitto delle strutture occupate, alle spese di bollette e versamenti da fare. Infine, forse, si avrà anche il tempo di pensare agli incassi dimezzati negli ultimi mesi. Quando non ci sarà neanche più la forza per lamentarsi.

Mentre sparisce la speranza di uno Stato, per gli imprenditori non spariscono le spese, che affrontano consapevoli di non avere una bacchetta magica per ritrovare quella liquidità andata persa fin dal primo lockdown.

La soluzione, per preservare una categoria e tutelarne i diritti, sembra essere soltanto una: sospendere totalmente le tasse. Tutte, senza IVA che tenga. Fino a quando? Fino a quando sarà necessario. Con il Covid è morta e continua a morire tantissima gente e rischia di morire – sotto i lancinanti pesi fiscali – anche un intero mondo produttivo, che ha contribuito per anni a far crescere quello Stato oggi lontano. Perso.