Bruno Vespa: “Troppa gente al Pronto Soccorso perchè il medico di base è latitante”

"Troppi medici di base sono latitanti": il giornalista aquilano Bruno Vespa torna sul ruolo dei medici di base nell'era Covid19.

“Troppi medici di base sono latitanti”: Bruno Vespa, dalle colonne del Messaggero, torna sul ruolo dei medici di base in questo periodo pandemico.

Il giornalista aquilano, conduttore di Porta a Porta, aveva già nei giorni scorsi lanciato l’allarme sui medici di base “latitanti”. Ospite del programma di Bianca Berlinguer Carta Bianca, aveva dichiarato:

“Se tutti i medici di base facessero fino in fondo il loro lavoro, molte persone resterebbero a casa, verrebbero tranquillizzate e sarebbero curate al telefono senza il bisogno di affollare i pronto soccorso”.

E oggi, in un intervento pubblicato dal Messaggero, rincara la dose:

” Tanta, troppa gente si presenta al pronto soccorso perché il medico di base è latitante”

La presa di posizione di Bruno Vespa è stata nei giorni scorsi aspramente contestata da Vito Albano, medico aquilano, segretario provinciale della Federazione italiana medici di medicina generale e per 10 anni presidente dell’Ordine provinciale dei medici.

“L’ho sentita in una trasmissione apprezzare i medici di famiglia americani che vanno a visitare i positivi con una semplice mascherina tenendosi alla distanza di sicurezza di 5 metri. Mentre Lei apprezzava questo comportamento io al contrario mi sono chiesto: che ci sono andati a fare? che senso ha visitare una persona a 5 metri di distanza? Basterebbe una videochiamata. Chi di noi è andato a casa dei pazienti positivi (si, Le sembrerà strano ma qualcuno ci è andato) non si è tenuto a distanza, si è avvicinato, li ha toccati e li ha visitati. Non voglio negare che anche fra i medici di famiglia possa esistere qualche ‘mela marcia’, come d’altro canto in tutte le categorie, ma se lei ne ha contezza, faccia nome e cognome e saremo noi i primi a condannarli. Presenti dati di fatto, senza trincerarsi dietro accuse generiche difficilmente confutabili, senza gettare discredito e fango sulla professionalità di un’intera categoria: non lo meritiamo dottor Vespa! E non lo merita nessun Medico Italiano”.

È proprio a Vito Albano che risponde Vespa nel suo intervento sul Messaggero

“Lei non è tenuto a conoscere la mia attività professionale. Ma nessuno- dico nessuno- della enorme quantità di medici che ho incrociato in cinquant’anni si è mai permesso di accusarmi di “campagne denigratorie e infamanti”. Mai. Io registro i fatti. Nel mio ultimo libro ho ripercorso di persona la via crucis della Bergamasca, sono entrato negli ospedali, nelle terapie intensive, nelle case di riposo. E so quanto straordinario sia stato il lavoro dei suoi colleghi nella prima ondata del virus e quanto lo sia nella seconda. Ma accade una cosa gravissima. Tanta, troppa gente si presenta al pronto soccorso perché il medico di base è latitante. Un suo generoso collega- medico di base nella Bergamasca- che va a fare visite domiciliari perfino in Piemonte e che abbiamo ospitato la settimana scorsa, ci ha detto che nessuno dei suoi pazienti è morto e tutti sono stati curati per evitare quasi sempre il ricovero. Ha aggiunto che tanti suoi colleghi non sono più giovani e non se la sentono di affrontare questa emergenza oltre un certo limite”

Si tratta senza dubbio di un tema caldo che appensantisce ancora di più il clima in questo periodo. Già nei giorni scorsi, Il Capoluogo aveva raccolto la testimonianza di un medico di base che chiedeva di non cercare nella sua categoria un caprio espiatorio

Il dibattito non finirà qui: martedì prossimo sarà ospite di Porta a Porta Silvestro Scotti, segretario nazionale dei medici di base.