Covid 19 L’Aquila, la denuncia: “A 72 anni, abbandonato per un giorno al freddo in una tenda”

I primi sintomi, non solo da Covid 19: prima il dolore a un piede, poi una colica renale. Quindi la chiamata al 118, "non ci sono ambulanze disponibili". In ospedale l'emergenza continua: "Per ore ed ore gettato in una tenda".

L’AQUILA – I primi sintomi, non solo da Covid 19: prima il dolore a un piede, poi una colica renale. Quindi la chiamata al 118, “non ci sono ambulanze disponibili”, la risposta. Parte la corsa in ospedale e l’emergenza continua: “Per ore ed ore gettato in una tenda, senza alcuna attenzione”.

“Non c’è ossigeno, né ci sono ambulanze. Capisco che stiamo attraversando una situazione d’emergenza, ma cosa deve fare un anziano, o chi si ritrova ad aiutare un anziano, per difendere il diritto alla salute propria e altrui?“. Cronaca di una storia, quella di un signore 72enne positivo al Covid 19, “lasciato solo in una tenda, al freddo, senza un briciolo di attenzione, figuriamoci una cura“.

La denuncia, “Quale sanità nell’emergenza?”

“Mio zio – ci racconta un lettore aquilano – ha accusato una colica renale due settimane fa. Aveva da giorni sintomi riconducibili al Covid 19, dopo aver avuto contatti con un caso positivo in famiglia. Essendosi sentito male di notte ha chiamato un’ambulanza, ma gli è stato riferito che nessuna ambulanza fosse disponibile in quel momento. ‘Forse domani mattina’ è stata la risposta del centralino. Così è stata sua figlia ad accompagnarlo, nonostante fossero tutti bloccati in condizione di quarantena”.

Una volta arrivato al San Salvatore, “mio zio è stato fatto entrare nella tenda del pre-triage, dove è rimasto per due ore e mezzo, da solo. Era l’una della notte ed era freddo. Quando arriva la dottoressa gli viene somministrato un antidolorifico. Passano altre due ore e mio zio continua ad urlare per il dolore. Intanto gli viene effettuato il tampone, che risulta positivo. Quindi viene sottoposto ad una Tac, dalla quale risulta affetto da bronchite. Nuovo antidolorifico e viene di nuovo confinato nella tenda, con altri tre pazienti anziani, attaccati all’ossigeno. È rimasto lì fino al pomeriggio del giorno successivo”.

“Mentre era lì, ad attendere che qualcuno provvedesse a lui, si è ritrovato anche ad aiutare un altro anziano, che non riusciva a mangiare avendo l’ossigeno attaccato. Inutile chiedere collaborazione agli infermieri, rispondono in maniera scortese e quasi aggressiva. Capiamo che siano sotto stress, ma cosa c’entrano i pazienti in difficoltà? Chi li aiuta? Questa è l’organizzazione della Sanità in tempi d’emergenza?”.

Alle 16,30 del pomeriggio è stato dimesso. “Mi chiedo che fine abbia fatto l’assistenza, in un momento delicato come questo. Io mi ritrovo – ci spiega il lettore – a prendermi cura di mio zio e di mia madre. Mia madre ha problemi di ossigenazione, ha la saturazione bassa, ma girare tutte le farmacie per trovare bombole dell’ossigeno non serve a nulla. Perché non ci sono più neanche quelle. Addirittura ora il medico di base si rifiuta di fare la ricetta per le bombole d’ossigeno…a causa della non disponibilità delle stesse. A che punto siamo arrivati? Non si può assistere, in silenzio, alla morte delle persone e al sacrificio delle fasce più a rischio. Denunciamo! Facciamolo per tutelare la salute di tutti!”.