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Covid 19, sanità in emergenza: “Non prendetevela con i medici di famiglia”

Covid 19 e polemiche, nel mirino anche i medici di famiglia. La categoria non ci sta: "Inutile trovare un colpevole in questa emergenza. Ci ritroviamo a seguire moltissimi pazienti a distanza".

La seconda ondata da Covid 19 ha gettato la sanità nel caos. In tanti danno la colpa, anche, ai medici di famiglia, che però alzano la voce: “Lanciare accuse non aiuta, non siamo i responsabili dei problemi della Sanità”.

Le polemiche legate ai ritardi nei tamponi, ai tracciamenti saltati e a una Sanità in grande difficoltà non si placano. E hanno investito, inevitabilmente, anche la categoria dei medici di medicina generale, conosciuti comunemente come medici di famiglia. Al Capoluogo la risposta di una categoria, in questo momento, oggetto di più di qualche critica, nella parole del dottor Giancarlo Rossetti, medico di Medicina Generale, da sempre impegnato anche in campo associazionistico.

“Continua a tutti i livelli: politico, tecnico e sui social la ricerca spasmodica di un capro espiatorio – meglio se sia un medico di medicina generale – a cui attribuire la responsabilità di una situazione sanitaria locale se non al collasso in grandissima sofferenza. Sia sul versante ospedaliero sia su quello territoriale. Tale inutile ricerca, oltre a non portare a nessuna soluzione ai gravi problemi in essere, contribuisce solo a incrinare ancor più i rapporti fra tutti gli operatori nella sanità e fra gli operatori e la dirigenza aziendale, in un momento che definire delicato è dire poco”.

I problemi di oggi – e a dirlo non sono solo i Medici di Medicina Generale – sono in realtà anche il frutto di decisioni e provvedimenti assunti in passato, le cui conseguenze si fanno sentire oggi più che mai, nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria ancora lontana dalla fine.

“È dal 6 marzo 2007, con l’Accordo per il Piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Abruzzo, che si è proceduto costantemente, fino all’inizio del 2020 alla riduzione dei posti letto ospedalieri, alla riduzione del personale medico e non, al mancato rimpiazzo delle unità lavorative andate in pensione, anche anticipata, al taglio degli emolumenti per la medicina territoriale e al blocco degli incentivi per le assunzioni del personale di studio. Queste, del resto, erano le disposizioni”.

“Oggi il personale ospedaliero, medico e non medico, dovrebbe sopperire alle esigenze della pandemia con i mezzi del periodo pre COVID 19, per trattare sia le patologie pre pandemia, che l‘ondata dei pazienti affetti da patologia COVID 19, conclamata o comunque ritenuta tale. Le stesse problematiche si riflettono ed interessano la medicina territoriale ed in particolare i medici di assistenza primaria, che oltre a fronteggiare le normali patologie stagionali e non, oltre a dover seguire i cronici, i fragili, i pazienti a domicilio, devono far fronte alle patologie COVID correlate“.

La pandemia in corso ha aumentato, inevitabilmente, la mole di lavoro dei medici di famiglia.

Le visite non sono possibili, ma ci sono: consigli telefonici da dare, pauci sintomatici da seguire anche se a domicilio, magari anche solo per telefono, controlli e monitoraggi sullo stato di salute dei pazienti Covid dimessi, da eseguire assieme ai colleghi delle USCAUna lunga lista di mansioni aggiuntive, di cui nessuno parla.

Ed ecco che, allora, le difficoltà arrivano anche dentro quegli ambulatori medici. Pur senza che entrino più pazienti all’interno, per la vigente normativa anti-Covid 19.

Quali le possibili soluzioni?

“La prima speranza – spiega il dottor Giancarlo Rossetti – è che non si tardi ad intervenire e che non si perda tempo in sterili discussioni. Possibili soluzioni ci sono: a partire dall’utilizzazione di tutte le possibili fonti di finanziamento per l’assunzione di personale medico e paramedico per le strutture ospedaliere. Si potrebbe, inoltre, aumentare il numero delle USCA: ipotesi, questa, utile per la presa in carico coordinata, assieme ai medici di assistenza primaria, dei pazienti Covid positivi sul territorio di competenza. Basti pensare che si parla di numeri importati: alla data del 7 novembre i pazienti in isolamento domiciliare erano circa 8500 su base regionale“.

Non solo, però. “Assicurare anche per la medicina di base, con i vari finanziamenti previsti per l’anno 2020 e per l’anno 2021, e ce ne sono molti, la fornitura di personale infermieristico e non. Parimenti la possibilità di formare nuove aggregazioni, h12 o h24, di medici di medicina generale. E ancora fornire, finalmente, quei DPI ai medici, così come previsto dalla Legge di conversione 24/04/2020 n. 27 – conclude il dottor Rossetti – rafforzare il sistema di tracciamento dei casi, grazie ad una diagnostica più rapida e precoce e individuare e organizzare HOTEL Covid – dedicati”.