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Oggi Covid19, ieri Spagnola: quante analogie a cento anni di distanza

Dai sintomi al negazionismo, passando per le chiusure e per le immancabili mascherine. 102 anni fa l'epidemia di Spagnola devastò il mondo come quest'anno sta facendo il Covid19.

Oggi, Covid-19. Ieri, influenza spagnola.

Proprio nei giorni in cui l’annuncio del vaccino contro il Covid-19 da parte della multinazionale farmaceutica Pfizer (“efficacia straordinaria”, secondo il noto immunologo americano Anthony Fauci) ha lasciato intravedere una piccola luce in fondo al tunnel creato ormai già da diversi mesi dalla pandemia in corso, riavvolgiamo il nastro della storia di ben 102 anni e andiamo a gettare uno sguardo su ciò che accadeva in un contesto dilaniato dal più grande conflitto bellico (che proprio durante il 1918 si avviava alla sua conclusione) fino a quel momento, quando la terribile influenza spagnola scatenava tutta la sua violenza su una già stanca e provata popolazione mondiale.

Spagnola

Perchè fu chiamata Spagnola?

Il fatto è decisamente curioso. 1918, ultimo anno della “Grande Guerra”. Per evitare di far precipitare il morale collettivo l dopo gli ormai diversi e lunghi anni di estenuanti combattimenti, continue censure da parte dei diversi Stati coinvolti nel conflitto impongono il silenzio su una strana forma influenzale dalle origini alquanto oscure.

La Spagna, però, non partecipa alla guerra. La stampa comincia a riportare i fatti su quella che sarebbe diventata una terribile pandemia, compreso quello riguardante re Alfonso XIII, ammalatosi gravemente proprio a causa di quell’influenza.

Storie come quella, emerse proprio grazie all’assenza del filtro della censura, crearono una falsa ed ingannevole impressione nei contemporanei dell’epoca, i quali cominciarono pertanto a vedere la Spagna come Paese particolarmente colpito dalla malattia. Di qui, dunque, l’appellativo “spagnola”.

La Spagnola e le quattro ondate

L’influenza spagnola, la “grande influenza” del periodo 1918-1920, ha rappresentato una delle più grandi e delle più letali pandemie della storia dell’umanità. Durò dal febbraio del 1918 fino all’aprile del 1920 e contagiò circa 500 milioni di persone (circa un terzo dell’intera popolazione mondiale del tempo) nell’arco di ben 4 ondate successive (primavera 1918, autunno 1918, 1919, 1920). La prima ondata fu relativamente leggera. La seconda, invece, si rivelò essere molto più letale della prima. La terza ondata fu meno severa della seconda ma comunque molto più devastante rispetto alla prima. La quarta si verificò in aree circoscritte, includendo la città di New York, la Svizzera, la penisola scandinava ed alcune isole sudamericane.

Il bilancio delle vittime è solitamente stimato essere tra i 17 ed i 50 milioni di persone (alcuni arrivano addirittura ad ipotizzare 100 milioni). I primi riscontri si ebbero negli Stati Uniti, in Francia, in Germania e nel Regno Unito.

La Spagnola: i sintomi

La maggioranza dei contagiati, almeno inizialmente, avvertì i comuni sintomi dell’influenza: mal di testa, mal di gola, senso di debolezza, febbre. Durante la seconda ondata gli effetti furono però molto più seri, spesso resi più gravi dalla polmonite batterica, che fu spesso causa di morte. In modo simile a ciò che sta accadendo attualmente con il Covid-19, l’Italia fu uno dei Paesi europei maggiormente colpiti durante il periodo della “spagnola”, con un numero di vittime assestatesi a circa 600.000 unità e corrispondente a circa l’1,2% dell’intera popolazione dell’epoca.

La Spagnola: le vittime e la decimazione della popolazione maschile

Al contrario delle pandemie che la precedettero e di quelle che le sarebbero seguite in futuro, durante le quali furono soprattutto i bambini e gli anziani ad essere colpiti, le vittime dell’influenza spagnola si rivelarono essere solitamente adulti, specialmente maschi, tra i 20 ed i 40 anni. Evidente dunque la connessione con il conflitto bellico. Infatti, coloro che si ammalarono e che morirono furono soprattutto reduci di guerra.

Pertanto, la “Grande Guerra” e la terribile influenza spagnola assestarono entrambe un colpo durissimo alle popolazioni, causando un elevato numero di morti soprattutto tra coloro in età adatta alla procreazione. Anche in virtù di questo, negli anni successivi il regime fascista in Italia pose in essere una serie di interventi volti a sostenere la ripresa del tasso di natalità (durante il famoso Discorso dell’Ascensione, il 26 maggio 1927, Benito Mussolini, rivolgendosi alla Camera dei Deputati, dichiarò che “tutte le Nazioni e gli Imperi hanno sentito il morso della loro decadenza quando hanno visto diminuire il numero delle loro nascite”).

La Spagnola: come reagirono i Governi 100 anni fa?

Il Covid-19 ha stravolto le nostre vite, costringendoci a svariate rinunce e ad adottare stili di vita completamente diversi da quelli che avevamo nel periodo precedente alla pandemia. Ma come reagirono i governi di allora per fronteggiare gli spaventosi effetti della “spagnola”? A ben guardare, fatte le dovute proporzioni, ci accorgiamo in realtà che non molto è cambiato in termini di misure di contenimento.
Anche allora vennero introdotte misure di distanziamento sociale. Scuole, teatri e luoghi di culto furono costretti a chiudere. Il trasporto pubblico venne limitato. Raduni di massa furono proibiti.

Indossare le famose “mascherine”, divenute ormai le nostre immancabili compagne di viaggio durante questi strani tempi, divenne la normalità in alcuni Paesi, anche se, proprio in linea con ciò che accade oggi, non mancarono aspri dibattiti riguardo la loro efficacia.

Spagnola

La Spagnola : disinformazione e complottismo

Ci fu persino qualche resistenza al loro utilizzo, come dimostrato dalla formazione della Anti-Mask League di San Francisco. Ed allora come oggi, non mancarono neppure disinformazione e teorie complottiste. Addirittura, aleggiarono persino convinzioni che i tedeschi fossero dietro tutto quello, per esempio avvelenando la famosa aspirina prodotta dalla Bayer o rilasciando gas tossico dagli U-Boot.

L’influenza spagnola è stata fonte di ispirazione per diverse opere letterarie e serie televisive, tra cui spiccano il romanzo The Last Town on Earth di Thomas Mullen e la serie televisiva Downtown Abbey, ideata da Julian Fellowes, e persino per un videogioco, Vampyr, uscito nel 2018.