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Covid 19, Cialente: “L’Aquila come Milano, una guerra che si poteva evitare”

Covid 19, caos sanità: tamponi in ritardo e tracciamenti saltati. Massimo Cialente: "La nostra Asl si permette di dare i risultati al personale sanitario dopo 7 giorni. Così combattiamo il virus?"

Covid 19, record di contagi in Abruzzo, mentre i risultati dei tamponi arrivano in ritardo e i tracciamenti sono completamente saltati. Parla Massimo Cialente: “È una guerra in cui la gente muore ogni giorno. Eppure avremmo potuto salvarci”.

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“Il virus si può combattere in due modi: o facendogli pressing, o aspettando che lui ti mandi malato in ospedale. Nei casi più fortunati in terapia domiciliare”, tuona Cialente, pneumologo, già ex sindaco dell’Aquila, ascoltato dalla redazione del Capoluogo.

L’Aquila era Covid Free, ora è la nuova Milano. Testare e tracciare in tempi utili, tutti hanno capito che il virus si combatte in questo modo. Noi cosa stiamo facendo? Nessuna delle due cose“.

Covid 19, ritardo tamponi e nessun tracciamento

A far discutere, nelle ultime settimane, è soprattutto il ritardo nei risultati dei tamponi, casi che Il Capoluogo ha più volte denunciato. Spiega Cialente:

“Se vieni sottoposto a tampone e il tuo referto arriva dopo 7 giorni, in questo lasso di tempo tu – così come tutti i tuoi contatti – hai avuto modo di contagiare potenzialmente altra gente. Esci, incontri persone, lavori, continui a condurre una vita normale. Non solo: tua figlia va a scuola, tua moglie va al lavoro….È un lunghissimo giro di contatti potenzialmente pericolosi. Per questo bisogna testare in tempo reale. Inoltre, tutti i contatti della persona vanno testati a distanza di 6 giorni, non oltre“.

E il tracciamento? 

“Il tracciamento deve avvenire al massimo entro 36 ore. Un soggetto positivo deve essere contattato per effettuare il tracciamento dei contatti avuti. Tracciamento che è fondamentale, poiché lancia il primo allarme: quei soggetti entrati in contatto con un caso positivo si sottopongono a quarantena e si possono evitare, in questo modo, ulteriori rischi di contagio. I numeri, del resto, sono tutto fuorché rassicuranti. Se è vero che l’Rt dell’Abruzzo è 1.7, a L’Aquila chiaramente è molto più alto. Martedì 10 novembre il capoluogo ha fatto registrare 76 casi positivi: chi dice che domani non possiamo aspettarcene 140?“.

Covid 19, l’emergenza negli ospedali e la carenza di personale

“Non siamo nelle condizioni di affrontare un’emergenza di tale portata. Stiamo curando gente a casa con saturazione inferiore al 94%, quando le linee guida del Governo dicono chiaramente che, in casi come questi, è previsto il ricovero. Il problema? Non ci sono più posti nei nostri ospedali“.

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A pesare è soprattutto la mancanza di personale sanitario. 

“Se combatti una guerra e non hai la fanteria, parti con l’aviazione. Non c’è personale? A maggior ragione è fondamentale testare e tracciare. Non è così difficile. Ma la nostra Asl si permette, ancora oggi, di dare risposte dei tamponi a 7 giorni dal test anche allo stesso personale sanitario, che è costantemente a contatto con i pazienti ricoverati“.

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“Perché non si risponde a queste criticità coinvolgendo l’Università dell’Aquila? Si potrebbe, inoltre, verificare quanti tamponi riesce a fare Dante Labs, viste le difficoltà della Asl. Oltre a ciò, bisognerebbe capire il perché dei ritardi dei risultati dei tamponi da Pescara e Teramo. Ipotesi e possibili soluzioni attuabili in soli due giorni per provare a invertire la rotta. Nel frattempo facciamo tanti, tantissimi test rapidi, per uno screening destinato innanzitutto alla popolazione scolastica e al personale lavorativo in generale. Dopodiché, per il tracciamento non bastano 20 persone, ne devono essere predisposte ottanta. Altrimenti non cambierà nulla”.

“C’è un aspetto, poi, che sta passando inosservato. Quanto pensate riuscirà a reggere il personale ospedaliero a questa situazione di emergenza? A questo stress? Medici e infermieri si sentono tritati, non ce la fanno più. Perché si è arrivati a questo punto? Perché si è pensato a risparmiare e non a potenziare il nostro sistema sanitario? Non stiamo facendo neanche i vaccini antinfluenzali…ora partiranno e per i medici di base lo stress aumenterà: sarà impossibile fare una diagnosi differenziale fra influenza e Covid“.

Covid 19, che fine fa “l’altra” sanità

Intanto le prestazioni sanitarie differibili, non legate al Covid 19 si fermano. Restano in stand-by, chissà fino a quando. “Il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha chiuso le normali attività sanitarie. Provvedimento assunto il giorno dopo aver dichiarato ‘Va tutto bene‘. In questo momento si stanno riconvertendo i posti letto. L’Aquila si ritrova come Milano nella prima fase della pandemia. Cosa è cambiato rispetto alla scorsa primavera? Che ora sappiamo qualcosa sulle terapie contro il Covid 19. Abbiamo imparato che si deve dare l’eparina e riusciamo spesso ad evitare ricoveri perché si è abbassata notevolmente l’età media dei contagi. Ma stanno morendo persone!“.

Covid 19, “l’inutilità di un nuovo lockdown”

“Tutti stanno invocando un nuovo lockdown. Si tratta, però, di una situazione a cui ci hanno portato, ma che potevamo risparmiarci. Avremmo potuto, ad esempio, stringere una convenzione con l’Università per fare più tamponi, mettere le strutture del nostro territorio nelle condizioni di processare fino a 2mila tamponi al giorno tra L’Aquila e Avezzano. E così via. Decidere, invece, per una chiusura totale cosa risolverebbe? Tra quindici giorni di nuovo tutti fuori? E quanto tempo reggerebbe tutto ciò se non incominciamo, prima, a tracciare in tempo reale? Il problema è alla base”.