Covid 19 e la crisi del commercio: “Decreto confusionario, non capiamo nemmeno se possiamo aprire o no”

Crisi da Covid 19, uno spettro che attanaglia il commercio aquilano. "Trattati come degli invisibili, vittime di un decreto incomprensibile. Non capiamo nemmeno se possiamo stare aperti".

“Il Covid 19 non è solo una pandemia ma sta portando con se una crisi economica terribile, in cui noi, piccole partite Iva, titolari di piccole attività commerciali, siamo praticamente allo sbando, vittime non solo della situazione ma penalizzate da una serie di decreti confusi”.

Sono parole pesanti ma emblema della crisi attuale che sta vivendo il mondo del commercio a causa della pandemia da Covid 19.

A parlare al Capoluogo, una commerciante aquilana presente con la sua attività dentro una delle tante gallerie commerciali della città con un negozio di abbigliamento da donna al dettaglio e che sta vivendo, come molti suoi colleghi, lo spettro dello spopolamento conseguente all’ultimo decreto.

Se da una parte sono crollate le presenze nei centri e gallerie commerciali, dall’altra gli aquilani stanno riscoprendo il centro storico della città: da 2 settimane circa è aumentato lo struscio, tanti passeggiano tra il Corso e Piazza Duomo, complice anche il ritorno del mercato in Piazza Duomo la domenica. Nello scorso fine settimana, anche l’inaugurazione di un negozio sul Corso Stretto.

Una situazione difficile per i tanti che si sono ricollocati nei centri commerciali subito dopo il terremoto; gli affitti sono mediamente molto alti e non ci sono state in tantissimi casi sospensioni dei canoni durante i mesi di chiusura conseguenti al lockdown.

“Non cerco pubblicità – dice la commerciante al Capoluogo – in questo momento ho solo bisogno di chiarezza. Sono presente a L’Aquila con la mia attività da tantissimi anni, sono sopravvissuta al terremoto, allo spopolamento, alla crisi economica che attanaglia questo Paese da decenni e adesso, che dovremmo essere in qualche modo tutelati, ci sentiamo abbandonati dal Governo. C’è questa mancata chiarezza nel decreto per cui siamo in tanti a non sapere come comportarci”.

Qual è il primo problema? Questa commerciante ha una piccola attività al dettaglio all’interno di uno dei tanti centri e gallerie commerciali presenti in città e ancora non è ben chiaro se potrà stare aperto di sabato perchè, secondo quanto scritto nel decreto, alcuni negozi devono stare chiusi.

“Non si capisce fino in fondo se la dicitura centro commerciale, comprenda anche le gallerie e simili. Per cui alla fine, per il Suap e i vigili urbani possiamo aprire, mentre per la prefettura chiusi… Cosa devo fare? Stare aperta e rischiare una multa? Tra l’altro ti passa proprio la voglia, siamo in un contesto quasi spettrale, perchè, giustamente, la gente ha paura e non esce”.

L’altro problema è tecnico: c’è differenza tra galleria e centro commerciale: a L’Aquila L’Aquilone, il Globo e Piccinini a Bazzamo hanno la dicitura di centro commerciale, gli altri sono gallerie e nel decreto non ci sono estensioni sulla dicitura o postille.

In pratica il negozio della commerciante che si è rivolta al Capoluogo potrebbe stare aperto nel sabato perchè si trova dentro una galleria e non in un centro commerciale.

“Ovviamente, pur non lavorando, siccome non rientriamo nella categoria in sofferenza di chi lavora nei centri commerciali da quanto capito probabilmente non riceveremo nemmeno i tanto agognati ristori”.

“Dal ministero dell’Interno ci hanno già comunicato che il decreto non è chiaro e ci hanno consigliato di vedere le faq che usciranno sul sito in questi giorni”.

Non solo problemi logistici ma è tutto o quasi fermo e scarseggia anche la merce. “C’è stato uno stop anche nelle produzioni, tanti articoli non sono stati prodotti e alcuni ordini già fatti sospesi dalle case produttrici. Noi siamo già stati chiusi quasi 2 mesi, da marzo fino a maggio con utenze da pagare, fornitori, affitti e tasse”.

“Un pò abbiamo lavorato in estate e a settembre ma nulla di paragonabile a quello che doveva essere lo standard di questo periodo, siamo lontanissimi da una situazione anche di pseudo normalità”.

“Mi metto dalla parte del cliente: io non vendo beni di prima necessità ma vestiti da donna. Tantissime persone stanno lavorando da casa e quindi non c’è la necessità di vestiti nuovi. Manca non solo la necessità ma anche lo spirito per fare lo shopping e l’economia così si blocca”.

“Sento anche altri operatori anche in altre città che stanno chiudendo la giornata a zeroUn vero disastro, non credo che queste siano le disposizioni giuste per abbattere i numeri”.

“Se lo scopo è quello di abbattere il Covid deve stare tutto chiuso, non solo in parte. In questo modo ci stiamo giocando anche le feste immininesti. Non si può pensare di chiudere adesso e fare poi tra poco più di un mese ‘Natale libera tutti’.”, conclude.