Addio Gigi Proietti: gigante del teatro, intensamente legato a L’Aquila

Se ne è andato Gigi Proietti: legatissimo al teatro abruzzese, in particolare a quello dell’Aquila in cui era stato dapprima attore esordiente negli anni ‘70 e poi direttore del Teatro Stabile.

E’ morto l’attore Gigi Proietti.

Una vita sul palco: dal teatro al cinema, passando dal piccolo schermo ed entrando nelle case degli italiani, se ne è andato nel giorno del suo compleanno. Avrebbe compiuto 80 anni proprio oggi e proprio su questa data scherzava sempre: “il giorno è quello che è”,

Ricoverato da giorni in una clinica romana per accertamenti, era stato colpito ieri da un grave scompenso cardiaco. Da subito le sue condizioni erano apparse molto serie.

‘Nelle prime ore del mattino – spiega la famiglia – è venuta a mancare all’affetto della sua famiglia Gigi Proietti. Ne danno l’annuncio Sagitta, Susanna e Carlotta. Nelle prossime ore daremo comunicazione delle esequie’.

proietti e castri

Gigi Proietti sul palco con l’aquilano Roberto Castri

Gigi Proietti era legato a doppio filo a L’Aquila. Dal Maresciallo Rocca a Mandrake di «Febbre da cavallo», passando per la pubblicità del caffè e «A me gli occhi please», ha mosso i primi passi da attore proprio a L’Aquila per poi diventare direttore del Teatro Stabile dell’Aquila a cavallo fra gli anni ’80 e ’90 e ancora nel 2000,quando il Tsa si costituì come Teatro Stabile d’Abruzzo – ente teatrale regionale.

Il suo ritorno a L’Aquila nei primi giorni dopo il terremoto del 2009 fu commovente, proprio nei luoghi che aveva vissuto e che non riconosceva più, spazzati dalla furia di quella notte.

«Mamma mia, mamma mia… In quest’albergo ci ho vissuto per giorni e giorni, e soprattutto ci ho passato tante nottate. Mi vengono in mente tanti amici, tante bevute. Una in particolare che Federico Fiorenza ricorda bene, con Vittorio Gassman e Carmelo Bene». E’ un Gigi Proietti serio, colpito, commosso quello che si addentra nella città proibita. Davanti all’hotel Duca degli Abruzzi la sua flemma si scioglie, di fronte alle macerie di una struttura in cemento armato completamente accartocciata su se stessa i ricordi si affastellano e vince lo scoramento. «Ma com’è possibile? A fianco c’è una costruzione antica che ha resistito e questa è crollata?».

riportava sul Centro Paolo Di Vincenzo, il 22 aprile 2009.

Tanta ironia ma tanta profondità. Toccante e drammatico un monologo di Proietti, sul terremoto del 1915 di Avezzano

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