Una vasca sotto i Portici, 11 anni dopo

Il 2020, nonostante il grande carico di dolore che sta portando con sè a causa della pandemia di Covid19, a L'Aquila ha portato anche una attesissima riapertura: quella dei Portici.

L’Aquila, tornare a farsi una vasca sotto i portici di Corso Vittorio Emanuele, undici anni dopo.

Il 2020, nonostante il grande carico di dolore che sta portando con sè a causa della pandemia di Covid19, a L’Aquila ha portato anche una attesissima riapertura: quella dei Portici.

Una riapertura a tappe: la prima avvenuta a luglio, nel tratto tra Piazza Duomo e via delle Tre Marie, con lo storico orologio tornato a risplendere dopo 11 anni.

portici ricostruiti l'aquila

La seconda ad ottobre nel tratto che porta da via delle Tre Marie ai Quattro Cantoni: era qui la storica sede della Cassa di Risparmio, che con il suo grande portone accoglieva non solo le attività dell’ormai ex Carispaq ma anche mostre ed eventi.

portici l'aquila

Tolte le impalcature che li hanno incerottati per anni, i Portici sono stati i protagonisti indiscussi dell’estate 2020: scenario di incontri, selfie e anche qualche servizio fotografico per ricordare un giorno speciale.

portici matrimonio

Il segno tangibile di una ricostruzione che continua ad andare avanti, come piccoli pezzi che completano un puzzle. Di pezzo ne manca ancora uno, o meglio: a mancare è un cantone, il quarto.

Per poter tornare a passeggiare sotto i “Portici del liceo” di tempo ce ne vorrà ancora un po’: emblema delle difficoltà della ricostruzione pubblica in città, al bando del Provveditorato per ricostruire il Quarto Cantone hanno partecipato 40 ditte di tutta Italia. I lavori di recupero riguardano il complesso edilizio di proprietà del Convitto nazionale, della Camera di Commercio e della Provincia, comprendente gli uffici, nonché l’ex Liceo Classico e la Biblioteca, danneggiati a seguito del sisma.

Lì, fra i tubi innocenti e le piante cresciute in 11 anni, ci sono ancora i segni della potenza distruttrice del terremoto del 6 aprile 2009. Proprio al centro di quel tratto, nel Convitto Nazionale, persero la vita i giovanissimi Luigi Cellini, Marta Zelena e  Ondrey Nouzosky